Che si tratti di rischi geopolitici, potenziale bolla dell’AI o dazi, nel suo secondo Rapporto di stabilità finanziaria del 2025 Banca d’Italia ricorda che i pericoli per il Paese in questo momento vengono principalmente dall’estero.
Con una politica di bilancio prudente e banche solide, i rischi per la stabilità finanziaria dovuti a fattori interni sono contenuti, mentre sono “non trascurabili” quelli connessi con l’instabilità a livello internazionale. Secondo gli economisti di via Nazionale il rischio di correzioni improvvise è aumentato, “soprattutto qualora le valutazioni si discostassero dai fondamentali economici”.
Bolla o no?
Non è un caso se anche oggi i mercati hanno pagato i dubbi sulle valutazioni che circondano i giganti che guidano la corsa all’intelligenza artificiale. A via Nazionale non si parla apertamente di bolla speculativa, ma le differenze con l’epoca delle dotcom fanno emergere, paradossalmente, proprio i punti di più difficile lettura.
Gli attuali investimenti in tecnologia sono stati finanziati principalmente con capitale di rischio (equity), il che potrebbe mitigarne l’impatto sul sistema economico in caso di correzione “decisa”. Dall’altra parte, il private credit (un fenomeno molto più limitato in Italia, rispetto agli Usa) è cresciuto rapidamente ma soffre di opacità, rendendo ancora più difficile la valutazione dei rischi.
La situazione italiana
In Italia il quadro è stabile, anche se la crescita non decolla. Il giudizio è positivo grazie alla ripresa del credito, alla tenuta dei redditi da lavoro, alla bassa disoccupazione, alla “prudente impostazione della politica di bilancio”, al contenuto debito privato. “Le prospettive di crescita restano tuttavia contenute”, dicono da via Nazionale.
Bankitalia ricorda che rispetto ad aprile, all’epoca dell’ultimo aggiornamento sulla stabilità, il quadro macrofinanziario è rimasto stabile.
Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato a dieci anni italiani e tedeschi si è ulteriormente ridotto, portandosi su valori in linea con quelli osservati prima della crisi dei debiti sovrani del decennio scorso.
Il debito privato di famiglie e imprese è in calo, e la posizione netta sull’estero creditoria. Inoltre il valore della attività finanziarie (azioni, fondi, titoli di Stato) è aumentato nel primo semestre, mentre l’indebitamento è ai minimi storici rispetto al reddito.
E le imprese? Innanzitutto, via Nazionale segnala l’impatto limitato dei dazi sulla dinamica del credito anche nei settori più esposti agli Usa. Per quanto riguarda le aziende, la ripresa del credito trainata dalle grandi imprese, ma ci sono segnali di crescita per le piccole più solide.
Stablecoin a 320 mld di dollari
Tra i capitoli del bollettino di Bankitalia c’è quello dedicato alle stablecoin. Il rapporto sottolinea che il valore di mercato delle criptoattività ha registrato un massimo di 4.200 miliardi di dollari all’inizio di ottobre, anche se nelle ultime settimane si è registrata una marcata riduzione nel segmento unbacked, ovvero quello di crypto come Bitcoin. Il valore di mercato delle stablecoin, ancorate alle valute fiat, è di circa 320 miliardi di dollari, e quattro quinti della capitalizzazione complessiva sono riconducibili a sole due emittenti: Tether e Circle (USDC).
Bankitalia sottolinea i rischi dovuti alla possibilità di una ‘corsa ai rimborsi’ da parte degli utenti e alla liquidazione delle riserve sottostanti, ma con un focus in più: è la frammentazione del contesto regolamentare a rendere uno scenario del genere ancora più preoccupante.
Genius act americano da una parte e Micar europea dall’altra prevedono perimetri diversi per le stablecoin.
In Europa, ad esempio, c’è il divieto sugli interessi (negli Usa vale solo per le emittenti, il che lo rende aggirabile) e sulle commissioni di rimborso. L’aspetto più delicato sono gli schemi multiemittente, con stablecoin tra loro fungibili emesse da più entità con sede legale in giurisdizioni diverse e stessa denominazione commerciale. Questi schemi amplificano i rischi connessi con le asimmetrie normative Usa-Europa, determinando “potenziali ripercussioni sulla stabilità finanziaria”.
La trappola delle stablecoin secondo Banca d’Italia
Secondo Bankitalia, in caso di compresenza di emittenti europei ed extra UE (ad esempio, statunitensi), sarà proprio il maggiore livello di tutela dei detentori accordato dalla MiCAR a incentivare gli utenti non residenti nell’Unione a richiedere il rimborso dei token agli emittenti europei.
Si tratta della ‘trappola’ contro cui la stessa Christine Lagarde, presidente della Bce (pienamente impegnata nella promozione del progetto Euro digitale), aveva messo in guardia, e che in Europa sembra essere stata ben compresa: in caso di corsa al riscatto per le stablecoin, gli investitori potrebbero preferire essere rimborsati con le riserve europee.
Il report continua: dal momento che anche gli utenti europei possono detenere i tokens emessi dagli emittenti extra UE, “il volume dei tokens complessivamente in circolazione nell’Unione potrebbe essere significativamente maggiore rispetto a quello dei soli token emessi dagli emittenti europei. Le riserve disponibili nella UE potrebbero non risultare sufficienti a soddisfare tutte le richieste di rimborso”.
La stessa Chiara Scotti, Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, ha parlato recentemente dei rischi relativi all’arbitraggio normativo tra giurisdizioni e alla “possibile frammentazione del sistema finanziario nel caso in cui DLT diverse o strumenti di pagamento diversi e non interoperabili si affermino sul mercato”.
