OpenAI è una delle società che suscitano maggior interesse in tutto il globo. Nonostante sia ancora in perdita e si prevede che non sarà redditizia almeno fino al 2030 sono numerosi gli investitori che puntano sull’azienda fondata da Sam Altman.
Secondo quanto riporta il Financial Times, SoftBank, Oracle e CoreWeave hanno preso in prestito circa 30 miliardi di dollari per investire nei data center di OpenAI. Altre compagnie molto esposte con la casa madre di ChatGpt sono il fondo di investimento Blue Owl Capital e la società di infrastruttura informatica Crusoe che hanno accumulato prestiti per circa 28 miliardi di dollari.
Inoltre, un gruppo di banche è in trattative per concedere altri 38 miliardi di dollari a Oracle e al costruttore di data center Vantage per finanziare nuovi siti destinati a OpenAI. L’accordo dovrebbe essere finalizzato nelle prossime settimane.
L’entità di questi prestiti aumenterà l’attenzione sui 1.400 miliardi di dollari di accordi che la società ha firmato quest’anno per procurarsi potenza di calcolo da produttori di chip e società di data center nei prossimi otto anni. Tuttavia, OpenAI ha pochi debiti nel proprio bilancio. L’azienda dispone di una linea di credito da 4 miliardi di dollari con diverse banche statunitensi, ottenuta lo scorso anno ma non ancora utilizzata.
OpenAI punta all’intelligenza artificiale generale
La startup con sede a San Francisco, che recentemente è diventata la società privata più preziosa al mondo con un valore di 500 miliardi di dollari, ritiene di aver bisogno di ancora più capitale per finanziare data center, chip e potenza di calcolo nel suo percorso verso la creazione di una ‘intelligenza artificiale generale’.
“L’infrastruttura alla base dell’AI avanzata è un’opportunità generazionale per reindustrializzare l’America”, ha dichiarato Sam Altman, Ceo di OpenAI. In questa direzione va l’accordo con Foxconn – annunciato la scorsa settimana – incentrato sul lavoro di progettazione e sulla preparazione alla produzione negli Stati Uniti della prossima generazione di hardware per infrastrutture di intelligenza artificiale. Nell’ambito di questa collaborazione, OpenAI condividerà indicazioni sulle nuove esigenze hardware emergenti nel settore dell’AI. Sebbene questo accordo iniziale non preveda impegni di acquisto o obblighi finanziari, OpenAI avrà accesso anticipato per valutare questi sistemi e l’opzione di acquistarli.
Rischio bolla AI
Gli ingenti investimenti in aziende come OpenAI o Nvidia, che ha fatto registrare l’ennesimo trimestre da record, continuano ad alimentare i timori di una possibile bolla AI che, se dovesse esplodere, potrebbe coinvolgere l’intera economia globale. I segnali in tal senso sono molti e anche Michael Burry, colui che ha previsto il crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti, è convinto che questo mercato sia destinato a sgonfiarsi e ha aperto posizioni ribassiste contro Palantir e proprio Nvidia, che probabilmente è l’emblema di questo boom dovuto all’AI.
