Nelle sue prospettive macro globali per il 2026, Kkr, una delle più grandi e famose società di investimento globali, specializzata in private equity, tratteggia per l’Eurozona uno scenario di crescita contenuta ma stabile. Il Pil reale è atteso in aumento dell’1,1% nel 2026 e dell’1,5% nel 2027, a conferma di una tenuta che sorprende se si considerano gli shock affrontati negli ultimi anni. Secondo il gruppo americano, l’economia europea ha assorbito meglio del previsto la crisi energetica, le tensioni commerciali e il ciclo di rialzi dei tassi più rapido della storia recente, dimostrando una capacità di adattamento superiore alle attese.
L’Europa come possibile ‘porto sicuro’ per gli investitori
Uno degli elementi più rilevanti evidenziati da Kkr riguarda la struttura della ricchezza delle famiglie europee. Circa il 30% degli asset finanziari è detenuto in contanti e depositi, contro appena il 6% negli Stati Uniti, con un’esposizione azionaria molto più contenuta. Questo profilo rende l’Europa potenzialmente meno vulnerabile a forti correzioni dei mercati finanziari. In un contesto di fine ciclo economico e di crescenti timori per i portafogli globali, l’Europa viene quindi indicata come un possibile fattore di diversificazione e stabilizzazione.
Il sorpasso storico dei BTP sugli OAT francesi
Tra i segnali più sorprendenti per il mercato europeo, Kkr sottolinea il ribaltamento nella percezione del rischio sovrano tra Francia e Italia. Per la prima volta in circa cinquant’anni, i titoli di Stato francesi a dieci anni scambiano con uno spread superiore rispetto ai BTP italiani. Il fatto che il debito italiano venga oggi percepito come meno rischioso di quello francese rappresenta un cambiamento profondo nelle gerarchie finanziarie europee e riflette una diversa valutazione della sostenibilità fiscale e della stabilità politica dei due Paesi.
Difesa, una priorità strutturale anche per l’Italia
La spesa per la difesa emerge come un tema di lungo periodo, indipendente dall’evoluzione del conflitto in Ucraina. Nel 2024 l’Italia ha investito 35,6 miliardi di dollari nel settore, collocandosi tra i principali Paesi Nato insieme a Francia e Germania. Kkr considera il comparto difesa come uno dei pilastri strutturali del prossimo ciclo economico europeo, sostenuto da un contesto geopolitico che rende improbabile un ritorno ai livelli di spesa del passato.
Il ritardo europeo rilevato da Kkr nei servizi finanziari cross-border
Accanto ai segnali di tenuta, il report mette in luce una debolezza strutturale dell’Unione europea: la frammentazione dei servizi finanziari transfrontalieri. Solo il 25% del commercio intra-Ue riguarda i servizi, a fronte di un peso del 42% sul consumo totale. Secondo Kkr, l’economia dei servizi europea è sottosviluppata rispetto al suo potenziale e l’incapacità di esportare servizi ad alto valore aggiunto rappresenta un limite competitivo sempre più rilevante nel confronto globale.
Energia: l’Italia penalizzata, la Spagna avvantaggiata
Sul fronte energetico, l’Italia continua a scontare un significativo svantaggio competitivo. Il Paese registra i prezzi medi all’ingrosso dell’energia elettrica più alti d’Europa. All’opposto, la Spagna viene indicata come un modello: il suo sistema energetico è ormai quasi del tutto sganciato dai combustibili fossili e garantisce alcuni dei prezzi dell’elettricità più bassi del continente, con effetti positivi sulla competitività industriale.
Per Kkr la sicurezza energetica europea passa dal Gnl
Infine, Kkr individua nel gas naturale liquefatto uno dei driver strutturali dei prossimi anni. La domanda globale di Gnl è destinata a crescere soprattutto in Asia e in Europa, mentre negli Stati Uniti la capacità di liquefazione è in forte espansione. Per l’Unione europea, che dopo il 2022 ha dovuto riorganizzare rapidamente le proprie forniture, il Gnl rappresenta un elemento chiave per rafforzare la sicurezza energetica di lungo periodo e ridurre la dipendenza da singole fonti.

