Il giorno successivo all’operazione militare statunitense in Venezuela, il presidente Donald Trump ha rilanciato l’idea di una presa di controllo americana della Groenlandia, territorio danese, sostenendo che ciò sarebbe necessario per la sicurezza degli Stati Uniti. Nello stesso momento, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che il governo comunista di Cuba si trova “in seri guai”.
Le dichiarazioni di Trump e Rubio, arrivate dopo la rimozione di Nicolás Maduro dal potere in Venezuela, indicano chiaramente che l’amministrazione statunitense intende assumere un ruolo più assertivo e dominante nell’emisfero occidentale. Con minacce appena accennate, Trump sta mettendo in allarme sia alleati sia avversari, alimentando una domanda che si sta diffondendo a livello globale: chi sarà il prossimo?
“Abbiamo bisogno della Groenlandia, senza alcun dubbio”, ha affermato Trump in un’intervista a The Atlantic, descrivendo l’isola artica, strategicamente cruciale, come “circondata da navi russe e cinesi”. Interrogato su cosa l’intervento militare in Venezuela possa significare per la Groenlandia, Trump ha risposto: “Dovranno valutarlo loro stessi. Davvero non lo so”. La Casa Bianca non ha rilasciato commenti ufficiali.
Trump e la Dottrina Monroe
Nella Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata il mese scorso, Trump ha indicato come obiettivo centrale del suo secondo mandato il ripristino della “preminenza americana nell’emisfero occidentale”.
Nel giustificare questo approccio aggressivo verso i Paesi vicini e oltre, Trump ha richiamato la Dottrina Monroe del XIX secolo, che respinge il colonialismo europeo, e il Corollario Roosevelt, utilizzato in passato dagli Stati Uniti per sostenere la secessione di Panama dalla Colombia e assicurarsi il controllo della Zona del Canale di Panama. Con una battuta, Trump ha persino scherzato dicendo che alcuni ormai chiamano quel principio la “Dottrina Don-roe”.
L’operazione notturna delle forze statunitensi a Caracas e l’intervista a The Atlantic hanno accresciuto le preoccupazioni in Danimarca, che esercita la sovranità sulla Groenlandia, un’isola vasta e ricca di risorse minerarie.
La Danimarca, uno storico alleato
La prima ministra danese Mette Frederiksen ha reagito dichiarando che Donald Trump “non ha alcun diritto di annettere” la Groenlandia, ricordando inoltre che la Danimarca garantisce già agli Stati Uniti un ampio accesso all’isola attraverso accordi di sicurezza esistenti, in quanto entrambi i Paesi sono membri della NATO. “Invito con forza gli Stati Uniti a smettere di minacciare uno storico alleato e un popolo che ha chiarito senza ambiguità di non essere in vendita”, ha affermato Frederiksen.
La Danimarca ha inoltre aderito a una dichiarazione dell’Unione Europea che ribadisce che “il diritto del popolo venezuelano a decidere il proprio futuro deve essere rispettato”, mentre Trump ha dichiarato di voler “guidare” il Venezuela e ha fatto pressioni sulla presidente ad interim Delcy Rodríguez affinché si adegui. Ulteriori tensioni sono nate dopo un post sui social pubblicato da Katie Miller, ex funzionaria dell’amministrazione Trump oggi podcaster, che mostrava una mappa della Groenlandia colorata con la bandiera statunitense e accompagnata dalla scritta: “PRESTO”.
“Ci aspettiamo il pieno rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca”, ha risposto l’ambasciatore danese a Washington, Jesper Møller Sørensen, ricordando che Miller è sposata con Stephen Miller, influente vice capo di gabinetto di Trump.
Durante la transizione presidenziale e nei primi mesi del suo ritorno alla Casa Bianca, Trump aveva già più volte sostenuto l’idea di estendere la giurisdizione statunitense sulla Groenlandia, senza escludere esplicitamente l’uso della forza militare per prenderne il controllo, nonostante si tratti del territorio di un Paese alleato.
Dopo mesi di silenzio mediatico, la questione è tornata al centro dell’attenzione quando Trump ha annunciato la nomina del governatore repubblicano della Louisiana, Jeff Landry, come inviato speciale per la Groenlandia. Landry ha dichiarato che, in questo ruolo volontario, avrebbe aiutato Trump a “rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti”.
Un duro avvertimento a Cuba
Nel frattempo, cresce la tensione anche a Cuba, alleato chiave del Venezuela, dopo un nuovo e severo avvertimento lanciato da Rubio. I rapporti tra Stati Uniti e Cuba restano tesi sin dalla rivoluzione del 1959.
Intervenendo al programma Meet the Press della NBC, Rubio ha affermato che funzionari cubani erano presenti accanto a Maduro prima della sua cattura. Secondo il segretario di Stato, erano guardie cubane – e non venezuelane – a proteggerlo. E che i cubani sarebbero stati anche responsabili dell’intelligence interna del regime, inclusi i controlli per individuare presunti traditori.
Trump ha dichiarato di considerare il governo cubano “molto simile” a quello venezuelano, definendo Cuba una “nazione in grave declino” e affermando che gli Stati Uniti vogliono aiutare il popolo cubano. Le autorità cubane hanno reagito convocando una manifestazione a sostegno del governo venezuelano e condannando l’operazione militare statunitense, avvertendo che “tutti i Paesi della regione devono restare vigili, perché la minaccia riguarda ciascuno di noi”.
Rubio, figlio di immigrati cubani ed ex senatore della Florida, ha ribadito la sua posizione storica secondo cui Cuba è una dittatura che reprime la popolazione. “Questo è il nostro emisfero. È qui che viviamo, e non permetteremo che diventi una base operativa per avversari e rivali degli Stati Uniti”, ha dichiarato.
A Cuba, cittadini come Bárbara Rodríguez, una tecnica di laboratorio biochimico di 55 anni, seguono con apprensione gli sviluppi in Venezuela. “Un’aggressione contro uno Stato sovrano può accadere ovunque”, ha detto. “Potrebbe succedere anche qui. Siamo sempre stati nel mirino”.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com
