Per la prima volta nella storia moderna, gli Stati Uniti rischiano di perdere il loro motore di crescita più elementare: più nascite che decessi. Secondo il Demographic Outlook del Congressional Budget Office (CBO), pubblicato martedì, il 2030 segnerà per gli Usa un punto di svolta destinato a cambiare in profondità l’economia e il tessuto sociale del Paese. È l’anno in cui la crescita “naturale” della popolazione americana, data dal saldo tra nascite e morti, dovrebbe azzerarsi.
“L’immigrazione netta, cioè la differenza tra chi entra negli Stati Uniti e chi li lascia, diventerà una fonte sempre più importante di crescita della popolazione nei prossimi anni, perché il calo della fertilità porterà il numero annuale dei decessi a superare quello delle nascite a partire dal 2030”, scrive il CBO. “Senza immigrazione, la popolazione inizierebbe a diminuire dal 2030”.
Da quel momento in poi, ogni nuovo abitante degli Usa arriverà dall’estero. Un traguardo demografico che finora si associava a Paesi anziani come l’Italia o il Giappone.
Il cambiamento colpisce non solo per ciò che racconta di una società americana che invecchia rapidamente, ma anche per la velocità con cui si avvicina. Solo un anno fa molte previsioni demografiche, comprese quelle dello stesso CBO, collocavano questo sorpasso tra la fine degli anni Trenta e gli anni Quaranta. Il nuovo scenario anticipa la scadenza di quasi dieci anni.
Secondo il CBO, l’accelerazione nasce da una “doppia compressione”: meno nascite e una popolazione sempre più anziana, insieme a recenti cambiamenti nelle politiche migratorie. Gli analisti hanno rivisto al ribasso il tasso di fertilità totale, ora stimato a 1,53 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione di 2,1 necessaria per mantenere stabile la popolazione. Allo stesso tempo, la generazione dei Baby Boomer raggiunge età caratterizzate da una mortalità più elevata, facendo crescere il numero annuo dei decessi negli Usa.
Il calendario si è ulteriormente ristretto dopo l’approvazione del Reconciliation Act del 2025. La legge ha aumentato i fondi per nuovi agenti dell’ICE e per i giudici dell’immigrazione, con l’obiettivo di accelerare l’esame dei casi. Il risultato, secondo il CBO, sarà una media di circa 50.000 immigrati detenuti ogni giorno fino al 2029. L’ufficio stima che queste misure porteranno a una popolazione statunitense più bassa di circa 320.000 persone entro il 2035 rispetto alle previsioni precedenti.
Le nuove proiezioni mostrano una crescita della popolazione in rallentamento costante nei prossimi trent’anni, fino ad arrivare a zero nel 2056. Per gran parte del Novecento, gli Stati Uniti crescevano a un ritmo vicino all’1% annuo. Una popolazione stabile rappresenterebbe una rottura storica rispetto a quel modello.
Le conseguenze economiche sono difficili da sottovalutare. Mentre aumenta il numero dei pensionati, si restringe la platea dei lavoratori che finanziano il welfare e assistono una popolazione sempre più anziana. Gli over 65 sono il segmento in più rapida crescita. Questo spinge verso l’alto il cosiddetto rapporto di dipendenza degli anziani. Nel 1960 c’erano circa cinque lavoratori per ogni pensionato. Oggi il rapporto si avvicina a tre a uno. Entro la metà degli anni Cinquanta, il CBO prevede un calo a circa due lavoratori per pensionato.
Questa contrazione avrà “implicazioni significative” sul bilancio federale. Gli effetti più forti ricadranno su Social Security e Medicare, sotto pressione perché si basano su una solida base di contributi salariali che una popolazione stagnante fatica a garantire.
Inoltre, poiché il PIL degli Usa dipende dal numero di lavoratori e dalla loro produttività, la fine della crescita della forza lavoro obbligherà l’economia americana a puntare quasi esclusivamente su innovazione tecnologica e intelligenza artificiale per sostenere lo sviluppo futuro. Un processo che potrebbe già essere in corso. La debole crescita dell’occupazione registrata a dicembre ha mostrato segnali di una “espansione senza posti di lavoro”, come ha osservato Diane Swonk, capo economista di KPMG, secondo quanto riportato in precedenza da Fortune.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com.

