“L’AI porterà un nuovo Rinascimento. Un evento equivalente nella storia dell’Umanità è l’invenzione della stampa. Ha reso tutti più intelligenti” afferma Yann Lecun, Chief AI Scientist di Meta. Che sia o meno troppo ottimistica questa previsione, ha sicuramente il pregio di contenere un ‘avviso ai naviganti’: l’AI è in grado di rivoluzionare tutti gli ambiti professionali, anche quelli considerati (ancora) umano-centrici.
Il Public Affairs è decisamente uno di questi. E sta per vivere un vero e proprio cambio di paradigma che coinvolgerà i professionisti, le aziende e le organizzazioni protagoniste della gestione del rapporto pubblico-privato.
Il grande pericolo della competizione uomo-macchina (intelligente), almeno in questo settore, non c’è. Perché nel Lobbying e nell’Advocacy le capacità della persona umana saranno sempre al centro della scena. Costruire relazioni di fiducia basate sulla reputazione, trasmettere alle istituzioni informazioni strategiche sul funzionamento di mercati complessi, condividere proposte di policy e i loro possibili effetti in termini di consenso e di comunicazione: le attività principali del professionista del public affairs hanno un tremendo bisogno dell’intelligenza umana. Decisiva e insostituibile.
Ma l’AI può agire (già oggi) come potente amplificatore delle sue capacità, dando vita ad una “intelligenza aumentata” in grado in pochi istanti di analizzare migliaia di pagine di proposte di legge, di calcolare i loro effetti sul bilancio di un’azienda e persino di prevedere l’esito di una votazione.
Altrettanto impattanti e innovativi sono gli effetti dell’AI sul piano della comunicazione a supporto del lobbying, perché consente ad esempio di monitorare real time il dibattito su media e social per personalizzare i messaggi di advocacy adattandoli ai profili, agli interessi e alle priorità di ciascun stakeholder. A partire dagli esponenti politici, per i quali è dominante ormai l’equazione politica uguale comunicazione.
Tutto ciò potrebbe aprire la strada ad una nuova era, quella del ‘super’ Public Affairs. Un’era nella quale l’AI supporta e legittima (finalmente) la dimensione strategica del Public Affairs, offrendo a questa professione la chance di raggiungere il livello più alto di managerializzazione. In particolare, grazie all’AI può nascere nei prossimi anni un Public Affairs basato su evidenze concrete (e non più su supposizioni da divano), misurabile nei suoi effetti, tracciabile nelle azioni e nei risultati, proattivo fino al punto di diventare predittivo.
Dall’applicazione dell’Intelligenza Artificiale generativa a quella umana, infine, può nascere un Public Affairs più ‘democratico’. Grazie all’AI infatti piccole aziende, organizzazioni di minori dimensioni e movimenti civici possono avere a disposizione informazioni e analisi analoghe a quelle dei big player. E possono così provare finalmente a giocare la partita della rappresentanza dei propri interessi, a cui prima erano semplicemente costretti a rinunciare.
Francesco Delzio è Condirettore Executive Master in Lobby, Relazioni istituzionali e Human Capital Luiss Business School
