Con le sue risorse strategiche come cobalto, coltan, rame, diamanti, oro, litio e terre rare – materiali indispensabili per le tecnologie moderne – il Congo è tornato al centro dell’attenzione internazionale. In particolare, di quella statunitense, che ne identifica un patrimonio minerario di valore globale. Non a caso è oggi uno dei simboli più evidenti della competizione geopolitica e degli interessi economici che si concentrano sull’Africa. Secondo stime, il valore totale di queste risorse minerarie è stimato in 24 mila miliardi di dollari.
Il caso KoBold Metals
Uno dei segnali più evidenti dell’interesse americano per il Congo è KoBold Metals, società mineraria sostenuta da Bill Gates. L’azienda opera in un contesto favorito dagli “Accordi di Washington”, promossi dall’amministrazione Trump e firmati lo scorso 4 dicembre con Congo e Ruanda. Quest’ultimo è accusato di sostenere il gruppo ribelle M23 contro il governo di Kinshasa).
Come riportato da The Economist, l’accordo nasce dall’esigenza americana di ridurre la propria dipendenza dalla Cina, oggi principale fornitrice dei circa 60 “minerali critici” individuati da Washington come essenziali per tecnologie avanzate. Parliamo di armi, semiconduttori, fino alle turbine eoliche. Gli Stati Uniti si impegnano a sostenere e supervisionare un processo di pace regionale. In cambio, il Congo promette di facilitare gli investimenti delle aziende statunitensi e di riservare loro l’accesso alle scoperte minerarie più promettenti, tra cui litio, cobalto e rame.
In questo quadro si inserisce KoBold Metals. Il suo amministratore delegato, Josh Goldman, ha dichiarato di voler proseguire il dialogo con il governo congolese per avviare una nuova iniziativa mineraria in un’area che ospita uno dei più grandi giacimenti di litio conosciuti al mondo, incastonato tra strati di granito. Non a caso Goldman ha definito il Congo “il luogo più ricco di minerali sulla Terra”.
Il Congo tra conflitti e corruzione
Nonostante l’enorme ricchezza del sottosuolo, il Congo è teatro di conflitti e corruzione. Molti investitori denunciano l’impossibilità di ottenere permessi senza il pagamento di tangenti. Al contrario KoBold, forte del sostegno di Bill Gates e di un approccio tipico delle startup della Silicon Valley, sostiene che operare legalmente nel Paese sia possibile.
Secondo Goldman, fare affari è diventato più semplice da quando Washington ha manifestato apertamente il proprio interesse: “Ora sappiamo che il governo degli Stati Uniti vuole che abbiamo successo – afferma – e lo comunica chiaramente anche al governo congolese”.
Resta il fatto che il sistema amministrativo del Paese non è semplice. I permessi vengono concessi e revocati con poco preavviso, non esiste un’unica autorità fiscale e le aziende straniere finiscono per pagare imposte a decine di enti diversi. Distinguere funzionari legittimi da impostori è difficile, e le royalties vengono spesso negoziate caso per caso, lasciando spazio a pratiche oscure.
Dentro il mirino occidentale
Il Congo è attualmente nel mirino dell’occidentale. Ad agosto KoBold è diventata la prima azienda americana in dieci anni a ottenere una licenza di esplorazione nel Paese. A inizio dicembre, la società svizzera Mercuria ha annunciato una partnership da un miliardo di dollari con Gécamines, l’azienda mineraria statale. Anche altri operatori, spesso dichiarando legami con l’entourage di Trump, cercano di entrare nel mercato. Il giacimento di Manono, che KoBold si prepara a esplorare, potrebbe da solo produrre più litio di quanto gli Stati Uniti importino in un anno.
Tuttavia, le difficoltà restano enormi, soprattutto nell’est del Paese, dove il gruppo M23 – quindi il Ruanda – esercita un controllo di fatto. Estrarre minerali in un contesto così instabile è estremamente rischioso. La speranza americana è che un’ondata di investimenti possa ridurre l’influenza cinese sul Congo.
