Groenlandia, l’Ue valuta controdazi da 93 miliardi contro gli Usa

Groenlandia

Da settimane la Groenlandia è al centro di un confronto che supera i confini dell’Artico e investe i rapporti transatlantici. Attorno all’isola si concentra una pressione politica e commerciale che oggi spinge l’Unione europea a valutare contromisure fino a 93 miliardi di euro nei confronti degli Stati Uniti. Bruxelles considera l’ipotesi dei controdazi come una leva possibile. Allo stesso tempo evita, almeno per ora, il ricorso allo strumento anti-coercizione. Sullo sfondo resta il timore di trasformare la tensione geopolitica in una guerra commerciale aperta.

Il nodo dei controdazi e la leva commerciale

Nel confronto tra gli ambasciatori dei 27 è tornato sul tavolo l’elenco dei possibili controdazi. In passato l’Unione lo aveva già preparato, poi lo aveva sospeso per evitare un’escalation. Oggi lo valuta di nuovo come strumento di pressione, non come scelta immediata.

L’obiettivo è chiaro: costruire una leva negoziale credibile senza innescare una spirale di ritorsioni. Una guerra dei dazi colpirebbe entrambi i blocchi e ridurrebbe i margini di manovra politica.

Tra gli Stati membri prevale una valutazione comune. I dazi usati come strumento di coercizione rischiano di indebolire i rapporti transatlantici. Entrano inoltre in conflitto con l’impianto dell’accordo commerciale Ue-Usa.

Per questo le misure restano sul tavolo ma Bruxelles non le attiva. L’Unione segnala di avere strumenti e numeri, ma sceglie di non usarli subito.

Il “bazooka” resta in secondo piano

Ancora più prudente appare la posizione sullo strumento anti-coercizione, l’Aci. Il meccanismo consentirebbe di limitare l’accesso delle aziende americane al mercato interno europeo. Alcune capitali lo hanno sostenuto in passato.

Oggi, però, l’ipotesi non raccoglie consenso sufficiente. Molti governi temono che una mossa di questo tipo irrigidisca il confronto politico con Washington e riduca gli spazi di mediazione.

Sul piano politico, le istituzioni europee puntano sull’unità. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, insiste sulla necessità di difendere la sovranità europea e avverte sui rischi di un’escalation tariffaria. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ribadisce che la Groenlandia non è in vendita e che la sua integrità territoriale va rispettata.

Anche a livello nazionale emergono segnali di cautela. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, definisce un aumento delle tariffe un errore e richiama il pericolo di una spirale negativa nei rapporti economici tra Europa e Stati Uniti.

Washington alza il livello dello scontro

Dal lato statunitense, il presidente Donald Trump lega la questione della Groenlandia alla sicurezza globale. Nella sua narrativa, il controllo dell’isola diventa un interesse strategico degli Stati Uniti. Il riferimento alla Nato e alla competizione con Russia e Cina sposta il confronto su un piano più ampio.

La partita, così, non riguarda più solo il commercio. Tocca gli equilibri geopolitici e il ruolo dell’Occidente nell’Artico.

Groenlandia: tra dialogo e pressione

Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, richiama l’unità dei 27 sul diritto internazionale e sulla sovranità territoriale. Allo stesso tempo ribadisce la disponibilità dell’Unione a difendersi da ogni forma di coercizione, senza rinunciare al dialogo.

L’Europa si muove su un crinale stretto. Vuole dimostrare di avere forza economica e strumenti di risposta. Cerca però di evitare che la questione dei dazi diventi il detonatore di un conflitto commerciale. In questo equilibrio instabile, la Groenlandia resta il banco di prova della capacità europea di agire come attore politico unitario.

Poste Italiane Dic 25

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