Il miliardario di Hong Kong Cheah Cheng Hye ha convertito circa un quarto della propria fortuna in oro, convinto che in un’epoca segnata da sanzioni, sequestri e shock geopolitici non esista nulla di più sicuro del metallo fisico. “Se possiedi oro fisico custodito in un magazzino o nella cassaforte di una banca, nessuno ti deve nulla”, ha dichiarato la scorsa settimana a Bloomberg News.
Sebbene Cheah non abbia confermato ufficialmente performance e composizione del suo family office, una fonte ha riferito a Bloomberg che i metalli preziosi rappresentano circa il 25% di un portafoglio complessivo da 1,4 miliardi di dollari.
Cheah Cheng Hye è un’eccezione
A 71 anni, Cheah – fondatore di Value Partners Group, diventato uno dei principali asset manager di Hong Kong – rappresenta un’eccezione nel panorama degli investitori ultra-ricchi. Secondo l’UBS Global Family Office Report 2025, nel 2024 l’allocazione media in oro e altri metalli preziosi si fermava infatti al 2%. Nonostante ciò, il miliardario invita a ripensare radicalmente la costruzione dei portafogli, proponendo una ripartizione del 60% in azioni, 20% in obbligazioni e 20% in metalli preziosi, con l’oro come asset principale.
L’intervista a Bloomberg è avvenuta dopo il boom dell’oro del 2025, quando una serie di tensioni geopolitiche aveva spinto gli investitori verso i beni rifugio, ma prima che il metallo giallo segnasse un nuovo record storico, superando per la prima volta i 5.000 dollari l’oncia il 24 gennaio.
Come ha osservato Jim Edwards di Fortune poco prima di questo traguardo, il cosiddetto “TACO trade” legato a Trump ha contribuito alla corsa dell’oro, mentre le banche centrali accumulano lingotti per proteggersi dal dollaro. Secondo gli analisti di JPMorgan, ulteriori rialzi potrebbero verificarsi qualora gli investitori stranieri continuassero ad allontanarsi dai Treasury statunitensi.
La “fuga nei caveau” e la sfiducia verso l’Occidente
Alla base di questa corsa all’oro c’è la convinzione di Cheah che la finanza globale sia entrata in una fase di massiccia “vault flight”, ovvero una fuga verso i caveau. Il congelamento degli asset russi dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, insieme alle tensioni più recenti che coinvolgono Paesi come Venezuela e Iran, lo ha persuaso che i capitali politicamente esposti siano più sicuri se mantenuti vicino al proprio Paese di origine. Secondo Cheah, molte famiglie benestanti asiatiche stanno rimpatriando i fondi per ridurre il rischio di sanzioni statunitensi o di possibili sequestri.
Per questi investitori, il rifugio ideale è l’oro fisico. Le riserve di Cheah sono infatti garantite da lingotti custoditi in un magazzino governativo di Hong Kong situato presso l’aeroporto cittadino. Il miliardario sostiene che la ricchezza asiatica dovrebbe privilegiare il metallo fisico nei caveau rispetto all’“oro cartaceo”, come i prodotti finanziari puramente sintetici. Il suo principio guida – che nessuno ti deve nulla se possiedi direttamente il metallo – riflette sia una profonda diffidenza verso le infrastrutture finanziarie occidentali sia un approccio estremamente prudente alla sicurezza patrimoniale.
La svolta verso l’oro non riguarda solo il suo patrimonio personale. Dopo aver iniziato ad acquistare metallo nel 2008 e aver incontrato difficoltà con i sistemi di custodia occidentali, Cheah ha contribuito nel 2010 al lancio del Value Gold ETF, concepito per detenere oro fisico nei caveau dell’aeroporto di Hong Kong. Oggi rimane il principale investitore del fondo, con una partecipazione del valore di circa 1,3 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a circa 167 milioni di dollari statunitensi.
I mercati hanno finora dato ragione alla sua visione. All’inizio del 2026, oro, argento, rame e stagno hanno tutti raggiunto nuovi massimi storici, sostenuti dalle aspettative di un allentamento della politica monetaria della Federal Reserve, dalle pressioni politiche dell’amministrazione Trump e da persistenti tensioni geopolitiche. L’argento, anch’esso apprezzato da Cheah, ha quasi triplicato il proprio valore nell’ultimo anno, superando nettamente anche le performance dell’oro.
Il miliardario di Hong Kong non è l’unico a detenere oro
Sebbene Cheah resti un caso isolato tra gli investitori ultra-ricchi, sempre più figure di primo piano della finanza sembrano avvicinarsi alle sue posizioni. Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha dichiarato che per la prima volta nella sua vita considera “semi-razionale” detenere oro in portafoglio.
Nello stesso periodo, Jeffrey Gundlach, noto come il “re delle obbligazioni”, ha affermato che l’oro è ormai una vera e propria classe di attivi, non più riservata a survivalisti o speculatori estremi. Secondo Gundlach, gli investitori stanno allocando “capitale reale perché si tratta di valore reale”, suggerendo un’esposizione intorno al 15% del portafoglio.
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