In qualche modo, Elon Musk è riuscito a ottenere giudizi complessivamente positivi sia dai risultati di Tesla nel quarto trimestre, diffusi dopo la chiusura dei mercati il 28 gennaio, sia dalla visione strategica illustrata nella successiva conference call sugli utili. Gli analisti di Wall Street hanno in gran parte accolto i numeri come “migliori delle attese”, mentre gli investitori non hanno mostrato particolare delusione, facendo scendere il titolo solo lievemente all’apertura del giorno successivo.
Ancora una volta, infatti, le promesse dell’amministratore delegato di una svolta radicale verso i Cybercab e i robot autonomi, destinati a condurre Tesla verso una “missione di straordinaria abbondanza”, sono riuscite a distogliere l’attenzione di investitori e mercati da dati che, a un’analisi più approfondita, appaiono allarmanti.
Tesla ha registrato utili netti GAAP pari a 3,79 miliardi di dollari, in calo del 75% rispetto al picco di 15 miliardi del 2023. La causa è duplice: da un lato, i ricavi dei veicoli elettrici sono diminuiti del 16% negli ultimi due anni; dall’altro, i costi operativi complessivi sono aumentati del 44%, annullando i buoni risultati delle vendite di batterie e dei servizi, come le infrastrutture di ricarica. Attività che, tuttavia, restano troppo piccole per compensare la debolezza del core business, poiché insieme rappresentano solo la metà del segmento EV.
Nuovi impianti e macchinari
Nel frattempo, Tesla continua ad accumulare asset – soprattutto nuovi impianti e macchinari – che al momento generano perdite. Nonostante il crollo degli utili negli ultimi due anni, l’azienda ha aumentato il totale dell’attivo di 31 miliardi di dollari, quasi il 30% in più. Più Tesla diventa un’azienda ad alta intensità di capitale, meno efficiente appare nell’impiego di quel capitale.
Preoccupa che una quota rilevante di questi profitti ormai esigui non derivi dalla produzione e vendita di auto e batterie, bensì dalla cessione di crediti regolatori ad altri costruttori automobilistici, utilizzati per compensare il mancato rispetto degli standard sulle emissioni, soprattutto in California e nell’Unione Europea. Questa fonte di ricavi è in progressivo declino e lo stesso Musk ha ammesso che prima o poi verrà meno. Per questo è utile valutare la redditività di Tesla escludendo tali voci “non core”, così come i guadagni una tantum derivanti dalle precedenti vendite di Bitcoin, che non possono essere considerati sostenibili nel lungo periodo.
Tesla e i crediti regolatori
Nel 2025, Tesla ha incassato 1,45 miliardi di dollari in crediti regolatori al netto delle imposte, oltre a 69 milioni provenienti dalla vendita di asset digitali, per un totale di 1,51 miliardi. Quasi il 40% degli utili netti complessivi, pari a 3,79 miliardi. Al netto di queste componenti non operative, l’azienda ha generato appena 2,28 miliardi di dollari di utili “strutturali”, realmente ripetibili.
Il divario enorme tra la valutazione di Tesla e i suoi profitti dichiarati rende da tempo difficile immaginare come Musk possa aumentare gli utili abbastanza rapidamente da garantire rendimenti anche solo accettabili agli investitori. Utilizzando queste cifre core, più realistiche, la sfida appare ancora più ardua.
Con una capitalizzazione di mercato di 1.440 miliardi di dollari, Tesla tratta a un rapporto prezzo/utili rettificato di 632. Palantir, fornitore di software molto apprezzato dalla comunità dell’intelligence, è spesso citato come esempio emblematico di valutazione eccessiva, con un multiplo di 353. Ma, da questo punto di vista, Tesla supera nettamente anche Palantir, offrendo ancora meno profitti per ogni dollaro investito.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com.

