Il 20 luglio 1969 Neil Armstrong poggiava per la prima volta il piede sulla Luna, segnando uno dei momenti più iconici della storia dell’umanità. Oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, il conto alla rovescia per il ritorno degli astronauti americani verso il nostro satellite naturale è ufficialmente iniziato. Anche se non si tratta di un allunaggio, la missione Artemis II rappresenta un altro passaggio cruciale della NASA per tornare nello spazio profondo e costruire una presenza umana sostenibile oltre l’orbita terrestre bassa.
Il lancio della missione, inizialmente previsto per l’inizio del mese, è stato rimandato a marzo a causa delle condizioni meteorologiche in Florida. Lo ha detto l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, tramite un post su X. Inizialmente la partenza era prevista per il 6 febbraio 2026, poi rimandata al 9 febbraio 2026 e ora ad una finestra temporale da definire.
Un test cruciale per il ritorno nello spazio profondo
A bordo della nuova navicella Orion ci sarà un equipaggio composto da quattro membri: tre statunitensi – Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch – e un canadese, Jeremy Hansen. A conferma della dimensione internazionale del programma, che oggi coinvolge oltre 60 Paesi firmatari degli Artemis Accords.
In vista del lancio, gli astronauti hanno iniziato la tradizionale quarantena pre-partenza, nota come Health Stabilization Program, che prevede una limitazione rigorosa dei contatti esterni, pensata per ridurre al minimo il rischio di infezioni che potrebbero compromettere la missione.
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Nessun allunaggio, ma una missione storica
A differenza di Artemis III, Artemis II non prevede un atterraggio sulla superficie lunare. La capsula Orion farà un viaggio di circa dieci giorni lungo una traiettoria circumlunare “di ritorno libero”, passando anche sul lato nascosto della Luna, prima di rientrare sulla Terra a una velocità record di circa 40mila km orari. Un profilo di missione che richiama Apollo 8, il volo del 1968 che per primo portò astronauti intorno alla Luna senza allunare.
L’obiettivo è chiaro: testare in condizioni reali l’intero sistema – razzo, navicella e supporto vitale – per verificare che sia davvero pronto a trasportare esseri umani nello spazio profondo. “È una pietra miliare enorme per la NASA e per il programma Artemis”, ha spiegato John Pernet-Fisher, ricercatore dell’Università di Manchester. “Sarà la prima volta che un equipaggio umano vedrà il lato nascosto della Luna ed è un passaggio essenziale verso il ritorno dell’uomo sulla sua superficie”.
Tra problemi tecnici e ritardi
Il percorso verso la Luna, però, è tutt’altro che lineare. Artemis II sarà solo il terzo volo di una capsula Orion e il secondo (Artemis I, senza equipaggio nel 2022) non è stato privo di criticità. Tra i problemi emersi, lo scudo termico, che ha subito danni inattesi durante il rientro atmosferico. Anche se la capsula ha resistito, l’anomalia ha causato un ritardo di oltre un anno alla missione successiva e continua ad alimentare il dibattito sulla sicurezza del sistema.
Nel frattempo, al Kennedy Space Center proseguono i test sul razzo SLS, inclusa la complessa fase di rifornimento con ossigeno e idrogeno liquidi. Un passaggio delicatissimo, monitorato minuto per minuto, che rappresenta uno degli ultimi ostacoli prima del via libera al lancio.
Artemis II e la nuova corsa alla Luna
Se la corsa alla Luna degli anni Sessanta era una sfida ideologica tra Stati Uniti e Unione Sovietica, oggi lo scenario è cambiato. Artemis è nato anche come grande programma industriale, con forti ricadute economiche e occupazionali negli Stati Uniti. Ma negli ultimi anni è emerso un nuovo fattore di pressione: la Cina.
Come riporta il The Economist, Pechino ha costruito una propria stazione spaziale e ha annunciato l’obiettivo di portare taikonauti sulla Luna entro il 2030. Un traguardo che, se raggiunto prima degli Stati Uniti, cambierebbe gli equilibri simbolici e geopolitici dell’esplorazione spaziale. “Siamo in una grande competizione”, ha avvertito Jared Isaacman, nuovo capo della NASA, durante un’audizione al Senato. “Se commettiamo un errore, potremmo non riuscire mai più a recuperare”.
Dopo Artemis II, il vero banco di prova sarà Artemis III, la missione destinata a riportare astronauti sulla superficie lunare. Attualmente prevista per il 2027, è considerata da molti osservatori una scadenza difficile da rispettare. La complessità dell’operazione è elevatissima: il veicolo di atterraggio lunare, affidato a SpaceX, dovrà essere rifornito in orbita – una manovra mai realizzata prima – prima di dirigersi verso la Luna.
Foto in evidenza: NASA
