L’Italia sta imparando a sprecare un po’ meno cibo. Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nelle abitudini quotidiane dei connazionali, ma i numeri raccontano una storia fatta ancora di grandi sprechi e di miliardi di euro buttati ogni anno. Dal febbraio 2025 lo spreco pro capite settimanale è calato di 63,9 grammi, arrivando a 554 grammi. Tuttavia, ogni anno nelle nostre case finiscono nella spazzatura alimenti per un valore di circa 7 miliardi di euro.
Secondo il rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, ogni giorno vengono buttati mediamente 79,14 grammi di cibo a testa. Se si considerano tutti i livelli della filiera alimentare, lo spreco complessivo supera i 5 milioni di tonnellate e un valore totale di oltre 13,5 miliardi di euro: 7,3 miliardi sono sprechi domestici, quasi 4 miliardi riguardano la distribuzione, oltre 862 milioni l’industria e più di 1 miliardo i campi. È evidente che siamo ancora lontani dall’obiettivo Onu di ridurre del 50% lo spreco alimentare entro il 2030.
Al nord si spreca meno
Interessante è la distribuzione geografica del rapporto, che mostra differenze significative: al nord lo spreco è inferiore (516 grammi a testa a settimana, -7%), al centro leggermente più alto (570,8 g, +3%) e al sud il più elevato (591,2 g, +7%).
Le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%) risultano più virtuosi. I cibi più sprecati restano la frutta fresca (22,2 g), la verdura fresca (20,6 g), il pane (19,6 g), seguiti da insalata (18,8 g) e cipolle, aglio e tuberi (17,2 g).
Generazioni a confronto
Il report analizza anche il comportamento delle diverse generazioni riguardo allo spreco alimentare. I boomers (1946-1964) sono i più responsabili: il 96% dichiara grande attenzione alla questione, spreca 352 grammi di cibo a settimana e il 64% congela gli avanzi. Tuttavia, la loro efficacia resta spesso confinata alle mura domestiche.
La generazione Z (1997-2012) è consapevole del problema e autocritica, ma meno organizzata: spreca 799 grammi a settimana, solo il 49% congela gli avanzi e tende ad acquistare in eccesso o dimenticare cibi in frigo. Tuttavia, questa generazione eccelle nella condivisione digitale e nella solidarietà online, caratteristiche preziose per promuovere tecnologie anti-spreco.
Tra i due estremi ci sono millennials (1981-1996) e generazione X (1965-1980), che mostrano buona consapevolezza e competenze organizzative, ma faticano a consolidare le buone pratiche nel tempo come i Boomers.
L’importanza dello scambio
Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero, sottolinea l’importanza dello scambio intergenerazionale: “I Boomers sono la locomotiva della prevenzione, la Generazione Z padroneggia strumenti digitali e cambiamento. L’intelligenza intergenerazionale nasce quando esperienza e tecnologia si incontrano: solo così possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare nei prossimi quattro anni”.
