Stellantis, reset lacrime e sangue di Filosa: 22 mld di oneri e niente dividendi

antonio filosa stellantis

Niente dividendi, oneri da più di 22,2 mld di euro e oltre 6 mld di uscite di cassa nei prossimi quattro anni. Stellantis ripulisce il bilancio dalle scelte del passato e mette nero su bianco i costi del suo riposizionamento sull’elettrico, e della svalutazione della strategia adottata finora. Intanto, crolla anche in Borsa quasi del 15%.

Il Gruppo sposa quindi un nuovo percorso che lascia per strada modelli e programmi che non portano redditività. Non un abbandono totale dell’elettrico, ma un taglio netto con il passato che costerà parecchio: tra riallineamento dei prodotti e delle filiere se ne andranno sei miliardi e mezzo in contanti.

Annunci che paradossalmente arrivano insieme a risultati operativi positivi, con ricavi netti e free cash flow in crescita e il Gruppo che nel quarto trimestre 2025 ha registrato 1,5 milioni di consegne (+9%) trainate ancora una volta dal Nord America (addirittura +43%) con a seguire Sud America, Medio Oriente, Africa, Cina, India, Asia-Pacifico.

Ancora una volta, l’Europa cala, con 26mila consegne in meno (-4%): dati schiacciati dalla concorrenza e dal calo del mercato dei veicoli commerciali leggeri.

Niente dividendo 2026 per gli azionisti Stellantis

Considerata la perdita netta 2025, la società non pagherà un dividendo nel 2026, ma ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue fino a 5 mld di euro subordinate non convertibili. “Queste azioni contribuiranno a preservare un bilancio forte, con circa 46 miliardi di liquidità disponibile industriale a fine anno”, dice Stellantis.

Filosa: transizione energetica sopravvalutata

L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa ha commentato: “Il reset che abbiamo annunciato oggi è parte del processo decisivo che abbiamo iniziato nel 2025, per rendere ancora una volta i nostri clienti e le loro preferenze la nostra stella guida. Le decisioni annunciate oggi riflettono in gran parte il costo di sopravvalutare il ritmo della transizione energetica che ci ha allontanato dalle esigenze, dai mezzi e dai desideri del mondo reale di molti acquirenti di auto”.

Filosa parla anche dell’impatto della precedente scarsa esecuzione operativa, “i cui effetti vengono progressivamente affrontati dal nostro nuovo Team”.

Le cancellazioni dei prodotti

Il piano di Filosa prevede quindi la cancellazione dei prodotti che non saranno in grado di raggiungere una scala redditizia, “incluso il precedentemente pianificato Ram 1500 BEV, riconoscendo sia la necessità di allinearsi con la domanda dei clienti che le modifiche ai quadri normativi statunitensi”.

Oltre a questo è prevista “un’approfondita riorganizzazione dei processi di produzione e di gestione della qualità globali dell’azienda. In questo contesto, l’azienda ha assunto oltre 2.000 ingegneri nel corso del 2025, principalmente in Nord America”.

Nel dettaglio, di quei 22 mld di oneri, 14,7 miliardi sono relativi al “riallineamento dei piani di prodotto con le preferenze dei clienti e le nuove normative sulle emissioni negli Stati Uniti, riflettendo in gran parte le aspettative significativamente ridotte per i prodotti BEV”. Vengono quindi cancellati prodotti per 2,9 miliardi e ridotte le piattaforme per 6 mld, mentre sono compresi negli oneri “5,8 miliardi di pagamenti in contanti previsti nei prossimi quattro anni, relativi sia ai prodotti cancellati che ad altri prodotti BEV in corso i cui volumi dovrebbero ora essere notevolmente inferiori alle proiezioni precedenti”.

Ci sono poi 2,1 miliardi relativi al ridimensionamento della filiera EV e 5,4 miliardi relativi ad altre variazioni delle operazioni della società: 4,1 miliardi relativi a una “variazione di stima per la fornitura di garanzia contrattuale, derivante dalla rivalutazione del processo di stima, tenendo conto dei recenti aumenti dell’inflazione dei costi e di un deterioramento della qualità, a seguito di scelte operative, che non hanno fornito le prestazioni di qualità previste, ora invertite dal nuovo team di gestione”. Ci sono poi 1,3 miliardi di altri oneri, compresa la ristrutturazione che “riguardava principalmente riduzioni di forza lavoro già comunicate in Enlarged Europe”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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