Mps, Mediobanca verso il delisting? Lovaglio dà appuntamento al 27 febbraio

Monte dei Paschi di Siena presenterà il piano industriale della ‘business combination’ con Mediobanca il prossimo 27 febbraio.

Lo ha comunicato l’istituto senese insieme ai dati di bilancio del 2025. Il focus del piano, indica Mps, sarà “sulla creazione di valore per tutti gli stakeholder”. Ma quello che rimane da decidere è se quella creazione di valore passerà, o no, dal delisting di Mediobanca, i cui risultati finanziari intanto sono stati molto più apprezzati in Borsa rispetto a quelli di Monte dei Paschi.

I piani iniziali dell’Ad di Mps Luigi Lovaglio prevedevano proprio l’uscita di Borsa di piazzetta Cuccia, ma con gli analisti l’amministratore delegato è cauto, rinviando l’annuncio della decisione alla presentazione del piano industriale, mentre l’integrazione da 700 mln di sinergie verrà completata entro la fine del 2026. Il cda di Monte dei Paschi di Siena “non ha preso ancora tutte le decisioni definitive” per cui “servirà attendere con pazienza il piano industriale” su Mediobanca, ha detto l’Ad dell’istituto di credito senese.

A dimostrare la bontà dell’iniziativa su Mediobanca, secondo Lovaglio, sono i conti: i risultati del 2025 sono una “pietra miliare nella nostra storia, un punto di svolta decisivo che definisce l’andamento del nostro gruppo nel futuro. I risultati parlano in modo chiaro e con orgoglio di ciò che stiamo realizzando. Ciò che conta è che abbiamo prove tangibili, non previsioni, che la combinazione tra Mps e Mediobanca è fondata su un forte razionale industriale” che “costruisce valore per gli azionisti” e per “l’economia italiana”, ha detto nel corso della call con gli analisti.

L’integrazione tra le due realtà, ha ribadito Lovaglio, dà vita “a un player forte e potente nel settore bancario, che si affida alla forza sia di Mps che di Mediobanca”.

Adesso il “nostro obiettivo”, ha ribadito, è creare “un modello operativo entro la fine del 2026. Abbiamo finito la progettazione dei target di business, ora stiamo portando a termine il completamento del modello e della struttura aziendale. Il lavoro portato avanti ci fa pensare – ha spiegato Lovaglio – che arriveremo ai 700 milioni di euro di sinergie previste” dall’integrazione tra Mps e Mediobanca.

I conti

Il gruppo Mps ha chiuso il 2025 con un balzo dell’utile netto a 3,036 miliardi di euro, rispetto agli 1,95 miliardi dell’esercizio precedente.

L’utile netto di Mps è stato invece pari a 2,75 miliardi in crescita del 17,7% con profitti per 1.384 miliardi nel quarto trimestre.

Al risultato del gruppo – si sottolinea nella nota dei conti – hanno contribuito il consolidamento di Mediobanca nell’ultimo trimestre dell’anno e gli effetti positivi delle imposte. Ai soci viene proposta la distribuzione di una cedola di 0,86 euro, per un monte dividendi di oltre 2,6 miliardi di euro e un rendimento (dividend yield) del 10%.

Monte dei Paschi di Siena conferma poi la sua elevata patrimonializzazione nel 2025. Nonostante la contabilizzazione degli effetti dell’acquisizione di Mediobanca, il Cet1 ratio fully loaded si è attestato al 16,2%, con un ampio buffer di capitale rispetto ai requisiti regolamentari, di circa 720 punti base.

Solida anche la posizione di liquidità: la counterbalancing capacity non impegnata è pari a circa 53,8 miliardi di euro, e gli indici Lcr e Nsfr sono rispettivamente al 167% e al 121%.

Nel 2025 per l’istituto senese è migliorata anche la qualità del credito. Lo stock di crediti deteriorati si è attestata a 2,9 miliardi di euro, in riduzione di oltre 700 milioni di euro rispetto all’anno precedente. L’Npe ratio lordo è sceso di un punto percentuale attestandosi al 3,5%, mentre l’Npe ratio netto è stato pari all’1,8%.

L’indagine

Nei giorni scorsi la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di insider trading, Stefano Di Stefano, dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze e consigliere di amministrazione di Mps dal 2022. L’uomo è finito sotto inchiesta per l’analisi del suo cellulare, sequestrato lo scorso novembre dalla Guardia di finanza di Milano nell’inchiesta sul risiko bancario. Gli approfondimenti avrebbero accertato che Di Stefano avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e Mps, per circa 100mila euro, in epoca prossima all’Ops su Piazzetta Cuccia, e avrebbe così ottenuto un guadagno di qualche migliaia di euro.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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