Berkshire Hathaway: al posto giusto al momento giusto

Berkshire Hathaway

Warren Buffett può anche aver dichiarato che sarebbe “rimasto in silenzio” dopo aver lasciato, lo scorso anno, il ruolo di Ceo di Berkshire Hathaway, ma la strategia d’investimento dei suoi anni finali non sembra aver seguito lo stesso copione. Il vecchio maestro della finanza, a quanto pare, ha ancora qualche asso nella manica: anche in sua assenza, Berkshire Hathaway ha registrato guadagni enormi grazie a una delle ultime e più controcorrente scommesse di Buffett.

Nel 2020, la holding annunciò l’acquisizione di partecipazioni in cinque grandi società commerciali giapponesi. Le quote, pari a poco più del 5% in ciascuna azienda, ammontavano complessivamente a circa 6,25 miliardi di dollari. Fin dall’inizio, Berkshire chiarì che si trattava di un investimento di lungo periodo e che, in presenza delle condizioni adeguate, avrebbe potuto incrementare ulteriormente le proprie partecipazioni.

Cinque anni dopo, il gruppo con sede a Omaha lo ha fatto più volte. La solida crescita della Borsa giapponese ha infatti premiato la scommessa di Buffett oltre le aspettative: oggi il portafoglio giapponese di Berkshire vale oltre 30 miliardi di dollari, con un guadagno di circa 24 miliardi in cinque anni.

Il risultato è frutto sia dell’abilità di Buffett nell’individuare titoli sottovalutati, sia dei recenti cambiamenti nella politica economica giapponese, tra cui un’ampia riforma della governance societaria e nuove misure pro-crescita che hanno favorito in particolare il settore tecnologico. Ma è anche un segnale di dove, nel mondo, si stiano concentrando le maggiori opportunità di rendimento.

Sebbene le azioni statunitensi abbiano avuto un buon andamento nell’ultimo anno, i mercati internazionali le hanno generalmente superate, alimentando la tendenza “Sell America”, con molti investitori impegnati a ridurre l’esposizione agli asset statunitensi. Berkshire resta fortemente radicata negli Stati Uniti, ma una delle ultime grandi mosse di Buffett dimostra i vantaggi di una maggiore diversificazione geografica.

Al posto giusto, al momento giusto

Già dal 2019, Berkshire aveva iniziato ad accumulare partecipazioni in cinque grandi sogo shosha giapponesi, conglomerati altamente diversificati attivi in settori che spaziano dall’energia all’elettronica. Buffett ha aumentato le quote nel 2023 e di nuovo l’anno successivo.

All’inizio, la scelta non appariva affatto scontata. Per quasi trent’anni il mercato azionario giapponese era rimasto sostanzialmente stagnante. Dopo il crollo degli asset nel 1989, il Paese era entrato nelle cosiddette “decadi perdute”, caratterizzate da crescita debole e deflazione persistente.

Buffett finanziò gran parte dell’operazione con debito in yen a costi molto contenuti, pagando circa l’1% di interessi, mentre le società in portafoglio distribuivano dividendi intorno al 4%, più che sufficienti a coprire il costo del finanziamento.

Anche il contesto politico ha giocato a favore. Dopo anni di rigore e prudenza fiscale, il Giappone ha adottato politiche più espansive e orientate alla crescita, che hanno spinto il mercato azionario verso nuovi massimi. Sanae Takaichi, primo ministro dall’ottobre scorso, ha fatto della fine dell’“eccessiva austerità fiscale” uno dei punti centrali della sua recente campagna elettorale, ottenendo una larga maggioranza parlamentare e un forte mandato per attuare la sua agenda economica.

Per Berkshire Hathaway non mancano le incognite

Non mancano, tuttavia, le incognite. Nel 2024 il Giappone è entrato in recessione tecnica a causa dell’inflazione elevata e della debolezza della domanda interna, e il rischio di nuove difficoltà non è del tutto scongiurato. Inoltre, le politiche fortemente espansive hanno sollevato timori sui mercati obbligazionari e riacceso le preoccupazioni legate al debito pubblico.

Nonostante ciò, il successo dell’operazione di Buffett mette in evidenza quanto i mercati internazionali abbiano sovraperformato quello statunitense nell’ultimo anno. Nel 2025 le borse estere sono salite del 28%, contro il 16% dell’S&P 500. Anche il Nikkei ha registrato una performance nettamente superiore, con un incremento del 38,6% su base annua.

Un dollaro più debole, le tensioni commerciali e l’elevata concentrazione del mercato statunitense nel settore tecnologico hanno favorito negli ultimi mesi un maggiore afflusso di capitali verso l’estero, tendenza proseguita anche nel 2026. Berkshire Hathaway resta prevalentemente investita negli Stati Uniti, ma difficilmente ridurrà le sue posizioni in Giappone nel breve periodo. “Finora è andata molto bene, ma resteremo in questi titoli per 10 o 20 anni”, ha dichiarato Buffett a CNBC nel 2023, riferendosi alle partecipazioni giapponesi.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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