Un alto funzionario economico della Casa Bianca ha attaccato mercoledì una ricerca indipendente sui dazi, liquidandone i risultati come inesatti e fuorvianti.
Dopo che la Federal Reserve di New York ha pubblicato la scorsa settimana un post sul proprio blog in cui si afferma che gli americani stanno sostenendo la stragrande maggioranza (90%) del costo dei dazi del presidente Donald Trump, il direttore del National Economic Council della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha condannato le conclusioni e attaccato duramente i ricercatori coinvolti nello studio.
“Il paper è un imbarazzo”, ha detto Hassett a Cnbc mercoledì. “Credo sia il peggior paper che abbia mai visto nella storia del sistema della Federal Reserve”.
È arrivato persino a suggerire che gli autori del rapporto dovrebbero subire conseguenze per il loro lavoro. “Le persone associate a questo paper dovrebbero presumibilmente essere sanzionate”, ha affermato.
Le dichiarazioni di Hassett alimentano ulteriormente la reazione della Casa Bianca contro un crescente corpus di ricerche che mostra come i dazi di Trump stiano colpendo in modo sproporzionato consumatori e imprese americane. Lo scorso agosto Goldman Sachs aveva difeso un’analisi sui dazi attaccata da Trump e giunta a conclusioni simili a quelle della Fed di New York.
Si tratta anche dell’ennesimo attacco dell’amministrazione Trump contro la banca centrale. Il Dipartimento di Giustizia ha avviato l’anno scorso un’indagine penale sul presidente della Fed Jerome Powell, e il presidente lo ha ripetutamente criticato per il rifiuto di tagliare i tassi di interesse.
I risultati specifici della Fed di New York delineano uno scenario difficile per gli americani. Nel post del blog, intitolato “Who Is Paying for the 2025 U.S. Tariffs?”, i ricercatori Mary Amiti, Chris Flanagan, Sebastian Heise e David E. Weinstein hanno rilevato che oltre il 90% dell’onere economico dei dazi è ricaduto su famiglie e imprese statunitensi dopo che l’aliquota media dei dazi nel 2025 è balzata dal 2,6% di inizio anno al 13%, secondo i dati doganali. “Le imprese e i consumatori statunitensi continuano a sostenere la maggior parte dell’onere economico degli elevati dazi imposti nel 2025”, hanno scritto i ricercatori.
I risultati contrastano con l’affermazione incessante del presidente secondo cui il peso dei dazi sarebbe pagato dai Paesi stranieri. «I dati mostrano che l’onere, o l’“incidenza”, dei dazi è ricaduto in modo schiacciante su produttori e intermediari esteri, incluse grandi corporation non statunitensi», ha scritto il presidente in un editoriale sul Wall Street Journal pubblicato il mese scorso.
Una conclusione indiretta
Hassett ha rilanciato questa tesi. Ha sostenuto che i prezzi sono scesi, l’inflazione è in calo e i salari reali sono aumentati. “I salari reali sono cresciuti in media di 1.400 dollari l’anno scorso, il che significa che i consumatori sono stati avvantaggiati dai dazi”, ha detto.
Sebbene alcuni prezzi siano diminuiti dall’insediamento di Trump – inclusi benzina e uova – altri cartellini, come rilevato dallo studio della Fed di New York, restano elevati a causa dei dazi. L’analisi della Fed ha riscontrato che, entro novembre dello scorso anno, i prezzi delle importazioni erano aumentati dell’11% in più rispetto ai prezzi non soggetti a dazi.
Nonostante ciò, Hassett ha definito il rapporto di parte e poco intelligente. “Hanno prodotto una conclusione che ha generato molte notizie altamente partigiane, basate su un’analisi che non sarebbe accettata nemmeno in un corso di economia del primo semestre”.
Ha aggiunto di ritenere che i prezzi non siano aumentati quanto suggeriscono i ricercatori, liquidando gli avvertimenti sull’inflazione come un altro esempio di previsioni errate. “Tutti dicevano che con questi grandi dazi avremmo avuto inflazione fuori controllo e stagflazione”, ha affermato. “Abbiamo invece registrato una crescita economica molto forte e un’inflazione che si avvicina sempre di più all’obiettivo”.
Hassett ha ragione nel dire che l’inflazione è rallentata in modo significativo, mentre il Pil ha continuato a sorprendere al rialzo. Un punto debole dell’economia – numeri relativamente bassi di creazione di posti di lavoro – resta oggetto di dibattito tra gli economisti, con Goldman Sachs che di recente ha ipotizzato sia il risultato di un crollo dell’immigrazione di circa l’80% dall’insediamento di Trump.
L’articolo originale è su Fortune.com
