Confindustria riaccende l’attenzione sul traforo del Monte Bianco e sull’eventualità di raddoppiarlo. Un dibattito non nuovo che trova l’opposizione delle comunità locali e della Francia, che preferirebbe puntare sul rafforzamento dei trasporti su ferro.
Secondo i numeri di un report del centro studi degli industriali le periodiche chiusure del traforo, dove passano un milione e mezzo di veicoli all’anno, provocano danni enormi all’economia
Le stime di Confindustria
Il centro studi ha fatto le sue stime in base a due scenari: la chiusura del traforo per cinque mesi all’anno per 30 anni e una eventuale chiusura totale da cinque anni consecutivi.
Nel secondo caso si verificherebbe un crollo di quasi il 9% del Pil in Val d’Aosta: un danno da oltre 11 mld di euro entro il 2054, dice il documento curato da Stefano Di Colli.
Il raddoppio del traforo del Monte Bianco
Il Sole 24 ore ha riportato, in merito allo studio, la posizione di Confindustria Val d’Aosta e del suo presidente Francesco Turcato sull’esigenza di raddoppiare il traforo per evitare eventualità simili.
Una chiusura di 5 mesi l’anno per 30 anni (nel 2025 il traforo è stato chiuso per più di tre mesi) comporterebbe un impatto da 7,8 mld di euro di danni e un -6,1% del Pil regionale, sempre al 2054.
Secondo il Centro Studi di Confindustria, “una prolungata chiusura del Traforo del Monte Bianco genera quindi effetti negativi per l’economia regionale, per il mancato export, il mancato arrivo di turisti, la scarsità di merci francesi. Le strade alternative per valicare le Alpi esistono, ma non sono disegnate in modo da collegare la regione con la Francia, quindi i tragitti per merci e persone, nel caso di chiusura, diventano più lunghi e costosi”.
Tra conseguenze per il turismo, per l’industria e per il commercio, le chiusure del traforo nel 2025 avrebbero avuto un impatto da 12 mln di euro, secondo i numeri riportati dall’Ansa che sarebbero emersi in un incontro sul tema nel palazzo della Regione.
La posizione francese
La posizione contraria della Francia a un eventuale seconda ‘canna’ sotto il Monte Bianco è stata ribadita più volte dal ministro dei trasporti francese, Philippe Tabarot.
“La Francia ha ribadito la sua posizione nel quadro della commissione intergovernativa (CIG) per il traforo del Monte Bianco non è cambiata”, ha detto il ministro lo scorso anno.
I dati
Il Traforo del Monte Bianco costituisce un’infrastruttura strategica per la Valle d’Aosta e per il sistema economico del Nord-Ovest. Rappresenta un canale essenziale per l’export verso la Francia (oltre il 20% dell’export regionale), per l’import di merci francesi e per i flussi turistici
provenienti in particolare da Francia e Svizzera francofona”, si legge nel report del centro studi, secondo cui le alternative infrastrutturali (Frejus, Gran San Bernardo) “non compensano pienamente l’interruzione del collegamento diretto tra Valle d’Aosta e Francia, generando maggiori costi logistici, allungamento dei tempi di trasporto e riduzione di competitività per imprese e operatori turistici”.

L’effetto economico per la Valle d’Aosta della chiusura del Traforo del Monte Bianco può essere innanzi tutto valutato “sulla base dell’esperienza storica, osservando la dinamica del PIL, del valore aggiunto e delle esportazioni regionali nel periodo compreso
tra il 1999 e il 2002, quando il Traforo è stato chiuso per via di un grave incendio, occorso il 24 marzo 1999, e riaperto il 9 marzo 2002”. Tra i risultati, secondo il Centro studi: “Nel periodo 1999-2001 lo scostamento cumulato tra il PIL della Valle d’Aosta e quello italiano è di -5,1%, il peggiore registrato in tutta la penisola”.
