Leonardo, Cingolani: “Entro il 2026 prime componenti del Michelangelo Dome in Ucraina”

Il primo trial parte del programma Michelangelo Dome, il sistema di difesa totale e con architettura aperta progettato da Leonardo, è in sviluppo “per gli amici in Ucraina”. La consegna dei primi componenti “è prevista prima della fine del 2026”. Lo ha detto Roberto Cingolani durante la presentazione del piano al 2030 del Gruppo. L’Ad ha aggiunto che i primi test Nato per il Michelangelo Dome saranno effettuati nel 2027.

La creazione di una ‘Dead Zone’ per proteggere l’Ucraina

Il trial in questione è quello relativo alla ‘Dead zone’, ha spiegato Cingolani. Si tratta del layer più ‘interno’ del dome progettato da Leonardo, quello relativo alle soluzioni di alta precisione per la protezione di asset critici in grado di neutralizzare gli attacchi aerei a bassa quota come i droni che vengono utilizzati dall’Iran e nella guerra in Ucraina. Un sistema che ha l’obiettivo di “non far passare nulla” nel raggio di 10 km di altitudine integrando artiglieria, radar, elicotteri e satelliti. “Con la dead zone si smette di abbattere droni da 20mila euro con missili che costano milioni”.

L’artiglieria il mezzo principale per contrastare i droni

Sull’importanza della difesa di terra Cingolani insiste più volte durante la presentazione: come ha mostrato il conflitto in Medio Oriente, ma anche quello in Ucraina, contrastare i droni da poche decine di migliaia di dollari con missili da milioni è insostenibile economicamente.

E la soluzione ucraina di intercettori a basso costo funziona solo con alcuni dei droni utilizzati dalla Russia (in particolare proprio gli Shahed iraniani).

Non è un caso se Leonardo quindi propone la difesa di terra, una delle divisioni su cui sta lavorando di più, per contrastare i droni.

Cingolani: “Contatti con una ventina di Paesi”

Dal Michelangelo Dome Leonardo si aspetta di ottenere 6 mld di ordini entro il 2030, e Cingolani ha detto che ci sono contatti con gli ambasciatori di una ventina di paesi. Rispondendo a Fortune Italia su anche l’approccio in Ucraina sarà ‘open’ cos’ come è stato pensato, il Ceo ha detto che su Kiev in particolare per ora non può rivelare altri dettagli. Sui contatti con i Paesi interessati, però, specifica che “noi stiamo cercando di creare un team di Paesi di sistemi di difesa che possono cominciare a federarsi. Un ‘Dome’ nazionale rischia di essere un po’ marginale rispetto a un ‘Dome’ continentale”. Il meccanismo immagina che il contrasto alle minacce all’interno del Dome avvenga infatti con Paesi diversi che assumono ruoli diversi a seconda dei casi, dall’identificazione delle minacce alla risposta. 

Cingolani ha spiegato parlando con i cronisti che le prime richieste per il Dome sfruttano la sua natura modulare: “Magari si parte con la protezione di un’area di 50 km. Se funziona, si va avanti. Più l’architettura è aperta, più è facile aggiungere componenti”.

L’impegno per il Medio Oriente

Parlando con i giornalisti presenti, Cingolani ha confermato che nell’incontro della scorsa settimana tra le aziende italiane della Difesa e il ministro Guido Crosetto (ma anche il Capo di Stato maggiore della Difesa e il direttore nazionale degli armamenti) a Leonardo è stato chiesto di inviare soluzioni per il Medio Oriente in una settimana.

Il ministro ha chiesto di “accelerare”, dice Cingolani. “Stiamo cercando di raccogliere tutte le risorse che abbiamo: piattaforme, radar, armi”. Tra le soluzioni da inviare con molta urgenza ci sono soprattutto radar, secondo il Ceo.

I droni

Sui droni, il capo di Leonardo ha dichiarato ai cronisti: “Voglio un unmanned fighter entro il 2026”. Il primo test che li coinvolgerà, “non pubblico, sarà a maggio”. Il test coinvolgerà però un velivolo M346 e due droni. Il Ceo non ha dichiarato quali mezzi umanned si riferisse, ma un’ipotesi realistica è che siano i mezzi della turca Baykar, con cui Leonardo ha creato una joint venture paritetica per progettare, produrre e sviluppare droni di nuova generazione in Italia.

Guardando agli altri piano di Leonardo, i test hanno una valenza triplice: prima di tutto migliorano il posizionamento del Gruppo nel settore unmanned, una tecnologia su cui l’Occidente deve sicuramente recuperare terreno rispetto a chi ha sviluppato esperienza sul campo negli ultimi anni, come la stessa Ucraina.

Inoltre sperimentando sui droni Leonardo può capire meglio come funziona il coordinamento tra aereo madre e mezzi autonomi, caratteristica fondamentale dei caccia di sesta generazione protagonisti del grande programma Gcap, il Global Combat Air Programme di Italia, Regno Unito e Giappone che dopo la defezione del programma franco-tedesco è rimasto la principale opzione per la Difesa europea.

Ma i test hanno una valenza importante per lo stesso Michelangelo Dome, e quindi a livello difensivo: da quanto apprende Fortune Italia i test saranno proprio l’occasione per capire ancora meglio come contrastare le minacce a bassa quota.

Ad aprile-maggio l’inaugurazione del DaVinci-2

Ad aprile-maggio, ha detto Cingolani durante la presentazione del Piano, è prevista l’inaugurazione di un nuovo data center: si tratta del DaVinci-2, il supercomputer di Leonardo basato a Genova, in Torre Fiumara, che quadruplica la potenza di calcolo della sua versione precedente arrivando a 20 Petaflops.

Per Leonardo rappresenta anche un potenziamento della sede come polo digitale, con nuove iniziative che non sono ancora state svelate ma che arriverebbero nei prossimi mesi, a quanto apprende Fortune Italia. Oggi Genova per Leonardo è già la sede centrale del Coe, il Centro di eccellenza sulle advanced cognitive solutions, che lavora a intelligenza artificiale, deep digital technologies e quantum computing.

L’operazione Iveco

Una delle operazioni più importanti riguardanti il settore Difesa è quello di Iveco. Roberto Cingolani ha confermato che il closing dell’acquisizione dell’unità di difesa IDV dell’azienda è previsto a marzo.

Sull’operazione riguardante i mezzi militari di Iveco ha parlato in questi giorni il Ceo di Rheinmetall Armin Papperger, secondo cui l’accordo stretto tra la società tedesca e quella italiana per acquisire la divisione militare di Iveco sta affrontando ritardi.

“Il primo accordo tra Iveco e Leonardo ha avuto un ritardo, e quindi anche il nostro accordo”, ha detto Papperger. Uno spokesperson della società tedesca ha spiegato che la società si aspettava di avere in mano la divisione di Iveco entro la fine di marzo, ma che ora sta aspettando gli sviluppi dell’operazione.

Leonardo, Cingolani: “Entro il 2026 prime componenti del Michelangelo Dome in Ucraina”

Poste Italiane Dic 25

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