Il lavoro da remoto sembrava ormai superato. Poi è arrivata una guerra in Medio Oriente e una nuova crisi energetica globale lo ha fatto tornare improvvisamente attuale.
A quasi tre settimane dall’inizio della campagna militare statunitense in Iran, il conflitto produce effetti a catena sui mercati dell’energia. Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti per il petrolio mondiale, risulta di fatto bloccato. Da qui transitava circa il 20% del petrolio e del gas liquefatto scambiati nel mondo.
Questa interruzione riduce le forniture energetiche e mette sotto pressione le riserve di carburante, soprattutto nei Paesi che dipendono dal petrolio e dal gas del Medio Oriente. Molti governi temono un rallentamento prolungato del commercio energetico e cercano soluzioni immediate.
Una delle misure più semplici consiste nel ridurre gli spostamenti. Alcuni Paesi stanno quindi tornando a strategie già utilizzate nel 2022: incoraggiare il lavoro da casa.
Il ritorno del lavoro da remoto per risparmiare carburante
Martedì il Ministero dell’Industria e del Commercio del Vietnam ha invitato cittadini e imprese a collaborare con il governo per proteggere la sicurezza energetica del Paese.
Secondo il ministero, il risparmio di carburante richiede uno sforzo collettivo. Dove possibile, il lavoro da remoto può ridurre gli spostamenti quotidiani e limitare il consumo di energia.
Negli ultimi giorni Vietnam, Pakistan, Thailandia e Filippine hanno diffuso indicazioni simili. Le autorità incoraggiano il lavoro flessibile, le settimane lavorative di quattro giorni e perfino l’uso delle scale al posto dell’ascensore.
Anche in Europa alcuni governi hanno lanciato appelli per ridurre gli spostamenti. Il ministro dell’Energia danese Lars Aagaard ha invitato i cittadini a evitare l’uso dell’auto quando non è strettamente necessario.
Una strategia già usata durante la crisi energetica del 2022
Non è la prima volta che una crisi energetica spinge i governi verso il lavoro flessibile. Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, le sanzioni occidentali contro Mosca hanno ridotto drasticamente le forniture di energia.
Prima della guerra l’Europa importava il 45% del gas naturale e il 30% del petrolio dalla Russia. Il calo dell’offerta ha fatto salire rapidamente i prezzi dell’energia.
Per contenere i consumi molti governi hanno promosso il lavoro da remoto. In Germania, ad esempio, un’analisi del 2022 ha stimato che un uso più ampio dello smart working avrebbe potuto ridurre il consumo nazionale di gas di circa il 5%.
All’epoca il ministro dell’Economia e del Clima Robert Habeck invitò i lavoratori a restare a casa uno o due giorni alla settimana per ridurre l’uso di energia.
Misure simili sono comparse anche fuori dall’Europa. In Sri Lanka circa un milione di dipendenti pubblici ha lavorato quattro giorni a settimana per tre mesi nel 2022, proprio per ridurre il consumo di carburante.
Una crisi energetica particolarmente dura per l’Asia
L’attuale crisi colpisce soprattutto i Paesi dell’Asia meridionale e orientale. Molti di questi Stati dipendono dal Medio Oriente per una quota significativa delle forniture energetiche.
I Paesi asiatici acquistano circa il 60% del loro petrolio dal Medio Oriente. Prima della guerra assorbivano anche l’82% delle esportazioni di gas naturale liquefatto del Qatar, il principale esportatore della regione.
Le spedizioni dal Qatar si sono però fermate dopo gli attacchi con droni che hanno colpito uno dei più grandi impianti di produzione di gas liquefatto del Paese.
La situazione si complica ulteriormente per via delle scorte limitate. Thailandia e Filippine possiedono riserve di petrolio sufficienti per circa due mesi. Il Pakistan dispone di scorte per circa un mese, mentre il Vietnam ha meno di venti giorni di riserve.
La corsa globale al petrolio e al gas
Per compensare le carenze, molti Paesi cercano forniture alternative. La Thailandia sta aumentando la produzione di gas nel Golfo della Thailandia. Altri governi cercano di acquistare più gas liquefatto sul mercato internazionale o dagli Stati Uniti.
Tuttavia queste soluzioni potrebbero non bastare se le esportazioni energetiche dal Medio Oriente restano limitate. Per molti governi la strada più immediata resta quindi una sola: ridurre la domanda di carburante.
In questo contesto il lavoro da casa torna a essere uno strumento semplice e rapido. Restare a casa, almeno per qualche giorno alla settimana, può aiutare a risparmiare energia e ad allungare la durata delle riserve di carburante.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

