Anche stavolta la Bce non tocca i tassi di interesse. Ma la situazione economica e geopolitica potrebbe presto portare a un aumento, mentre in via eccezionale Francoforte ha incluso nelle sue proiezioni economiche i dati fino all’11 marzo per poter includere gli effetti della guerra in Medio Oriente. Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026.
I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno al 2%, al 2,15% e al 2,40%.
Se fino alla scorsa riunione della Bce i mercati si aspettavano una lunga pausa dagli interventi sui tassi, adesso molti parlano di un aumento a giugno. D’altronde, il contesto è completamente cambiato dalla riunione di febbraio, tra guerra in Medio Oriente e prezzi dell’energia alle stelle. “La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia”, dice la Bce.
Secondo Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings “è improbabile che la BCE mostri la stessa pazienza adottata durante il precedente shock inflazionistico. Questa volta non c’è un margine di inflazione sotto il target su cui fare affidamento: l’inflazione core è già al di sopra dell’obiettivo proprio mentre si manifesta il nuovo shock. Inoltre, la BCE deve dimostrare che la sua strategia aggiornata, che promette maggiore flessibilità e una risposta più rapida agli shock dal lato dell’offerta, non è solo retorica. In questo contesto, ci aspettiamo un aumento dei tassi a giugno”.
Francoforte parla di “posizione favorevole” per affrontare l’incertezza. “L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati”.
Le nuove proiezioni della Bce
Le nuove proiezioni degli esperti della BCE includono, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino all’11 marzo, una data di chiusura posticipata rispetto al consueto.
Nello scenario di base l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente.
L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all’inflazione al netto di energia e alimentari. “I nostri esperti si attendono una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita”, dice Francoforte.
“I nostri esperti hanno analizzato come la guerra in Medio Oriente potrebbe influire su crescita e inflazione, sulla base di alcuni scenari alternativi formulati a scopo illustrativo”.
Secondo l’analisi di scenario, un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe “un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l’inflazione a medio termine dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente”.

