Intervista alla presidente Adsi, Maria Pace Odescalchi: come le dimore storiche private sostengono l’identità culturale del Paese.
Alla guida dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, Maria Pace Odescalchi racconta una realtà che conserva il passato e parla con forza al presente. Si tratta di un patrimonio diffuso, fatto di dimore vive, comunità, competenze e visione. Oggi, questo patrimonio chiede politiche lungimiranti per continuare a generare valore culturale, sociale ed economico per il Paese.
Presidente, può raccontarci come e quando nasce I’Associazione Dimore Storiche Italiane? Quale visione ha guidato la sua fondazione e come si è evoluta nel tempo?
Adsi nasce nel 1977 per iniziativa di proprietari consapevoli di custodire un patrimonio storico, architettonico e culturale di valore nazionale. Fin dall’origine la visione è stata chiara: prendersi cura delle dimore storiche e riaffermarne il ruolo nella società contemporanea.
A quasi cinquant’anni dalla fondazione, l’Associazione rappresenta oltre 4.500 soci e continua a operare con la stessa responsabilità, a tutela di beni che costituiscono una parte essenziale dell’identità culturale italiana.
Qual è oggi il ruolo concreto dell’Adsi nella tutela del patrimonio culturale privato? Come si interfaccia con le istituzioni pubbliche?
Adsi svolge un ruolo attivo nella tutela e valorizzazione di migliaia di dimore storiche, il più grande museo diffuso del Paese, affiancando i proprietari nella gestione quotidiana con consulenze specialistiche e strumenti operativi.
Il confronto costante con le istituzioni pubbliche è centrale per costruire politiche condivise che garantiscano la conservazione e una fruizione sempre più ampia e qualificata.
Le dimore storiche non sono solo immobili di pregio, ma contenitori di memoria, arte e tradizione. Come si preserva questa identità in un’epoca di cambiamento così rapido?
Custodiscono archivi, collezioni e testimonianze che raccontano secoli di storia e di vita quotidiana. Spesso rappresentano il fulcro delle comunità locali, inserite in borghi e paesaggi rurali di grande bellezza.
Preservarne l’identità significa mantenerle vive e accessibili, riconoscendole come una risorsa strategica per i territori e come parte di una filiera economica che genera un enorme valore.
In che modo Adsi supporta i proprietari nella conservazione delle strutture e nella loro sostenibilità economica?
Adsi accompagna in modo strutturato i proprietari, mettendo a disposizione competenze, strumenti e servizi che consentono una gestione sostenibile delle dimore nel lungo periodo.
Parallelamente lavora alla costruzione di una rete di partner a supporto dell’associazione e delle singole realtà. È questo l’obiettivo, ad esempio, delle recenti intese con Abi e Acri, finalizzate a sviluppare soluzioni condivise per valorizzare il potenziale delle dimore storiche.
Quali sono oggi le principali problematiche per un proprietario di dimora storica?
La criticità principale resta la complessità della gestione quotidiana, tra vincoli normativi, iter autorizzativi e costi di manutenzione continui e spesso non differibili.
I dati dell’Osservatorio Adsi indicano che l’85% degli interventi è autofinanziato, per una spesa annua complessiva di circa 2 mld di euro. Da qui l’esigenza di affiancare alla tutela un sistema fiscale più equilibrato.
Qual è il valore aggiunto che una dimora storica può offrire nel turismo esperienziale?
Sono strutture che integrano ospitalità, patrimonio culturale e identità territoriale, offrendo esperienze autentiche e profondamente legate allo spirito dei luoghi.
Un modello di accoglienza che contribuisce a destagionalizzare i flussi turistici e a valorizzare aree meno conosciute, ampliando l’offerta culturale del nostro Paese.
Adsi è attiva anche a livello europeo. Che ruolo ha nel contesto internazionale?
L’Associazione opera all’interno della rete European Historic Houses, interlocutore delle istituzioni europee sui temi della sostenibilità e dell’innovazione.
In questo ambito promuove progetti di formazione, digitalizzazione e scambio di buone pratiche, con un’attenzione particolare al coinvolgimento delle nuove generazioni.
Che ruolo ha la digitalizzazione per le dimore storiche?
La digitalizzazione è sempre più centrale: molte strutture investono negli archivi digitali, nella manutenzione preventiva e in sistemi di gestione avanzati.
Adsi sostiene questo percorso favorendo l’accesso a strumenti finanziari e promuovendo la formazione, affinché innovazione tecnologica e custodia procedano in modo coerente.
Qual è la risposta del pubblico a iniziative come ‘Cortili Aperti’?
La risposta del pubblico a iniziative è ogni anno straordinaria e profondamente incoraggiante. Assistiamo a una partecipazione crescente, trasversale per età e provenienza, che testimonia quanto sia vivo nel Paese il desiderio di riscoprire e comprendere il nostro patrimonio culturale più autentico.
Migliaia di visitatori varcano soglie che per secoli hanno custodito storia, arte, tradizioni familiari e identità territoriali: non si tratta solo di visite, ma di veri e propri momenti di incontro tra comunità e memoria.
Che ruolo hanno scuole e università?
Svolgono un ruolo strategico e imprescindibile nella tutela valorizzazione delle dimore storiche. In questa direzione si inserisce il bando Tesi di Laurea Adsi, un’iniziativa che sostiene e premia giovani studiosi che scelgono di dedicare il proprio percorso di ricerca al patrimonio culturale privato vincolato.
Parallelamente, grazie al sostegno della Fondazione Roma è stato avviato il bando Turismo Scolastico, che promuove l’accesso delle scuole alle dimore storiche facilitando altresì percorsi educativi che avvicinano studenti di ogni età alla storia, all’arte e all’identità dei territori.
Qual è il futuro delle dimore storiche in Italia?
È un futuro che passa da una crescente integrazione all’interno dei territori di riferimento. Sono ormai riconosciute come volano per lo sviluppo culturale, sociale ed economico, in particolare nei piccoli comuni e nelle aree interne.
Per garantirne la trasmissione alle nuove generazioni è tuttavia essenziale rafforzare il partenariato pubblico-privato. Oltre 10.000 dimore sono pronte ad ampliare o avviare nuove attività, liberando un potenziale ancora in parte inespresso.
Come possono le dimore essere esempi di sostenibilità?
Rappresentano un equilibrio virtuoso tra conservazione e utilizzo. Molte investono in manutenzione preventiva, efficientamento energetico e gestione responsabile delle risorse, riducendo l’impatto ambientale senza comprometterne l’identità.
Si tratta anche di interventi che tengono vive filiere di maestri artigiani, restauratori e professionisti qualificati, rendendo la sostenibilità anche culturale e sociale.
Un messaggio finale: perché è importante sostenere le dimore storiche oggi?
Perché sono il ponte tra il nostro passato e il nostro futuro, e al tempo stesso risorse che generano grandissimo valore all’interno delle comunità in cui si trovano.
Sostenerle significa trasmettere alle generazioni future un patrimonio che rappresenta la nostra identità e una risorsa davvero strategica per il nostro Paese.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)
