Transizione energetica: crescita record e nuova spinta geopolitica nel 2025

rinnovabili solare

Nel 2025, la transizione energetica globale ha conosciuto una crescita rapida e un’adozione sempre più diffusa. Una tendenza destinata a proseguire anche nel 2026, ma che potrebbe ricevere un’ulteriore spinta a causa delle recenti tensioni geopolitiche, in particolare della guerra in Iran.

Secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), le fonti rinnovabili hanno rappresentato l’85,6% della nuova capacità energetica installata nel mondo lo scorso anno. La loro quota complessiva ha raggiunto un livello record del 49,4%, in aumento rispetto al 46,3% del 2024.

Alla base di questa crescita c’è soprattutto il drastico calo dei costi delle tecnologie chiave, come i pannelli solari e le turbine eoliche. Queste soluzioni sono ormai così competitive che oltre il 90% dei nuovi progetti rinnovabili risulta più economico rispetto alle alternative basate sui combustibili fossili.

La vulnerabilità delle forniture di petrolio e gas

Oggi, però, non è più solo una questione di convenienza economica. Il conflitto in Medio Oriente ha messo in luce la vulnerabilità delle forniture globali di petrolio e gas, fortemente dipendenti da snodi strategici come lo Stretto di Hormuz. Il blocco di questa via marittima, che gestisce circa il 20% dei flussi energetici mondiali, ha evidenziato i rischi legati a un sistema concentrato in poche aree geografiche.

In questo contesto, le rinnovabili emergono come una soluzione non solo sostenibile, ma anche più sicura. A differenza delle fonti fossili, distribuite in modo disomogeneo, sole e vento sono disponibili ovunque. Secondo alcune analisi, il loro potenziale sarebbe sufficiente a coprire la domanda energetica globale molte volte.

Le opportunità più significative si trovano nei Paesi in via di sviluppo, che oggi dipendono dalle importazioni di combustibili fossili. L’Africa, ad esempio, concentra una quota rilevante del potenziale globale grazie alle sue risorse solari ed eoliche.

In Asia la concentrazione di importazioni

La crisi energetica attuale colpisce in particolare l’Asia, dove si concentra la maggior parte delle importazioni che transitano dallo Stretto di Hormuz. Paesi come Bangladesh e Vietnam hanno introdotto misure di risparmio energetico, mentre cresce l’interesse per la mobilità elettrica e si riapre il dibattito sul nucleare. Anche in Europa si registra un’accelerazione nell’adozione di tecnologie come pannelli solari, pompe di calore e veicoli elettrici.

Non mancano però le criticità. L’energia solare ed eolica dipende dalle condizioni meteorologiche, e la loro integrazione su larga scala richiede sistemi di accumulo sempre più efficienti. Inoltre, le catene di approvvigionamento restano un punto debole: la produzione di componenti essenziali è concentrata in pochi Paesi, tra cui la Cina, il cui ruolo è cruciale per l’intero settore.

Nonostante queste sfide, la direzione appare chiara. La crisi in Medio Oriente sta accelerando una trasformazione già in atto, spingendo governi e mercati verso un modello energetico più resiliente, decentralizzato e sostenibile. Le energie rinnovabili, dunque, non rappresentano solo una risposta alla crisi climatica, ma anche una leva strategica per rafforzare sicurezza energetica, stabilità economica e autonomia nazionale.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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