Milano capitale dei super-ricchi: il diritto di famiglia italiano alla prova. Parla l’Avv. Armando Cecatiello

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Tremilaseicento milionari in un solo anno. È il numero di nuovi ricchi che nel 2025 hanno scelto l’Italia come destinazione, portando con sé un patrimonio complessivo stimato in 21 miliardi di dollari. Terza meta mondiale per gli HNWI dopo Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. Numeri da capogiro, che però si scontrano con un apparato giuridico – quello del diritto di famiglia – rimasto fermo a un’epoca in cui le coppie vivevano nello stesso Paese e i patrimoni stavano dentro un unico ordinamento. Separazione dei beni, comunione legale, il doppio passaggio obbligato tra separazione e divorzio. Un impianto pensato per un mondo che semplicemente non c’è più. Chi bussa oggi alle porte degli studi legali milanesi arriva da Londra, da Dubai, da New York, e si porta dietro trust anglosassoni, strutture fiduciarie a più livelli, aspettative forgiate in sistemi dove il giudice del regime di separazione dei beni se ne infischia. La crescita è stata vertiginosa. Le adesioni alla flat tax per neo-residenti – 94 nel 2017 – sono schizzate a 1.495 nel 2023: più 1.487% in sei anni. Di quei 1.495 beneficiari, 425 risultano familiari dei titolari principali. Un dettaglio che dice tutto: non si trasferisce il singolo individuo, si trasferisce la famiglia. E con la famiglia arrivano matrimoni, divorzi, convivenze, liti per l’affidamento dei figli. Tutto su scala globale. Milano è l’epicentro. La presenza di cittadini francesi nel capoluogo lombardo è cresciuta del 68% tra il 2017 e il 2023, quella dei britannici del 32% dopo la Brexit. “L’Italia è veramente invasa dai milionari da tutto il mondo, soprattutto dopo la Brexit abbiamo avuto un numero altissimo di persone che vivevano prima a Londra e che si sono spostati in Italia”, ricostruisce Armando Cecatiello, avvocato del Foro di Milano esperto in diritto di famiglia internazionale. Non è solo una questione di fisco. È vita vissuta: relazioni che nascono, esplodono, finiscono davanti a un giudice. Con patrimoni sparpagliati su tre o quattro giurisdizioni, ogni separazione diventa un rompicapo.

Il nodo vero – quello che manda in tilt tutto il sistema – è tecnico. L’Italia resta uno dei pochissimi Paesi a imporre il doppio step separazione-divorzio. “Il nostro lavoro è capire dove è meglio separarsi o meglio dove meglio divorziare perché siamo l’unico paese, forse, che ancora ha il doppio step: la separazione poi il divorzio» precisa Cecatiello. Ma c’è di peggio. Le differenze sostanziali tra ordinamenti producono voragini patrimoniali. «In Italia abbiamo separazione dei beni o comunione di beni, all’estero il giudice inglese, americano, australiano non riconosce la separazione di beni perché non considera la separazione di beni un pre-nup o post-nup e ciò ha conseguenze importanti sul piano patrimoniale” spiega ancora l’avvocato. Tradotto: un coniuge convinto di aver blindato il proprio patrimonio con la separazione dei beni potrebbe scoprire, che quella protezione vale zero.

Le cifre che girano su questi tavoli sono fuori scala per il mercato legale italiano. Cecatiello non si nasconde: “Ho curato un contratto di convivenza per un personaggio che invece non vuole assolutamente sposarsi, parliamo di un patrimonio di un bilione”. Operazioni del genere richiedono fiscalità internazionale, conoscenza dei meccanismi fiduciari anglosassoni, tecniche negoziali che nei nostri studi – diciamolo – si trovano raramente. E il fenomeno non farà che crescere: 165.000 milionari migreranno nel mondo nel 2026.

La risposta della professione? Ancora a macchia di leopardo. Qualcuno investe in formazione, apre a metodi alternativi di risoluzione dei conflitti. “Sicuramente uscire dai confini italiani, ma non nella misura di andare a lavorare all’estero come fuga di cervelli, ma di aprire la mente sul fatto che le competenze che abbiamo in Italia possono essere arricchite da altre competenze” rilancia Cecatiello. Nel frattempo abbiamo nuovi arrivi da Dubai in seguito alla destabilizzazione dell’area dovuta alla guerra, famiglie che da Londra avevano scelto come destinazione gli Emirati  ora stanno facendo le pratiche per venire in Italia.

C’è poi un dato parallelo che completa il quadro. Nel 2024 i matrimoni celebrati da coppie straniere in Italia hanno superato quota 15.100, con un incremento dell’11,4% sull’anno precedente, e nel 2025 le presenze straniere dovrebbero raggiungere i 271 milioni – il massimo mai registrato. Ogni matrimonio celebrato è un potenziale caso di diritto di famiglia internazionale nel momento in cui la relazione si sgretola.

Per i professionisti italiani si spalanca una finestra che potrebbe portare il sistema legale nazionale a livelli di sofisticazione paragonabili a quelli anglosassoni. Per i cittadini, avvocati capaci di gestire patrimoni cross-border significano tutele reali in situazioni familiari sempre più intricate. La sfida è chiara: trasformare un’emergenza di competenze in opportunità strutturale. Prima che il mercato venga ingoiato da operatori stranieri.

Poste Italiane Dic 25

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