La proposta di legge della Commissione europea ‘Industrial Accelerator Act‘ preoccupa la Cina. La nuova normativa pone al centro il contrasto delle importazioni a basso costo di prodotti tecnologici con l’obiettivo dichiarato di aumentare la quota del settore manifatturiero sul Pil del Blocco al 20% entro il 2035, rispetto al 14,3% dello scorso anno.
Le tensioni geopolitiche in corso in tutto il mondo hanno fatto emergere nuovamente l’eccessiva dipendenza dell’Unione da Paesi terzi in settori considerati chiave per lo sviluppo economico. Inoltre, l’incapacità di garantire e diversificare le catene di approvvigionamento cruciali creerebbe rischi economici e sociali significativi, con potenziali ripercussioni sull’ordine pubblico nell’Unione. Dunque, ridurre le vulnerabilità esterne potrebbe contribuire a rafforzare l’economia europea, stimolare gli investimenti e sostenere il profondo processo di trasformazione industriale in corso.
Nello specifico, l’Industrial Accelerator Act imporrà restrizioni agli investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro provenienti da Paesi con oltre il 40% della produzione mondiale in settori strategici come batterie, pannelli solari ed energia nucleare. Questi investimenti dovranno garantire che almeno il 50% dei lavoratori siano europei, che le aziende locali siano coinvolte nel processo produttivo e che le aziende trasferiscano il know-how tecnologico ai partner europei.
Questa necessità di protezione industriale emersa all’interno dell’Unione però ha scatenato una dura reazione della Cina che, attraverso una nota del ministero del Commercio ha sottolineato che la legge comporterà “una discriminazione nei confronti degli investitori cinesi, il che è contrario ai principi fondamentali dell’economia di mercato, come la volontarietà commerciale e la concorrenza leale” La Cina “è disposta a dialogare e a confrontarsi con la controparte europea su questo tema”, ha aggiunto. Tuttavia, se l’Ue “ignorerà i suggerimenti di Pechino, quest’ultima non avrà altra scelta che adottare contromisure“.
Da dove nasce l’irritazione della Cina
L’Europa è uno dei canali commerciali privilegiati della Cina e ha acquisito ancora maggiore importanza a seguito della guerra commerciale scatenata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, attraverso i dazi. Dunque, Pechino teme un altro contraccolpo economico da una possibile diminuzione delle esportazioni verso i Paesi del Blocco europeo.
Il sostegno dell’Italia all’Industrial Accelerator Act
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, pur sottolineando il sostegno dell’Italia alla proposta della Commissione, e l’importanza per la tutela dei settori strategici e per la promozione delle catene del valore nazionali ed europee, ha lanciato un monito durante l’incontro dell’8 aprile con il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale, Stéphane Séjourné.. “Siamo in una fase di crisi sistemica che richiede risposte rapide e concrete. Dobbiamo accelerare nell’attuazione dell’Industrial Accelerator Act: non è sostenibile attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low carbon”, ha dichiarato il ministro Urso. “Ci adopereremo in Consiglio per conseguire questo obiettivo. In tre anni può cambiare il contesto globale, le catene del valore, la competizione internazionale, e certo non in meglio: l’Europa deve agire ora, non quando sarà troppo tardi”.
