L’Italia continua a essere la più dipendente dall’auto. Secondo gli ultimi dati diffusi da Istat, nel 2024 il tasso di motorizzazione ha superato le 700 auto ogni mille abitanti, il valore più alto dell’Unione europea. Un numero che certifica una trasformazione iniziata negli anni del boom economico e mai realmente arrestata, nonostante la crescita delle città metropolitane, le politiche green e l’espansione della mobilità condivisa.
Il confronto con gli altri grandi Paesi europei è netto: la media Ue si ferma a 578 vetture ogni mille abitanti, mentre Francia, Germania e Spagna restano comprese tra 550 e 600. In Italia, invece, il numero di automobili continua a crescere e ha ormai raggiunto livelli strutturalmente superiori al resto del continente.
Dove il trasporto pubblico è insufficiente
L’automobile resta ancora oggi il principale strumento di mobilità privata in diverse aree del BelPaese, soprattutto in quelle in cui il trasporto pubblico è insufficiente o frammentato. È il caso di molte province del Sud e delle Isole, dove l’auto rappresenta spesso l’unica alternativa per spostarsi quotidianamente tra casa, lavoro e servizi essenziali.
Nei grandi centri urbani dotati di reti metropolitane e sistemi di trasporto più efficienti, il tasso di motorizzazione resta relativamente più contenuto. Venezia registra il valore più basso tra i capoluoghi metropolitani, con circa 460 vetture ogni mille abitanti. All’estremo opposto ci sono città come Catania, che supera quota 820, e Frosinone, che raggiunge addirittura 856 automobili ogni mille residenti.
Secondo le elaborazioni riportate dall’Istat nel report “Lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni”, due auto su tre in Italia hanno almeno otto anni e una su quattro supera i vent’anni di età. Una dinamica che pesa sulle emissioni, sulla sicurezza stradale e sui costi di gestione, in un mercato dove il prezzo delle vetture nuove continua a crescere più rapidamente dei redditi familiari.
L’alta velocità
Lo sviluppo dell’alta velocità inizia nel 1977 con la “direttissima Roma-Firenze”. Oggi la domanda di trasporto ferroviario complessiva in Italia è di oltre 55 miliardi di passeggeri per chilometro, la metà di quella francese e tedesca (rispettivamente 107 e 109 miliardi di passeggeri).
Ancora “più recente e impetuoso rispetto al trasporto ferroviario è lo sviluppo del trasporto aereo: con l’avvento dei charter e poi delle compagnie aeree low-cost volare diventa accessibile e la crescita della domanda è continua, capace d’immediata ripresa anche dopo il collasso del 2020. I passeggeri partiti o arrivati negli scali italiani sono passati da 800mila nel 1954 a oltre 218 milioni nel 2024, quadruplicando nell’ultimo trentennio”, si legge nel testo.
