Stefano Antonio Donnarumma (FS): “Per noi il domestico ha la dimensione dell’Europa”

Stefano Antonio Donnarumma

Sotto la guida di Stefano Donnarumma, FS accelera tra cantieri record, innovazione digitale e strategie internazionali. Gli obiettivi sono il rafforzamento della rete ferroviaria italiana e l’espansione europea.

“Per noi il domestico ha la dimensione dell’Europa”, parla così l’ingegnere Stefano Antonio Donnarumma, numero uno del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane il cui futuro corre su un doppio binario: la modernizzazione infrastrutturale e lo sviluppo, altrettanto strategico, delle connessioni digitali e dell’intelligenza artificiale.

“Nel 2025 abbiamo mosso più di 250 milioni di passeggeri all’estero, con un incremento del quindici per cento – prosegue Donnarumma – Il nostro focus è internazionale, puntiamo a esportare l’alta velocità all’estero dove il Made in Italy e la nostra ingegneria sono enormemente apprezzati”.

Con l’avvio operativo di FS International, avete creato una sub holding incaricata di rafforzare la governance delle attività estere e di lanciare una nuova fase di espansione oltre i confini nazionali.

Crediamo fortemente nella dimensione europea di FS. FS International, con un fatturato annuo di circa due miliardi e mezzo, include sei società che operano in Spagna, Inghilterra, Francia, Germania, Olanda e Grecia.

Il prossimo obiettivo è portare il Frecciarossa in Inghilterra, passando sotto la Manica. Il tunnel ha una capienza stimata nel 30% della capacità dell’infrastruttura. In Francia stiamo cercando di finalizzare un accordo con un importante fondo di investimenti, Certares, per comprare insieme, ma mantenendo sempre noi il controllo, la flotta di treni che servirà per compiere il viaggio da Parigi a Londra, confidiamo di riuscirvi.

 Lei è amministratore delegato di FS dal 2024, solo nello scorso anno avete investito oltre 18 mld di euro arrivando a un attivo di 1.300 cantieri sulla rete ferroviaria nazionale. Tanti investimenti ma anche non pochi disagi.

Quando un cambiamento è in atto, la macchina ha sempre bisogno di un tempo congruo di adattamento. Abbiamo affrontato, con successo, la sfida del Pnrr, che ha imposto tempi di realizzazione serrati, con uno straordinario impiego di energie e una accelerazione record nell’ultimo biennio. I 25 mld previsti noi li finalizziamo.

Possiamo dire di aver raggiunto tutti gli obiettivi che ci sono stati assegnati. Inizialmente, l’opinione pubblica ha manifestato qualche critica, ma l’operazione trasparenza e informazione alle persone che abbiamo messo in campo è servita a chiarire che stiamo portando avanti la piu grande trasformazione infrastrutturale del paese e 1.300 cantieri operativi ogni giorno possono creare qualche disagio.

I ritardi si sono sempre verificati, anche prima dei cantieri del Pnrr, e, dati alla mano, possiamo dire che erano significativamente maggiori rispetto a quelli dell’ultimo anno.

Su che cosa punta il piano ‘Next level’ (100 mld in cinque anni) che avete presentato per il periodo 2025-2029?

L’obiettivo è modernizzare le infrastrutture ferroviarie e stradali, con focus su sicurezza, alta velocità e miglioramento del servizio regionale. Vogliamo potenziare la rete e incrementare il traffico passeggeri e merci, raggiungendo i 20 mld di ricavi entro il 2029.

Circa un quinto degli investimenti previsti si concentrano sulla tecnologia innovativa, per esempio sui sistemi di segnalamento di ultima generazione che già oggi impiegano l’intelligenza artificiale consentendoci di sapere, in ogni istante, dove si trova un convoglio, sia per ragioni di sicurezza che per massimizzare l’intensificazione dell’utilizzo della rete.

Altri esempi del contenuto ‘tech’ dei treni?

Vogliamo potenziare le telecomunicazioni a bordo dei treni, sulla tratta Torino-Milano renderemo possibile, entro fine anno, il traffico dati al massimo livello in modo da consentire ai passeggeri di restare perfettamente collegati in una videocall senza interruzioni di sorta.

Inoltre, grazie a un accordo con Microsoft, abbiamo messo a disposizione di quasi la metà dei nostri dipendenti un agente AI per meglio supportarli nelle loro attività professionali, anche attraverso corsi di formazione specifica.

FS ha quasi 100mila dipendenti, ogni anno rimpiazzate coloro che fuoriescono per pensionamento.

Siamo il principale datore di lavoro del Paese, se si considerano anche l’indotto e le aziende satellite. A fronte di un’uscita media annua di circa cinquemila persone di pensionamento, procediamo con un numero di assunzioni superiore. E poi siamo una stazione appaltante che offre opportunità di lavoro a tanti giovani laureati nelle facoltà Stem di cui c’è grande domanda.

Siamo molto consapevoli, e orgogliosi, del ruolo e della responsabilità che rappresentiamo per il Paese, d’altronde siamo l’unica azienda che porta la parola ‘Stato’ nel nome.

Le Ferrovie non lavorano per macinare utili ma per offrire un servizio fondamentale al 90% dei passeggeri italiani, i pendolari. Noi dobbiamo garantire a quei cittadini che ogni giorno si muovono per ragioni di lavoro e familiari di poterlo fare a prezzi accessibili.

C’è poi il restante 10%, i passeggeri dell’alta velocità, che invece opera sul libero mercato. Per costoro i prezzi si definiscono in tempo reale attraverso l’uso di algoritmi che inseguono la dinamica di domanda e offerta.

L’AI è un’opportunità che genera anche rischi.

Nel sistema dei trasporti l’AI non potrà mai sostituire l’apporto umano, quando per esempio c’è da avvitare una vite o da fornire un servizio a bordo. Per noi l’AI è piuttosto un’opportunità che potrebbe anche consentire, un giorno, di liberare risorse per destinarle a compiti di maggiore valore aggiunto. Una macchina può calcolare probabilità e rischi finanziari, ma non possiede la saggezza.

Affidare il ‘risk appetite’ esclusivamente a un algoritmo è un pensiero complesso: la macchina potrebbe trovare accettabile un rischio che per un essere umano è, per definizione, inaccettabile. Il miglior modo di guidare lo sviluppo è il confronto. La connessione tra le macchine deve sempre restare subordinate alla connessione tra le persone.

Lei ha ricordato, a più riprese, il ruolo trasformativo dell’alta velocità, un’eccellenza italiana che ha accorciato le distanze e cambiato il volto del Paese.

Se vent’anni fa la sfida era far correre i treni a 300 km orari in sicurezza, oggi la sfida si chiama intelligenza artificiale. Per questo, abbiamo avviato un piano tecnologico da oltre venti miliardi per digitalizzare la rete ferroviaria.

L’alta velocità ha cambiato la geografia del Paese, per questo porteremo la Roma-Bari a tre ore entro il 2028. In questo campo siamo uno dei top player europei, puntiamo a creare una ‘metropolitana’ europea dove l’Italia svolga un ruolo centrale per capacità tecnologica e qualità del servizio.

In pochi sanno che FS paga la bolletta elettrica più cara d’Italia.

La bolletta per le ferrovie supera il miliardo l’anno, consumiamo il 2% dell’energia prodotta nel Paese utilizzando un mix di rinnovabili e gas. Oggi però acquistiamo l’energia, non la produciamo. In prospettiva, ci siamo posti l’obiettivo di produrre l’energia solare coinvolgendo investitori e operatori che saranno fornitori di FS.

Un’altra parola chiave è ‘sicurezza’.

Per noi la sicurezza riguarda i nostri lavoratori, penso ad esempio a tutto il personale di bordo chiamato spesso a gestire, quando non a subire, episodi di aggressione da parte del pubblico. Specialmente sui treni regionali, si tratta di fenomeni legati al disagio giovanile e più in generale al disagio sociale. Poi ci sono i casi più incresciosi di vero e proprio sabotaggio su cui si sono anche inchieste in corso.

In generale, oltre all’azione mirata del Governo, noi abbiamo siglato protocolli d’intesa con le forze dell’ordine e abbiamo creato FS Security per supportare gli agenti con personale ad hoc. Noi lavoriamo quotidianamente per gestire e vigilare su entrambe le problematiche, abbiamo siglato protocolli d’intesa con le forze dell’ordine, e abbiamo creato una societa apposita, FS Security, per supportare gli agenti con nostro personale.

Le piace fare l’Ad delle Ferrovie?

Dopo oltre trent’anni di attività da ingegnere e da manager, per me è un punto d’arrivo fondamentale. Provo soddisfazione nel gestire questa azienda che, a mio giudizio, è la più importante del Paese.

FS ha un impatto diretto sulla comunità e sulla vita delle persone. L’infrastruttura italiana è interamente gestita da noi, lo scorso anno abbiamo generato cinquanta miliardi di Pil, con un effetto tangibile su occupazione, dorsale tecnologica, filiera produttiva e del valore. Sì, posso dirmi certamente soddisfatto.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)

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