Europa a rischio deserto industriale, il monito di Orsini (Confindustria)

orsini confindustria

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia un duro allarme sul futuro dell’industria europea e italiana durante l’Assemblea del 2026 dell’associazione, chiedendo scelte “coraggiose” su energia, politica industriale e competitività. Nel suo intervento a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni, Orsini ha sostenuto che “senza produzione e crescita non c’è redistribuzione e non c’è futuro”.

Il numero uno di Confindustria ha parlato di un’Europa sempre meno competitiva, a causa di “alti costi dell’energia, mancanza di investimenti e regole asfissianti” che hanno “mortificato l’iniziativa imprenditoriale e hanno intaccato i livelli occupazionali”. Negli ultimi anni, si legge nella relazione di Orsini, l’Unione Europea avrebbe perso 250mila occupati nella manifattura e circa un milione nell’indotto.

Nel discorso è stato più volte richiamato il tema della concorrenza cinese. “La Cina sta colonizzando i nostri mercati”, ha affermato il presidente degli industriali, spiegando che senza un sostegno immediato alle produzioni europee “saremo costretti al deserto industriale”.

Tra le richieste avanzate da Confindustria figura la sospensione del sistema Ets europeo sulle emissioni, definito da Orsini “una vera pazzia” perché avrebbe trasformato la decarbonizzazione in “un prodotto di speculazione finanziaria”.

Ampio spazio anche alla questione energetica. Orsini ha definito il costo dell’energia “una minaccia esistenziale” per le imprese italiane e ha chiesto di accelerare sul ritorno al nucleare, sostenendo che il Paese debba recuperare autonomia energetica. “Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti”, ha dichiarato.

Nel suo intervento, Orsini ha richiamato anche le tensioni geopolitiche internazionali e i rischi legati al blocco dello Stretto di Hormuz, definito uno dei principali fattori di instabilità per l’economia europea. Il presidente di Confindustria ha ricordato che alla guerra in Ucraina si è aggiunto il conflitto in Medio Oriente, con conseguenze dirette sulle forniture energetiche e sui costi per imprese e famiglie. “Se Hormuz dovesse restare bloccato e il debito comune europeo restasse un’utopia, cosa potrà fare l’Italia?”, ha dichiarato, sottolineando come la disponibilità di energia sia ormai una questione strategica per il sistema produttivo nazionale.

Il presidente di Confindustria ha inoltre insistito sulla necessità di un debito comune europeo per finanziare investimenti strategici in infrastrutture energetiche, intelligenza artificiale, reti digitali, difesa e ricerca. Secondo Orsini, per sostenere la competitività europea servirebbero circa 1.200 miliardi di euro l’anno.

Nel passaggio dedicato all’Italia, Orsini ha indicato cinque priorità per rilanciare la crescita: energia, crescita dimensionale delle PMI, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni normative e maggiori risorse per gli investimenti.

Orsini ha poi sottolineato il ritardo accumulato dall’Italia sul fronte della crescita economica rispetto alle altre grandi economie mondiali. Secondo il presidente di Confindustria, negli ultimi 25 anni il Pil italiano è cresciuto in media dello 0,4% annuo, contro l’1,4% dell’Unione Europea, il 2,1% degli Stati Uniti e l’8% della Cina. Nel complesso, il Pil italiano del 2025 risulta superiore di appena il 10% rispetto a quello del 2000, mentre nello stesso periodo quello europeo è aumentato del 40%, quello statunitense di quasi il 70% e quello cinese del 586%.

Spazio anche ai salari e alla questione demografica. Il presidente di Confindustria ha evidenziato come le basse retribuzioni stiano allontanando i giovani dall’Italia e frenando la domanda interna. “La retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese”, ha spiegato.

In chiusura, Orsini ha ribadito che “la manifattura italiana è ancora la seconda in Europa e l’ottava nel mondo”, invitando politica, istituzioni e parti sociali a collaborare per difendere industria e occupazione. “È il tempo del coraggio”, ha concluso.

L’intervento della premier Giorgia Meloni

Dopo la relazione di Orsini durante l’Assemblea Confindustria 2026, è intervenuta la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, innanzitutto ha ribadito l’importanza della presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che così ricorda “l’importanza dell’industria italiana”.

La premier Meloni ha poi ringraziato Confindustria “per aver riconosciuto gli sforzi che il Governo ha fatto in questi anni per rimettere al centro il lavoro, l’impresa, la produzione. Non lo considero scontato, in una nazione nella quale il dibattito tende spesso a scivolare nello scontro ideologico, a esaurirsi nella tifoseria e al merito dei problemi e delle soluzioni si finisce per non dedicare mai lo spazio che meriterebbe”.

Secondo il Presidente del Consiglio, per ridare forza propulsiva alla produzione industriale il mantra deve essere “la semplificazione e la sburocratizzazione”. “La principale, enorme fragilità che ci riguarda da vicino” risiede “nell’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica” contribuendo “a spingere il continente verso un progressivo declino economico e geopolitico, un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante improvvisamente quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”.

La richiesta della premier a Bruxelles è diretta: “Chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio. Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate e velocità delle decisioni, perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione agli eventi determina la posizione che occupi nello scenario, se cioè sei tra coloro che orientano le scelte o se piuttosto sei tra coloro che le subiscono. Serve sicuramente un cambio di passo sulla competitività, perché è impossibile chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se noi siamo i primi a frenarla con meccanismi burocratici infernali, con il peso soffocante di milioni di adempimenti amministrativi e regolamenti”.

Nel corso del discorso del Presidente del Consiglio Meloni, non è mancato un focus sulla situazione geopolitica mondiale: “”La crisi iraniana sta chiaramente producendo effetti dirompenti sui costi per le famiglie e per le imprese e sulla competitività dei nostri sistemi produttivi, aggravando le nostre vulnerabilità”, ha osservato la premier. “Sono circostanze che sfuggono al controllo degli Stati membri dell’Ue, che giustificano dal nostro punto di vista, ampiamente, l’estensione della flessibilità già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica”. E rivendica il ruolo da protagonista che Roma si sta ritagliando all’interno dell’Ue: “L’Italia oggi è una nazione credibile, autorevole, che non viene più considerata l’anello debole dell’Europa”.

La premier ha poi dichiarato di volere il ritorno del nucleare in Italia “puntando sulle tecnologie più innovative con mini-reattori modulari sicuri e puliti che ci consentano di avere maggiore sicurezza ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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