In Vaticano il futuro dei media digitali tra AI, social e fiducia

In questi anni abbiamo visto “la televisione diventare streaming, la radio diventare podcast, la carta diventare pixel, l’archivio diventare memoria viva e accessibile”. E oggi, con l’intelligenza artificiale che entra progressivamente in ogni fase della filiera produttiva – dalla scrittura alla generazione di immagini, dal doppiaggio automatico alla personalizzazione dei contenuti – la domanda diventa inevitabile: in che direzione stanno andando i media?

È da qui che ha preso il via la celebrazione del ventennale di HD Forum Italia, “Vent’anni di innovazione e convergenza dei media digitali”, ospitata presso il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, nella Sala San Pio X a Roma. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, broadcaster, aziende tecnologiche, esperti di AI e rappresentanti del mondo accademico per riflettere sul futuro della comunicazione audiovisiva tra innovazione, fiducia, responsabilità e trasformazione culturale.

Una riflessione sul rapporto tra tecnologia e società

Più che una celebrazione tecnica, l’evento si è trasformato in una riflessione sul rapporto tra tecnologia e società. Perché, come ha sottolineato Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, “la relazione tra immagini e spettatori sia sempre più porosa e fragile, anche se costruiamo algoritmi sempre più forti ed esperienze sempre più personalizzate”, sottolineando il ruolo crescente delle piattaforme digitali nella costruzione dell’immaginario collettivo.

Al centro del dibattito (inevitabilmente) l’intelligenza artificiale generativa. A raccontarne potenzialità e limiti è stato Antonio Cisternino, Professore e CIO dell’Università di Pisa, con un intervento dal titolo “Van Gogh non replica: l’AI generativa e l’arte di creare l’unico”. “L’output generato non può essere replicato esattamente perché ottiene continuamente varianti”. Un principio che, secondo Cisternino, ridefinisce il concetto stesso di creatività digitale: “L’AI non ripete, come Paganini, come Van Gogh”.

Il punto, però, non è soltanto tecnologico. “Stiamo andando in un mondo dove, se uno ha una buona idea, può creare contenuti anche senza tutta quella capacità tecnica che prima era necessaria”, ha detto il professore, spiegando come l’AI stia abbassando drasticamente le barriere produttive. Una democratizzazione creativa che apre nuove opportunità, ma anche nuovi rischi, come quello dell’omologazione, perché gli stili tendono a ripetersi e i modelli a portare avanti i bias dei dati con cui sono stati addestrati.

La trasformazione del consumo audiovisivo globale

Sul tema della fiducia nei media digitali è intervenuto anche Mark Harrison, Founder & Chief Content Officer di DPP – Digital Production Partnership, che ha descritto la trasformazione radicale del consumo audiovisivo globale. “Con questo spostamento verso l’online stiamo assistendo, a livello globale, a un progressivo allontanamento dalle news televisive tradizionali e a una crescita enorme dell’utilizzo dei social media e delle piattaforme video digitali”, ha spiegato. Un cambiamento guidato soprattutto dalle nuove generazioni: “I giovani trascorrono già circa sette ore al giorno online, e questo modifica completamente il rapporto delle persone con i contenuti”.

Secondo Harrison, il broadcasting tradizionale appartiene ormai al passato: “Non esiste più nulla che sia semplicemente broadcast”. In questo scenario, il valore competitivo dei media professionali si gioca su tre elementi fondamentali: “rilevanza, affidabilità e valore emotivo”. E proprio la fiducia, in un contesto dominato dall’overload informativo, diventa “un servizio premium”.

Perchè innovare?

A ‘chiudere’ il cerchio è stato l’intervento di Mons. Lucio Adrian Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione, dedicato all’evoluzione del Dicastero per la convergenza dei media digitali della Santa Sede, che ha riportato il dibattito su una dimensione culturale ed etica della tecnologia. “Oggi siamo dentro un ecosistema nel quale alta definizione, streaming, piattaforme digitali, produzioni IP, archivi, dati, intelligenza artificiale e autenticità dei contenuti sono ormai parte di un unico ambiente comunicativo”, ha spiegato.

Da qui la domanda centrale: “Che cosa significa innovare? E soprattutto: a chi serve l’innovazione?”. Per la Chiesa, ha detto Ruiz, “innovare non è mai fine a se stesso e non è una corsa alla novità”. Significa piuttosto “rendere più efficace, più accessibile, più vera, più responsabile e più vicina la comunicazione”, mettendo “la tecnologia al servizio della persona”.

Nel corso della giornata è intervenuto anche Dario Edoardo Viganò, Vice Cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze, con un contributo video dedicato al tema “La memoria come infrastruttura etica e culturale dei media”, mentre la roundtable finale “Oltre la tecnologia: media, fiducia e futuro”, moderata da Benito Manlio Mari, ha riunito rappresentanti dell’industria e partner tecnologici dell’iniziativa. “Vent’anni rappresentano molto più di un anniversario: rappresentano una comunità di competenze, idee e relazioni che ha accompagnato l’evoluzione dei media digitali nel nostro Paese”, ha concluso Tonio Di Stefano, Presidente di HD Forum Italia. “Oggi celebriamo il percorso costruito insieme e guardiamo con responsabilità alle nuove sfide che attendono l’ecosistema della comunicazione”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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