Lavoro: un nuovo patto sociale passa dai manager

Manageritalia Fiaschi

Il Festival del Lavoro 2026, di cui siamo partner da anni, pone una domanda cruciale e non più rinviabile: quali politiche e strumenti servono per costruire un nuovo patto sociale incentrato sulla persona, in un Paese attraversato da rapide transizioni digitali, ecologiche e demografiche? Oggi non basta accompagnare il cambiamento: occorre governarlo. E per farlo servono visione innovativa, responsabilità, rappresentanza e strumenti concreti. Da questo punto di vista, il ruolo dei sindacati non si esaurisce nella difesa, pur necessaria, delle tutele. Deve evolvere nella capacità di costruire condizioni favorevoli al cambiamento, rendendolo sostenibile per le persone e utile alla competitività delle imprese. Questo vale a maggior ragione per il management, che rappresenta lo snodo decisivo tra strategia, innovazione, organizzazione e valorizzazione delle persone.

Il ruolo di chi rappresenta i manager e del loro contratto

È qui che si colloca la missione di Manageritalia: impersonare il sindacato dei manager, chiamati ogni giorno a tradurre le trasformazioni in azione concreta nelle aziende. Un ruolo peculiare, perché i manager non sono una controparte astratta dell’impresa, ma una componente essenziale della sua capacità di evolvere. Rappresentarli significa contribuire a costruire un ecosistema in cui il cambiamento non produca solo efficienza, ma anche qualità del lavoro, inclusione, sviluppo delle competenze e coesione sociale. In questa prospettiva, la contrattazione collettiva è tutt’altro che un residuo del passato. Se è in grado di aggiornarsi, costituisce uno degli strumenti più moderni a disposizione. Il rinnovo del contratto dei dirigenti del terziario, sottoscritto il 5 novembre 2025 da Manageritalia e Confcommercio, con validità 2026–2028, va esattamente in questa direzione. Coinvolge oltre 10mila imprese e 33mila dirigenti e introduce, accanto agli aspetti retributivi, importanti innovazioni su welfare, genitorialità, parità di genere, invecchiamento attivo e sviluppo professionale.

Il ruolo dei manager nelle trasformazioni in atto

Il punto, però, non è solo ciò che il contratto riconosce ai dirigenti, ma ciò che attraverso di loro genera nelle imprese e nel sistema economico. Un contratto che introduce welfare evoluto, politiche attive, formazione continua, work-life balance, e attenzione alla parità e alla longevity, non attribuisce semplicemente vantaggi a una categoria: crea un framework virtuoso che abilita il management a guidare meglio le organizzazioni. Un manager che opera in un contesto contrattuale avanzato è più forte nel promuovere innovazione, gestire persone e competenze, sostenere il cambiamento organizzativo e diffondere modelli di leadership responsabili. Ciò genera effetti che vanno oltre il perimetro della dirigenza: migliore qualità delle decisioni, attrattività dei talenti, solidità e sostenibilità delle trasformazioni. Questo è decisivo in un Paese come l’Italia, caratterizzato da poche grandi imprese e da una vasta prevalenza di Pmi: managerializzazione non significa inserire qualche figura in più, ma diffondere competenze, capacità organizzativa, uso corretto dei dati, governo delle tecnologie e sviluppo delle risorse umane. È una condizione essenziale per aumentare produttività, benessere e, di conseguenza, salari. E non può avvenire senza cornici credibili di tutele adeguate, strumenti di welfare, formazione e accompagnamento al cambiamento.

Il ruolo del welfare per produttività e benessere organizzativo

Per questo il welfare ampliato e generativo, indicato dal Festival tra i pilastri del confronto 2026, è centrale. Non è più un insieme di benefit accessori, ma un’infrastruttura che sostiene la persona nelle diverse fasi della vita, rafforza il benessere organizzativo e rende le imprese più solide. Lo stesso vale per il tema della sicurezza e della qualità dell’occupazione, che oggi si misura anche nella possibilità di crescere, di conciliare vita e lavoro, di non essere esclusi dalle transizioni tecnologiche o anagrafiche. Le misure introdotte nel rinnovo, dalla genitorialità al mentoring intergenerazionale, vanno esattamente in questa direzione.

Sindacato e management alla sfida delle nuove tecnologie

Infine, il terzo pilastro: l’intelligenza artificiale. Anche qui la sfida non è tra entusiasmo sprovveduto e paura paralizzante, ma sta nella capacità di governarne l’impatto su produttività e diritti del lavoro attraverso la costruzione di regole e competenze adeguate. L’AI renderà, infatti, il ruolo dei manager ancora più centrale: non solo per introdurre le nuove tecnologie, ma per decidere come usarle, con quali obiettivi, con quale equilibrio tra efficienza, etica e valorizzazione delle persone. Per questo servono competenze e un sindacato capace di stare al passo con il futuro. Il nuovo patto sociale non nascerà da un singolo provvedimento, ma da alleanze intelligenti tra rappresentanza, contrattazione e capacità manageriale. Nascerà se sapremo mettere la persona al centro senza togliere centralità all’impresa, usando il contratto collettivo non come argine, ma come leva di trasformazione. È questa la visione con cui Manageritalia interpreta il proprio ruolo: mettere il management nelle condizioni di essere protagonista del cambiamento e costruttore di sviluppo sostenibile.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.