Un uso massiccio delle tecnologie digitali nel supportare le attività operative e l’evoluzione della professione, la centralità della comunicazione come leva di posizionamento e acquisizione e l’importanza della formazione come requisito di credibilità e legittimazione professionale. Sono queste le caratteristiche dell’agente immobiliare contemporaneo secondo Bigda, la società di consulenza che offre servizi avanzati di analisi dei dati, analytics e ricerche di mercato attraverso tecnologie di big data e intelligenza artificiale, per CENTURY 21 Italia, la branch italiana del colosso USA del real estate, che ha analizzato il sentiment online relativo al settore immobiliare italiano nel 2025 e nei primi mesi del 2026. La ricerca è stata presentata nell’ambito di One 21 Experience Italia – Il Viaggio del Valore, la tre giorni che riunisce tutta la rete CENTURY 21 Italia.
Oggi in Italia si contano oltre 49mila agenti immobiliari abilitati, con una forte concentrazione nei principali centri urbani:Roma e Milano rappresentano da sole circa il 50% degli agenti presenti nei 20 capoluoghi principali. Dall’analisi emerge inoltre un profilo molto diverso rispetto a quello degli agenti immobiliari di qualche anno fa. Come spiega Marco Tilesi, ceo di CENTURY 21 Italia: “L’analisi evidenzia con chiarezza un cambiamento profondo della professione immobiliare oggi non basta più “restare al passo” con il mercato, perché il mercato cambia più velocemente dei modelli tradizionali. La vera sfida è riuscire ad anticipare i tempi, comprendendo prima degli altri le esigenze, i linguaggi e le aspettative di figure professionali molto diverse rispetto al passato. Accompagnare questa evoluzione significa costruire percorsi che non siano solo formativi, ma realmente agevolanti, capaci di integrare tecnologia, comunicazione e cultura imprenditoriale senza perdere il valore della relazione umana. È qui che si gioca oggi la differenza tra adattarsi al cambiamento e guidarlo”.
Il primo strumento che ha rivoluzionato la figura dell’agente immobiliare è il digitale. La tecnologia è riconosciuta come leva competitiva, ma l’automazione viene accettata solo quando rafforza la qualità e l’affidabilità del servizio, senza compromettere la relazione e la cura percepita. Secondo l’analisi, la tecnologia è la risposta a una criticità legata ai ritardi e ai blocchi relativi alla documentazione incompleta o incoerente ed è quindi utilizzata dal brober per semplificare i flussi di lavoro, ridurre le attività ripetitive e aumentare la produttività quotidiana. Non solo. È utilizzata anche come ausilio per far “comprendere” l’immobile prima della visita, riducendo ambiguità, aumentando la fiducia e qualificando meglio i lead. Il contenuto immersivo non è semplice marketing, ma uno strumento di pre-qualifica: grazie a strumenti come i virtual tour, si riducono le visite inefficaci e si sposta la trattativa su un terreno più informato, con effetti concreti su tempi e qualità dei contatti. Un focus a parte è dedicato all’intelligenza artificiale. L’IA nel real estate è di fatto un’infrastruttura operativa che sostiene l’intero ciclo commerciale e ha a che fare con l’organizzazione del flusso di lavoro. In questo senso, oltre a essere uno strumento interno, è un vero e proprio canale di acquisizione clienti: il passaggio chiave, cioè, va dalla semplice presenza digitale alla riconoscibilità algoritmica. L’agente non deve solo essere competente, ma anche “leggibile” e suggerito dai sistemi digitali.
La comunicazione digitale emerge oggi come elemento strutturale dell’identità professionale: non più attività accessoria, ma leva di posizionamento e acquisizione. L’agente è chiamato a presidiare i canali online, a produrre contenuti e a mantenere continuità informativa, sia per acquisire domanda sia per rafforzare fiducia e reputazione. La visibilità oggi dipende da una presenza riconoscibile e coerente nel tempo, non solo dal territorio o dal passaparola. Così l’agente immobiliare 2.0 costruisce la sua reputazione che diventa una leva misurabile della performance: recensioni, continuità editoriale e capacità di essere riconosciuti come riferimento locale sono fattori che anticipano l’acquisizione. Sul piano operativo, emergono contenuti educational come strumento di acquisizione indiretta, l’integrazione tra formati long per costruire autorevolezza e short video per ampliare reach e frequenza, ma anche una comunicazione orientata a ridurre incertezza e aumentare fiducia. Non è un caso che tra canali più presidiati dagli agenti immobiliari ci sia oggi Yotube, considerato uno spazio di divulgazione e posizionamento professionale.
Secondo l’analisi di Bigda per CENTURY 21 Italia, l’aggiornamento continuo non è più un optional. Rispetto a prima, infatti, si osserva una crescente attenzione verso percorsi formativi avanzati: programmi strutturati di crescita professionale orientati allo sviluppo nel medio-lungo periodo. La formazione viene interpretata come leva di crescita imprenditoriale, non solo commerciale. Non è più vista esclusivamente come strumento per “vendere di più”, ma come percorso per evolvere in consulenze a 360°, con mentalità imprenditoriale e capacità di costruire valore nel tempo. Gli standard sono più elevati: maggiore attenzione a norme, aggiornamento continuo, digitalizzazione e gestione di nuove complessità regolatorie. Cresce anche il tema della tutela della professione: la formazione diventa requisito di credibilità e legittimazione professionale con particolare attenzione al tema dell’abilitazione e alla tutela della categoria. L’agente non è più solo intermediario, ma un professionista che governa decisioni economiche rilevanti: viene percepito come guida competente in un percorso tecnico e rischioso, capace di anticipare criticità, massimizzare il valore, gestire trattative complesse e prevenire errori economici.
Infine, negli ultimi anni, il modello dell’agenzia autosufficiente ha lasciato spazio a una logica di rete in cui la collaborazione tra operatori diventa leva di competitività, non segnale di debolezza. In un mercato più complesso e competitivo, ampliare il bacino di domanda attraverso sistemi MLS (cioè piattaforme condivise da più agenzie immobiliari dove vengono inseriti gli immobili in vendita o affitto) e CRM (software condivisi per gestire contatti, clienti e trattative) aumenta la probabilità di matching tra immobile e acquirente. La tecnologia abilita questa dinamica, ma ciò che emerge con forza è il riconoscimento culturale del modello collaborativo come fattore di crescita strutturale, supportato anche da dati di settore che evidenziano un aumento delle compravendite in collaborazione e una riduzione dei tempi medi, con maggiore fiducia nel modello e nella tutela della professionalità.
