Four Seasons in Puglia, la propaganda pro Pal e le opportunità mancate

resort four seasons puglia

In Puglia il rischio di “colonizzazione israeliana” diventa il pretesto per bloccare investimenti multimilionari. Una regione a elevata vocazione turistica, per molti versi una perla assoluta nel Sud Italia, si ritrova a dover fare i conti non soltanto con certe discutibili pronunce delle Soprintendenze, da sempre depositarie del dogma della immutabilità del paesaggio, ma anche con un’ondata di proteste pro Pal. 

Mogale, la contrada di Ostuni su cui il gruppo alberghiero Four Seasons vuole costruire un complesso alberghiero di fascia alta (49 nuovi fabbricati, tutti con piscina privata, sala ricevimenti e servizi alberghieri in un’area di quasi 9 ettari) è diventato il simbolo di una presunta “colonizzazione” israeliana, innescando rivolte che ricordano quelle in corso in Albania, la cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri”, contro la vendita dell’isola di Sezan a Jared Kushner, genero di Donald Trump e appartenente a un’influente famiglia ebrea trapiantata negli Usa. I più agguerriti sono i Cobas di Ostuni, che se la prendono con gli “interessi finanziari di primissimo piano” che, a detta loro, si celerebbero dietro la sigla Four Seasons. In altre parole, gli imprenditori ai vertici del colosso alberghiero, la holding Omnam del finanziere israeliano Yaniv Medalsy e il fondatore David Zisser, sarebbero intenzionati a colonizzare la regione. Sono loro infatti, nel 2020, ad acquistare, attraverso la società Merletto srl, i terreni destinati al mega resort.

Per i detrattori, oltre alla minaccia contro una “alterazione irreversibile” del sistema rurale costiero (così si legge nel parere sfavorevole della Soprintendenza), ci sarebbe pure la regia di Tel Aviv: le mira israeliane non riguarderebbero soltanto Ostuni, ma anche Tavolara bay in Sardegna e l’iniziativa dell’imprenditrice Orit Lev Maron, tramite l’agenzia Coral 37, a Lecce. Un progetto, poi naufragato, che prevedeva la nascita di una comunità agroturistica autosufficiente. Molto eloquente, in proposito, è lo slogan usato dalla “rete identitaria” Maelstrom: “Resort israeliani in Puglia? No, grazie!”. Come se i capitali avessero un passaporto, e come se essere israeliano fosse una colpa o un’onta da lavare.

Ora, la follia della vicenda di Mogale, che ci auguriamo si risolva presto mettendo da parte il folklore anti israeliano e badando alle enormi opportunità che l’investimento di Fours Seasons sprigionerebbe a beneficio dell’intero territorio, è soltanto l’ultimo tassello di un mosaico ben più ampio. Che dire delle traversie che hanno di fatto impedito l’apertura del Twiga di Flavio Briatore a Otranto e poi a Savelletri? Da poco più di un mese è sbarcato, proprio a Savelletri, il marchio “Crazy pizza”, del medesimo imprenditore, ma è comunque un risultato parziale rispetto alle opportunità mancate in una regione che potrebbe essere la California d’Italia. Non si capisce perché un imprenditore come Briatore, che ha fatto dell’industria dell’intrattenimento e dell’hospitality di lusso il proprio marchio di fabbrica, possa investire e creare locali di successo in tutto il mondo fuorché in Puglia. Tra burocrazia, Soprintendenze, Tar e movimenti nimby, il turismo di fascia alta sembra destinato a essere osteggiato in tutti i modi, ma quando hai bellezze paesaggistiche che attraggono star di caratura mondiale (pensate ai compleanni di Madonna e ai matrimoni indiani a Borgo Egnazia, sempre in Puglia), dovresti concentrare tutte le energie per attrarre maggiori investimenti e massimizzare la qualità dei servizi. Il “turismo delle ciabatte”, come si dice in gergo, quello di chi arriva con i panini da casa e compie incursioni mordi e fuggi, non va certo impedito ma non è una leva di crescita economica per il territorio, non lascia risorse a chi vive in quel pezzo di costa, non alimenta un indotto fatto anche di maestranze e artigianalità locali, non crea posti di lavoro. Che poi alle solite storture – quelle lamentate da Briatore, per intenderci – si aggiunga la propaganda anti israeliana e pro Pal è soltanto un segno della decadenza dei tempi che viviamo. Perché questi signori non fanno l’esame del passaporto ai capitali arabi o russi che per anni hanno investito in Sardegna, in Toscana e in molte altre zone d’Italia? Il pregiudizio contro Israele è ributtante. Ci auguriamo che Four Seasons non cambi idea, perché poi le spiagge pugliesi sono bellissime ma non esiste soltanto l’Italia nel mondo. A forza di essere maltrattati, offesi e persino boicottati, gli investitori esteri possono anche decidere di girare i tacchi e guardare altrove. Chi pagherebbe per una simile perdita?

Poste Italiane Dic 25

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