Il limite resta la fragilità dei qubit, scalarli senza far esplodere gli errori è la sfida che ha confinato questa tecnologia in laboratorio.
Il Quantum Computing è stato a lungo considerato una promessa. Il 2026 sta vedendo progressi di rilievo su diversi fronti: dalla tecnologia all’interesse geopolitico, fino alle prime applicazioni industriali.
I computer tradizionali ragionano in bit (0-1). I computer quantistici lavorano con i qubit, che possono valere 0 e 1 simultaneamente: come esplorare un labirinto percorrendone tutti i corridoi insieme invece che uno alla volta. Su problemi complessi, significa risolvere in ore ciò che richiederebbe millenni. Esistono due paradigmi: i computer ‘gate-based’ (Ibm, Google, IaonQ), universali ma fragilissimi, e i quantum annealer (D-Wave), specializzati nell’ottimizzazione, più scalabili ma non universali.
Il limite resta la fragilità dei qubit: una vibrazione, un’onda elettromagnetica o uno sbalzo termico li fa ‘decoerire’, introducendo errori a cascata. Per questo le macchine vanno raffreddate vicino allo zero assoluto. Scalare i qubit senza far esplodere gli errori è la sfida che ha confinato la tecnologia in laboratorio per quarant’anni.
Il confine sta diventando sottile. Negli Usa si muovono le big tech. Ibm prevede il quantum advantage entro fine 2026 ed il primo computer fault-tolerant (Starling) entro il 2029. Google ha già rivendicato a ottobre 2025 il primo ‘quantum advantage verificabile’ su hardware: il chip Willow da 105 qubit, con l’algoritmo Quantum Echoes, ha eseguito in due ore un calcolo che i migliori supercomputer tradizionali possono svolgere in 18 mesi. Microsoft e Atom Computing lavorano a ‘Magne’, la prima macchina commerciale basata su qubit logici con correzione degli errori.
La Cina rilancia con 15 miliardi di dollari di investimenti pubblici e sistemi come Tianyan-504 e Zuchongzhi 3.2.
L’industria freme. Roche (con Quantinuum), Boehringer Ingelheim (con Google) e Merck (con Pasqal) simulano interazioni molecolari per accelerare la scoperta di farmaci. Volkswagen ha testato il Quantum Computing sul traffico urbano, Bmw e Airbus lo applicano a logistica e materiali.
In finanza, JPMorgan, Goldman Sachs e Hsbc lavorano su rischio e portafogli. Il quantum promette di affinare anche modelli climatici e design di materiali a basse emissioni. Anche il riflesso in Borsa è percepibile: IonQ, pure player basato su ioni intrappolati, ad aprile 2026 ha messo a segno un +56% in un mese, spinta da un contratto Darpa.
L’Europa, con la Strategia Quantum e il Quantum Act, punta a un ecosistema sovrano. L’Italia è attiva sia con il sito EuroHPC EuroQuantum ComputingS-Italy a Bologna, sia con macchine nazionali come Partenope alla Federico II di Napoli (oggi a 64 qubit) e Lagrange al Politecnico di Torino, primo on demand italiano.
Leonardo, con il supercomputer davinci-1, sviluppa una strategia ibrida quantum-classica per difesa, sicurezza e spazio, ed è partner chiave del progetto Quid (guidato da INRiM) per la rete italiana di comunicazione quantistica. Intesa Sanpaolo ha raggiunto risultati promettenti con un progetto quantum-inspired che anticipa la transizione alla crittografia post-quantistica.
In questo scenario evolutivo, attenzione a tre luoghi comuni:
“Non mi riguarda”. Il Q-day, quando il Quantum Computing renderà obsoleta la crittografia Rsa, è atteso intorno al 2030 (con stime fino al 2035), ma chiunque tratti dati sensibili è già esposto all’harvest now, decrypt later, la prassi di intercettare oggi traffico cifrato per decifrarlo domani. Il NIST ha già pubblicato i primi standard post-quantum e i regolatori iniziano a chiederne l’adozione.
“Il Quantum Computing distruggerà tutto”. Anche il panico è fuorviante. Il vantaggio quantistico vale solo per classi ristrette di problemi e la maggior parte dei software e delle infrastrutture non sarà toccata. La crittografia simmetrica come AES-256 resta solida anche dopo il Q-day. Il futuro non è un reset, ma un ecosistema ibrido quantum-classico.
“Bisogna comprare hardware”. Si può sperimentare costruendo competenze via cloud, con partnership universitarie e figure ibride tra fisica, informatica e business.
Il Quantum Computing sembra uscito dalla fase in cui si poteva ignorare. Cambierà le regole? Sì, ma ad importare è chi sarà pronto quando lo farà.
*Gianluca Salviotti è Associate professor of Practice di information systems e digital transformation presso Sda Bocconi School of Management. Salviotti è cofondatore del laboratorio di ricerca Devo Lab, che studia strategie e strumenti per il governo della trasformazione digitale.
*Leonardo Maria De Rossi è Assistant professor of Practice di leadership, organization and digital technologies presso Sda Bocconi School of Management. De Rossi è coordinatore del filone di attività su Bitcoin e blockchain all’interno di Devo Lab.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)
