Si attendono 157mila fan a Milano per le due serate, domani e sabato, dominate dal concerto di Bad Bunny. Tra tradizione latin e trap, l’idolo di un’intera generazione approda nel capoluogo lombardo nel corso di un tour mondiale iniziato, lo scorso 21 novembre, a Santo Domingo: 57 date e due milioni e mezzo di biglietti venduti. Numeri straordinari per Milano che tuttavia non eguagliano il record dei record segnato da Ultimo nel suo recente concerto romano a Tor Vergata con oltre 250mila presenze (più di Vasco Rossi a Modena nel 2017). L’indotto economico generato dalla serata è stato di circa 90 milioni di euro, di cui oltre due milioni incassati da Roma Capitale attraverso l’imposta di soggiorno versata dal 62 percento degli spettatori provenienti da fuori città.
Sono esperienze diverse, un artista straniero e uno italiano, due generi diversissimi che confermano un trend: la cosiddetta “whycation”. È il turismo esperienziale mosso dalla motivazione di un evento, un festival musicale o cinematografico, una fashion week, una celebrazione identitaria, un’esperienza che non si potrebbe vivere in nessun altro posto. È un fenomeno con importanti impatti economici per il territorio: le persone consumano, alloggiano, comprano, con l’occasione visitano la città, i musei, i ristoranti. Questa forma di turismo a forte valore aggiunto e vocazione esperienzale emergerà anche alla principale fiera mondiale del settore organizzata da Fiera Milano, BIT 2027, in programma per febbraio del prossimo anno. Il turismo degli eventi è guidato dal comparto degli spettacoli dal vivo, che ogni anno muove milioni di persone. Secondo il più recente Rapporto Siae, in Italia si contano oltre 3,3 milioni di spettacoli dal vivo per 253,5 milioni di spettatori, che generano una spesa superiore ai 4 miliardi di euro. A trainare questo ecosistema è la musica, primo sotto-settore in assoluto: pur rappresentando appena il 2% degli spettacoli, i concerti hanno coinvolto 29 milioni di spettatori e generato il 25% della spesa complessiva. Un altro esempio di come la gente si muova per assistere a un evento è dato dal concerto di Taylor Swift a Milano, che ha visto il 77 percento del pubblico provenire da fuori regione (di cui il 30 percento dall’estero) per un impatto economico stimato in 73 milioni di euro.
Bad Bunny, il cui vero nome è Benito Antonio Martínez Ocasio, a soli 34 anni è diventato il re della musica mondiale in streaming, con Taylor Swift si contende il primo posto della classifica Spotify. A differenza della cantante americanissima, star globale del genere folk e country pop, Bad Bunny è fieramente portoricano e ha spostato il centro linguistico dell’universo pop. Niente inglese e niente “spanglish”, Bad Bunny canta esclusivamente in spagnolo, nei testi emergono le radici, il tema dell’emigrazione e il timore che la gentrificazione porti alla cancellazione di una cultura e di un tessuto sociale. Per molti versi, il cantante è diventato anche il simbolo di chi si oppone alle politiche trumpiane in materia di immigrazione. Vedremo come funzionerà lo show milanese in due serate gettonatissime, i biglietti sono andati letteralmente a ruba a prezzi non indifferenti ma le ricadute economiche si preannunciano altrettanto allettanti. È il segreto della “whycation”.

