Padoan passa le consegne al ministro che non c’è

Ha guidato la politica economica dei governi Renzi e Gentiloni. L’ha fatto con  l’obiettivo, sempre dichiarato, di tenere insieme il sostegno alla crescita e l’equilibrio nei conti pubblici. Ha ottenuto risultati che oggi rivendica ma avrebbe voluto il tempo, e forse anche le condizioni politiche, per poter fare di piu’. Pier Carlo Padoan parla da ministro dell’economia uscente, in una fase di difficile transizione verso un nuovo governo che fatica a nascere, nello stallo seguito alle elezioni. E a Bergamo, per il giuramento degli allievi ufficiali dell’Accademia della Guardia di Finanza, è come se volesse passare le consegne al suo successore.

La premessa è che l’Italia “è uscita dalla crisi che l’aveva colpita oltre dieci anni fa, con una politica di bilancio mossa verso un percorso che ha consolidato le finanze pubbliche”. Ora, però, è indispensabile guardare avanti. Servono  “per il futuro, ancora misure d’incentivo per far crescere la produttività, con la conseguente riduzione del debito, oltre al sostegno alla crescita”.

C’è, secondo Padoan, una sola strada percorribile, che è quella di “continuare sui risultati di questo governo”. Il ministro, nel ricordare che vi è “una progressiva riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese, iniziata nel 2013” sottolinea che “la situazione non è più preoccupante come all’inizio della legislatura passata” e che “le riforme approvate continueranno a produrre risultati tangibili nei prossimi anni e mesi”.

La preoccupazione del ministro e’ rivolta al rischio che si possano scegliere strade diverse, assecondando la tentazione di smontare quello che è stato fatto: “non bisogna abbassare la guardia”, ammonisce sollecitando “a continuare ad alimentare la ripresa dei consumi e della domanda interna”. E per farlo “occorre riprendere il cammino delle riforme, che hanno già dato evidenti risultati per l’economia”. Cita il jobs act, la riforma del sistema bancario, quella giudiziaria e della Pa. E poi guarda oltre, magari a quello che avrebbe voluto e non ha potuto fare. “Occorre aggredire l’esclusione sociale, rafforzando misure già introdotte come il reddito di inclusione e introducendone di nuove”. Padoan parla anche della “mancanza di capitale umano e di competenze adeguate” in Italia e delle difficoltà dei giovani “a realizzare le proprie aspettative, professionali e personali”.

Anche in questo caso, parte dall’analisi dei dati per arrivare a formulare quello che sembra un capitolo di un programma di  governo. La disoccupazione giovanile, ricorda, “è in diminuzione ma resta elevata”. Per questo, si rende indispensabile “l’introduzione di misure per rendere la crescita sempre più inclusiva e misurare il processo di formazione del capitale umano, in un cotesto di rapidi cambiamenti tecnologici”.