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Champions League, la più ricca di sempre

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Sarà la più ricca di sempre. Domani a Monte Carlo saranno sorteggiati i gironi (otto) di Champions League – in tv su Sky, con una partita settimanale in chiaro, sulla Rai – caselle che si incrociano fino a dicembre, il primo snodo stagionale per i club che si sono rafforzati per portare la Coppa nella vetrinetta ufficiale, a fine primavera, allo Estadio Metropolitano di Madrid. E non solo per l’intro musicale della Coppa, uno dei momenti più attesi sugli spalti. Da qualche anno la Champions è di gran lunga l’evento sportivo più ricco al mondo. Nella passata edizione il tesoretto complessivo per le società è andato oltre quota 1,3 miliardi di euro, quasi il triplo rispetto alla torta prevista per le nazionali per la Coppa del Mondo in Russia, poco meno del doppio rispetto all’opulento Mondiale di Formula 1. Avanti, con vari canyon di distacco, rispetto a Europei di calcio, World Series di baseball, anche del mediatico Superbowl.

E per non farsi mancare nulla, l’Uefa ha deciso di alzare il tiro: prize money da 1,95 miliardi di euro (la cifra per i club, mentre il montepremi complessivo passa da due a 3,4 miliardi di euro), dopo la modifica al format della passata stagione, con quattro slot sempre liberi per Serie A, Premier League, Liga, Ligue 1, che ha fatto da calamita per attirare le griffe di molte multinazionali (sono otto i main sponsor, Unicredit, Sony Computer Entertainment Europe, MasterCard, PepsiCo., Nissan, Gazprom, Heineken e Adidas). Insomma, un fiume di soldi. Che potrebbe straripare, se davvero la Coppa finisse anche sui social network, con Mark Zuckerberg che vorrebbe trasmetterla per esempio in Brasile, mentre pensa alla Premier League su Facebook per il mercato asiatico. Intanto, il registro cassa delle partecipanti conserva da mesi un largo sorriso con la definizione dell’incasso minimo per ogni club, sulla base del semplice diritto di partecipazione, market pool, ranking storico, la novità di questa edizione.

Tra le italiane, la Juventus ancora prima del fischio d’inizio della prima gara può già contare su 58,4 milioni di euro (27 solo dal ranking storico e pesano le due finali nelle ultime quattro edizioni), il Napoli su quasi 40 (39,5 mln), poco più dell’Inter (38,9 mln), poi la Roma a quasi 36 mln. Senza dimenticare che un successo nel girone di Champions League vale 2,7 milioni di euro, il triplo di un incasso medio in campionato per Juventus, Inter, Napoli, Roma. Ma l’analisi degli incassi da Champions League, tra market pool e premi da rendimento, delle ultime sei stagioni, rivela che la Juventus ha incassato quasi mezzo miliardo di euro (462 mln, in media 77 a stagione, circa 1/3 del monte stipendi bianconero), davanti a Real Madrid (406), poi Paris Saint Germain, Bayern Monaco, Barcellona, con la Roma che chiude la top ten a 210 mln e il Napoli dietro una sessantina di mln. Insomma, cifre che arricchiscono e in alcuni casi diventano la prima voce tra le entrate a bilancio.

Dunque, buona parte della stagione passa per la Champions. Che da tre anni è il giardino di casa del Real Madrid (a quota 12 successi complessivi), al via senza Cristiano Ronaldo, passato alla Juventus – discorso a parte i vantaggi fiscali per la tasca dell’asso portoghese con l’arrivo in Serie A – proprio per sfatare il tabù che dura da 22 anni e che ha portato i bianconeri a investire oltre 200 milioni di euro, tra Cancelo, Emre Can, Perin. Ed è soprattutto per la Champions, con le sue seduzioni e incassi che Aurelio De Laurentiis si è giocato la carta Carlo Ancelotti, tre volte vincitore della Coppa, tra Milan e Real Madrid. E un passo fuori dall’Italia, il Psg dei sceicchi ha offerto due anni di contratto a Gigi Buffon per regalare l’esperienza necessaria, quel pacchetto di partite ad alto livello, per scortare Neymar e Mbappè nei pressi della Coppa, mai passata per Parigi. Mentre il Real Madrid si prepara entro il 31 agosto a piazzare qualche colpo sul mercato per essere competitivo in Champions, l’obiettivo numero uno per Leo Messi, che solo in Coppa potrà rinnovare la sfida per il Pallone d’Oro a Ronaldo. In Inghilterra invece affilano le armi Guardiola, Mourinho, Klopp, Pochettino, centinaia di milioni di euro spesi, per riportare il trofeo in Premier League, che manca da sei anni (successo del Chelsea). Tutti per la Coppa, prestigio, gloria. E tanti, tanti soldi.

WBF

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