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Prodotti a km 0, marchi ad hoc e multe a chi truffa

Marchi ad hoc, istituiti con decreto del ministero dell’Agricoltura, e multe fino a 9.500 euro per chi truffa. La Camera ha dato il primo via libera alla legge per la promozione dei prodotti provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile. Ma quali caratteristiche devono avere per rientrare in queste categorie? La normativa prevede che la definizione ‘chilometro zero o utile’ sia applicabile a prodotti che provengono da luoghi di produzione e di trasformazione della materia prima agricola che abbiano una distanza non superiore a 70 chilometri dal luogo di vendita o dal luogo di consumo nel caso dei servizi di ristorazione. Stesso criterio viene stabilito anche per i prodotti della pesca. Con “filiera corta”, invece, si identificano quei prodotti la cui commercializzazione è caratterizzata dall’assenza di intermediari
commerciali o dalla presenza di un solo intermediario.

La legge prevede una serie di interventi per la promozione. In primis, si stabilisce la possibilità di creare appositi spazi per i mercati pubblici, ma anche all’interno dei supermercati, previa intesa con le associazioni di rappresentanza del commercio e della grande distribuzione. Ma lo strumento pensato con il preciso obiettivo di aiutare il consumatore a destreggiarsi tra le migliaia di offerte è soprattutto la creazione di marchi ad hoc, per identificare sia il chilometro zero che la filiera corta. Insomma, dei veri e propri loghi da esporre nei punti di vendita diretta, nei mercati, negli esercizi commerciali o di ristorazione, ma utilizzabile anche su piattaforme di vendita on line.

Per la prima volta vengono previste delle multe per chi spaccia per chilometro zero prodotti che non ne hanno i requisiti: l’ammenda va da 1.600 a 9.500 euro (sempre che il fatto non costituisca reato). E’ prevista anche una modifica al codice dei contratti pubblici. In pratica, l’utilizzo dei prodotti a chilometro zero o provenienti da
filiera corta, viene considerato, a parità di offerta, criterio di premialità e non più soltanto ‘titolo preferenziale’ come è attualmente previsto.

Il provvedimento, di fatto, punta ad essere una legge quadro in una materia in cui la produzione normativa non manca e si stratifica a livello nazionale, europeo ma anche regionale. Ed è proprio questa una delle critiche sollevate dall’opposizione. Il Pd, in particolare, ha sottolineato come la filosofia della norma “possa addirittura
contrastare con alcuni provvedimenti legislativi regionali, cioè perseguire, per lo stesso obiettivo, modalità diverse”. Inoltre, si prevede che la legge non abbia oneri finanziari per lo Stato. Altro punto che i dem, con il deputato Camillo D’Alessandro, contestano. “Se ci poniamo la grande questione della minore o della scarsa e troppo bassa retribuzione all’agricoltore” è necessario, dichiara, “mettere le risorse affinché un provvedimento di legge abbia la forza di camminare” perché “altrimenti il legislatore nazionale confeziona una norma che non ha la speranza di diventare un fatto”.

 

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