Manovra, Ue ‘sfiducia’ l’Italia. Borghi: non può farlo

L’Ue non può multare l’Italia per qualcosa che non si è ancora verificato, sarebbe “una misura senza precedenti”. “Se la Commissione sanzionerà noi e non chi sforerà il 3% Deficit/Pil questo sarà un ottimo argomento per noi, per chiedere un cambiamento totale alle prossime elezioni europee“. Questo il guanto di sfida lanciato all’Ue dal presidente della Commissione bilancio alla Camera Claudio Borghi (Lega) che definisce le ‘reali-secondo-Bruxelles’ previsioni del deficit italiano rese note ieri, “numeri campati per aria“.

I numeri “non possono per definizione essere reali in quanto proiezioni. Quindi stime, e come per tutte le stime, conta quello che avviene dopo”, spiega Borghi in un’intervista alla Stampa. “In passato – aggiunge – sono stati forniti numeri totalmente avulsi dalla realtà. Il Def 2015 del Pd prevedeva per il 2018 un rapporto Debito/Pil al 127,4%…siamo al 131,8. Parliamo di uno scostamento di quasi 80 miliardi. Direi che ci sono due pesi e due misure, altroché”.

Tra le argomentazioni di Borghi, anche il confronto sul deficit Italia-Francia, sul quale, tuttavia, si sono già ampiamente espressi gli economisti evidenziando la posizione pressoché abissali tra i due Paesi, in termini di debito complessivo. “La Francia, ad esempio – afferma Borghi – negli ultimi dieci anni ha sempre presentato conti pubblici in deficit oltre il 3%, a differenza nostra”. Lo scenario della procedura d’infrazione, “non è uno scenario che ci preoccupa – fa quindi sapere – anche perché, ripeto, se la Commissione sanzionerà noi e non chi sforerà il 3% Deficit/Pil questo sarà un ottimo argomento per noi, per chiedere un cambiamento totale alle prossime elezioni europee”. “Non si è mai vista – dice anche – una procedura di infrazione in base a qualcosa che non si è ancora verificato. Voglio vedere se l’Ue avrà il coraggio di adottare una misura che non avrebbe precedenti“.

Secondo le stime della Commissione Ue del deficit italiano, nel 2018 dall’1,7% previsto in primavera salirebbe a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 “a causa delle misure programmate” come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che “aumenteranno significativamente la spesa”. Nel 2020 sfonderebbe poi il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. La Ue precisa che tale cifra non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia, cioe’ l’aumento dell’Iva, data la “sistematica sterilizzazione”.

Le previsioni Ue infatti tagliano il Pil 2018 da 1,3% a 1,1%, e ritoccano quello 2019 da 1,1% a 1,2%. “Dopo una crescita solida nel 2017 l’economia italiana ha rallentato nella prima meta’ di quest’anno per l’indebolimento dell’export e della produzione industriale. Una ripresa degli export e una maggiore spesa pubblica sosterranno la crescita moderatamente ma l’associato rischio nel deficit, assieme ad interessi più alti e considerevoli rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell’alto debito”, si legge nel testo.

“Le prospettive di crescita sono soggette ad elevata incertezza e ad intensificati rischi al ribasso” e “le misure previste” dall’Italia “potrebbero rivelarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita”, scrive ancora la Commissione Ue nelle nuove stime economiche. La Ue avverte anche sullo spread: “Un aumento prolungato dei tassi d’interesse peggiorerebbe le condizioni del credito delle banche e ridurrebbe ulteriormente la fornitura di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe ridurre gli investimenti privati”.

Secondo gli analisti della Commissione “in alcuni Paesi dell’eurozona altamente indebitati, soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilita’ dei conti pubblici, che in un ambiente di riprezzamento complessivo dei rischi e di un aumento dei costi di rifinanziamento, potrebbe sollevare preoccupazioni di stabilità finanziaria e pesare sull’attività economica”.

Piccata la risposta del ministro dell’Economia, Giovanni Tria che accusa la Ue di “superficialità”.  “Le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano – afferma – sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia”. Per il ministro dell’Economia la stima Ue frutto di una “defaillance tecnica” non “influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano. Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare”.

“L’Italia non è affatto un problema per i Paesi dell’Eurozona e dell’Ue, ma anzi contribuirà alla crescita di tutto il continente. Le riforme strutturali che mettiamo in campo, dalla riforma dei centri per l’impiego alla semplificazione del codice degli appalti, alla riforma del codice e del processo civile insieme al piano investimenti, daranno maggiore impulso alla crescita rispetto a quanto previsto dalla Commissione Ue”. Così Giuseppe Conte in una nota dopo le previsioni europee sui conti pubblici.

Le previsioni Ue “sottovalutano l’impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni. Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani”, ha aggiunto Conte.