11 Dicembre 2018

Cda italiani ‘in ritardo’, mancano donne e programmazione

Alessandro Pulcini

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Il confronto tra Cda italiani e stranieri mostra ancora una certa mancanza di organizzazione da parte delle Spa italiane, anche se la situazione, moderatamente, migliora. Una ‘lentezza’ che va di pari passo con la scarsa presenza di donne nei Consigli d’amministrazione, anche questa una situazione in leggero miglioramento, ma ancora insoddisfacente. L’analisi effettuata nel Board Index di Spencer Stuart porta così a galla le caratteristiche dei board delle prime 100 società quotate in Italia.

Spencer Stuart è leader mondiale nella ricerca ‘della persona giusta al posto giusto’, ovvero in risorse umane e ricerca di manager. Non è un caso, quindi, che il suo rapporto si concentri su quanto alle Spa italiane manchi la cultura di “governance e sostenibilità nel tempo dell’impresa”, come la chiama Chiara Lupo, Consulente della Board Advisory Services practice EMEA di Spencer Stuart. Parliamo, secondo Lupo, dei “due pilastri che stanno alla base dell’attività di un ‘moderno’ Consiglio di amministrazione”. Il 53% dei Cda italiani, invece, un Piano di successione strutturato per i propri Ceo non lo prepara.

In altri Paesi, a vantaggio della stabilità della Spa e della valorizzazione dei manager interni ed eventualmente esterni, il tema della successione naturale del capo azienda viene trattato con largo anticipo. In Italia, secondo Spencer Stuart, il tema sembra essere affrontato ancora in maniera più formale che sostanziale con timidi segnali di maggiore interesse da parte delle aziende. Ma sul 74% di società che ha istituito un Comitato Nomine, solo il 57% dei Comitati ha, fra i suoi compiti, l’esame del Piano di Successione del vertice aziendale.

“La nuova frontiera della governance in Italia”, aggiunge Lupo, “passa attraverso alcuni accorgimenti applicati già a livello internazionale come la possibilità per i Consigli di Amministrazione uscenti di presentare in Assemblea la propria lista, la non contemporanea scadenza del mandato del Consiglio (c.d. staggered board) oltre ad una valorizzazione  in un’ ottica costruttiva dell’autovalutazione annuale del CdA, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di approfondimento come la c.d.Peer Review”.

La presenza delle donne tra i consiglieri esecutivi risulta essere solo il 9% (Svezia 12,5%, Germania 10,4%, Francia 0,3%, Spagna 7,2%, UK 8,4%) anche se la tendenza del totale di donne tra i Consiglieri si attesta a quota 32,3% e quindi ancora in leggero incremento rispetto al  31% del 2016 (Norvegia 45,6%, Svezia 39,1%, UK 27,5%, USA 24%). Ogni Consigliere donna siede in media in 1,13 Consigli di Amministrazione. Nelle prime 100 società quotate c’è almeno una donna in CdA. Tuttavia, nel 77% di queste la rappresentanza non supera il 35%. In particolare, l’81% dei CdA non ha più di 4 donne in Consiglio.

Un’altra differenza tra Italia e estero è poi il numero medio degli incarichi per singolo Consigliere: l’Italia fa registrare una media pari a 3,2 incarichi (Francia 1,3, Spagna 1,1, Svizzera 2, UK 2,2, Usa 2,1). Questo dato appare sensibilmente più elevato rispetto alla media degli incarichi registrati negli altri Paesi anche per quanto riguarda i Presidenti  (3,6).

Dagli highligths del rapporto di Spencer Stuart, si evidenzia anche che la dimensione media del Consiglio di Amministrazione è di circa 11,5 membri (Germania 13,8, Francia 13,7, Spagna 10,9, USA 10,8, Svezia 10,6). Il 50% delle società ha una dimensione compresa tra i 9 e i 11 membri; il 23% fra i 12 e 14 membri, il 20 5 più di 15. I CdA dei settori bancario e assicurativo si confermano i più numerosi (13-15 membri), mentre gli altri settori hanno una dimensione media tra le 10 e le 12 persone. L’età media di tutti i Consiglieri in Italia è di 58 anni (Germania 61, Francia 58,8, Spagna 60,4, UK 59, Usa 62,6). Suddividendo l’età media per carica, quella del Presidente è di 65 anni mentre l’ Amministratore Delegato ha in media 57 anni.

Infine, uno sguardo ai compensi. Per  ciò che concerne i compensi totali dei Presidenti, la media nel corso del 2017 è risultata pari a 903.000 Euro (Francia 627.954 Euro, UK 477.176 Euro, USA 389.540 Euro Germania 291.226 Euro, Spagna 374.845 Euro, Svezia 250.179 Euro, Russia 238.529 Euro). Il solo compenso medio fisso è di 617.000 Euro (- 6,5% vs. 2016). I Presidenti con incarichi esecutivi guadagnano in media molto di più di quanti non hanno incarichi esecutivi. I compensi dei Presidenti non esecutivi dei settori bancario e assicurativo sono più elevati rispetto a quelli di altri settori.

Guardando al peso del compenso fisso nel paymix, per quanto riguarda l’Amministratore Delegato emerge che il compenso fisso medio è pari a poco più della metà (51%) del suo paymix. Oltre il 64% degli Amministratori Delegati del campione ha una retribuzione complessiva al di sopra di 1 milione di Euro. Di questi circa un terzo si attesta nella fascia da 2 milioni. Per quanto riguarda i Consiglieri, il compenso totale medio è di 124.000 Euro all’anno, mentre il compenso medio fisso è di 70.000 (56% del totale). Il compenso medio totale di un Consigliere Non Esecutivo è di 90.000 Euro, quello di un Consigliere Esecutivo di 531.000 Euro (- 15% vs. 2016).

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