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Giorgetti: Carige nazionalizzata ipotesi concreta. Tria: meglio il mercato

La nazionalizzazione di Carige è “una possibilità concreta” secondo il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, convinto che sarà possibile capire la sorte della banca “tra due, tre, quattro, cinque settimane”. Ma, ribatte il ministro dell’Economia Giovanni Tria durante il question time alla Camera, la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato è un’operazione “temporanea”, perché la partecipazione di controllo “deve essere dismessa al termine del periodo di ristrutturazione concesso” alla banca. “La cosiddetta nazionalizzazione sarebbe quindi a termine”, puntualizza. Quanto all’evoluzione di queste settimane, ha aggiunto il titolare di via XX settembre, “una soluzione di mercato sarebbe comunque preferibile”. Al momento “non è possibile stabilire se si materializzerà l’emergenza” tale da richiedere la ricapitalizzazione precauzionale prevista dal decreto approvato lunedì. Quanto al metodo scelto dal governo gialloverde “si dice che il decreto per Carige è analogo all’intervento del 2016. E’ così poiché non è cambiata la cornice” delle regole “dell’Unione europea” ha aggiunto Tria sottolineando che “non sembra appropriato” definirlo un “intervento di salvataggio, così come non lo è stato per Mps” perché della ricapitalizzazione precauzionale “possono beneficiare solo le banche solventi”.

La nazionalizzazione è un’ipotesi non gradita al governatore ligure Giovanni Toti che ha sottolineato di “trovarsi in disaccordo sulla nazionalizzazione degli istituti di credito”. Toti ribadisce: “Continuo a ritenere che economia e Stato siano separati. Carige ha risorse e forze per rialzarsi sulle proprie gambe”. E si oppone alla “furia statalizzatrice del M5S. Credo che Carige abbia le risorse interne e un know-how da offrire a un accordo importante tra istituti di credito per poterla rilanciare anche in un’ ottica di aggregazione e di accordi, anche in accordi con altri”, sottolinea intervenendo a 24Mattino su Radio 24. “Abbiamo visto l’esperienza di Carispezia oggi integrata in Crédit Agricole – ha detto Toti – è una banca sana che è rimasta attiva sul territorio del Levante e della nostra regione con buoni risultati. Se su Carige per necessità momentanee serve un intervento dello Stato ben venga ma che si usi questo problema per nazionalizzare così come si voleva usare il ponte di Genova per nazionalizzare le autostrade, vista la capacità gestionale del Movimento 5 stelle mi spaventa ideologicamente e praticamente”.

Mentre per il commissario di Carige Pietro Modiano la ricapitalizzazione preventiva “non è sul tavolo, non è necessaria”. E prosegue: “Nego che questa sia una ipotesi”, è una ipotesi “teorica, estrema, più che residuale”. Il commissario è convinto che la banca genovese si rialzerà più forte di prima: “Siamo la banca del territorio – afferma – diventeremo la banca ‘esemplare’ del territorio a prescindere dalle prospettive di aggregazione”. E sulla ricapitalizzazione insiste: “Una cosa è il dibattito politico che è in corso”, altro è Carige. “È faticoso per noi considerarci parte di quella storia. Si parla di 3, di 5 miliardi per salvare Carige. Per salvare Carige bastavano i 320 milioni che sono quelli che il Fondo interbancario, nel suo ramo volontario, ha stanziato come obbligazione subordinata. Tutti i problemi che ci assimilano a altri salvataggi miliardari non hanno niente a che fare con la realtà”, conclude.