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4 Febbraio 2019

Imprese e Inps contro il reddito di cittadinanza: è troppo alto

Alessandro Pulcini

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Se lo stipendio medio di un under 30 è di 830 euro netti al mese, forse potrebbe pensare che sia più conveniente non lavorare, per prendere comunque, con il reddito di cittadinanza, solo 50 euro in meno. Da questo assunto parte la considerazione di Confindustria sulla misura fortemente voluta dal M5s, per bocca di Pierangelo Albini, direttore dell’area lavoro e welfare degli industriali, in audizione sul decretone in Commissione Lavoro del Senato. Un’audizione che si è rivelata cartina di tornasole del sentimento delle imprese italiane verso reddito di cittadinanza e Quota 100.

Il timore di Confindustria è che il reddito di cittadinanza “abbia un effetto scoraggiamento” sulla ricerca del lavoro anche alla luce del “livello troppo elevato del beneficio economico”, fino a 780 euro al mese per un single, “considerando che lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese”, ha detto Albini.

Un timore pienamente condiviso dal presidente dell’Inps Tito Boeri per il quale il Rdc “fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo” e questo “spiazza i redditi da lavoro”, afferma spiegando che gli effetti di scoraggiamento al lavoro sono “rilevanti”. Quasi il 45% dei dipendenti privati del Sud ha “redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal Rdc a un individuo che dichiari di avere un reddito uguale a zero”, ricorda Boeri. Secondo l’Inps il 30% dei percettori del Rdc riceverà un trasferimento uguale o superiore a 9.360 euro netti mentre il valore mediano sarà di 6.000 euro.

La platea del Reddito di cittadinanza secondo le stime dell’Inps sarà di 1,2 milioni di nuclei familiari per 2,4 milioni di persone. Comunque il Rdc triplica il numero di nuclei del Rei. Il 50% dei nuclei sarebbero senza redditi e comunque senza redditi da lavoro “tra i quali, sottolinea Boeri, si celano anche gli evasori e i sommersi totali“. Oltre la metà dei nuclei sarebbe costituito da single (644.000).

E proprio Albini di Confindustria si è detto preoccupato anche per il passaggio Rei-reddito di cittadinanza e per il nuovo impegnativo ruolo affidato ai centri per l’impiego. “Nel momento in cui superiamo il Rei che faticosamente era impiantato e introduciamo il reddito di cittadinanza, la preoccupazione è che ci si trovi a non avere uno strumento che avevamo e contemporaneamente non avere ancora il nuovo”. Arrivare a realizzare il reddito di cittadinanza è “molto delicato, l’operazione è abbastanza complicata”, ha insistito, “servono 3 decreti attuativi del Ministero del Lavoro, due piattaforme digitali, l’accordo Stato-Regioni, l’emissione di provvedimenti Inps e Anpal”. In più “l’incontro tra domanda e offerta è stato affidato ai centri per l’impiego, ma la situazione di difficoltà dei centri per l’impiego è abbastanza evidente”.

Poco convinta delle misure del governo gialloverde anche Rete Imprese Italia, “che è per il lavoro di cittadinanza, mentre il reddito di cittadinanza difficilmente potrà contribuire al rilancio dell’occupazione in Italia. Quanto alle risorse per Quota 100 avrebbero giovato di più alla ripresa economica ed occupazionale se destinate alla spesa per investimenti”, ha detto il presidente di Rete Imprese Italia e di Confartigianato Imprese, Giorgio Merletti, durante la sua audizione. Il rischio è che nel tempo prevalga “la componente assistenziale”, soprattutto “se il provvedimento non verrà accompagnato da subito da tutti i provvedimenti amministrativi e dagli investimenti in risorse umane e tecnologia per la realizzazione della finalità primaria”.

“Chiarezza sulle responsabilità e sui tempi di realizzazione sono le due variabili principali che si sono rivelate critiche nelle esperienze già realizzate di politica attiva e costituiscono elementi determinanti se si vuole evitare il boomerang dell’insoddisfazione per il governo di una macchina che si preannuncia complessa e numericamente consistente”, ha sottolineato il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza, nel corso della stessa audizione. “Condizione necessaria per il funzionamento del reddito di cittadinanza – ha aggiunto – è pertanto rappresentata dalla corretta distinzione, sia sotto il profilo delle attività che dei soggetti coinvolti, delle misure volte al superamento della condizione di povertà rispetto a quelle di inclusione lavorativa e di avvicinamento formativo al mercato del lavoro”.

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