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Alitalia, ecco come lo Stato può fare impresa

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Alitalia è l’occasione per lo Stato di dimostrare la propria capacità di “fare impresa”, di essere “efficiente”, di saper “stare sul mercato”. Dopo i fallimenti del passato, lo Stato può finalmente smentire i più scettici, esaltando “contemporaneamente la sua funzione sociale di ammortizzatore e starter economico”. Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto economico internazionale, parla della partita Alitalia, e si augura che in questa occasione non si parli di salvataggio, ma di vision.

Guardare alle prossime generazioni infatti, per Bevilacqua, “vorrebbe dire parlare non di salvataggio (di una compagnia di bandiera che tale non è più da tempo) ma di vision, con il Paese che vuole privilegiare temi come turismo internazionale e trasporto intermodale domestico”. Così, “il denaro pubblico rappresenterebbe non l’ennesimo odioso ‘ripianamento’ ma un investimento strutturale strategico, anche con un ritorno, non più tabù, ad una reale compagnia di bandiera, con manager del trasporto aereo nei ruoli chiave e in un’ottica dove le analisi costi-benefici vedano un rientro di medio-lungo periodo in termini di turismo e commercio internazionale”.

Per Bevilacqua “il problema vero non è decidere se vendere, quale sia la soglia di ’svendita’ o se farla ricontrollare ad un soggetto pubblico. È invece dimostrare che si agisce, a livello di Governo, in maniera differente da un passato che non avendo dimostrato, neanche a livello privatistico, quei risultati auspicati, non ha per niente considerato il valore del nostro trasporto aereo fatto di hub, connessioni intercontinentali turistiche senza scali e di una qualità premium in termini di servizi e partner”.

Bevilacqua auspica “un impegno finanziario (che rappresenterebbe vero investimento) più rilevante per la componente pubblica, anche con raggiungimento di un controllo della Società, nell’ottica di un ‘piano di volo’ che segua il Dna della Compagnia con aumento/rinnovamento della flotta anche cargo”. Una soluzione migliore di modeste “iniezioni di liquidità senza una ben definita roadmap che aprirebbero la strada ad un opportunismo straniero e ad una abrasione di sovranità”.

Bisogna inoltre tenere a mente, secondo il giurista, “che l’interesse nazionale dovrebbe inquadrare il trasporto in maniera ‘integrata’ avendo in considerazione, nelle ipotesi di alleanze, anche il danno che possa derivare a quello ferroviario domestico dell’Alta Velocità, che, surrogato in molti casi di quello aereo, ha a sua volta comportato ingenti investimenti a carico della collettività”.

Per l’esperto “se il governo del cambiamento si attua considerando tutti cittadini come degni di tutela, a volte anche doverosamente sociale”, allora “lo Stato offra garanzie a tutela del livello occupazionale di Alitalia ma, contemporaneamente, non si dimentichi come si è fatto sempre in passato, non solo dei piccoli investitori considerati di serie B, ma anche di tutti i fornitori-creditori, molti dei quali Pmi a rischio di fallimento e licenziamenti ‘silenziosi’: che non siano queste attività produttive, ‘indotto dell’italianità’, ancora una volta figlie di un dio minore, il solito sacrificio ‘accettabile’ dalle istituzioni”.

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