22 Febbraio 2019

Draghi contro il sovranismo: 75% cittadini a favore dell’euro

Alessandro Pulcini

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L’integrazione economica tra Paesi non coincide con una perdità di sovranità. A dimostrarlo ci sono proprio i cittadini europei, che “apprezzano i benefici dell’integrazione economica che l’Unione europea ha prodotto e da anni considerano come il suo maggior successo la libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi, cioè il mercato unico”. Così il Presidente della Bce, Mario Draghi, parla del tema del sovranismo e ne mette in luce le contraddizioni – “in realtà l’Unione europea restituisce ai suoi paesi la sovranità nazionale che avrebbero oggi altrimenti perso” – elenca i pregi del mercato unico – “il 75% dei cittadini è a favore dell’euro” – e non dimentica i suoi difetti.

In un discorso all’Università di Bologna dove ha ricevuto una laurea honoris causa in Giurisprudenza, Draghi ha sottolineato anche che “tra le sfide future che deve affrontare la Ue vi è quella di rispondere alla percezione che manchi di equità: tra paesi e classi sociali. Occorre sentire, prima di tutto, poi agire e spiegare”. D’altronde è calata “dal 57% nel 2007 al 42% di oggi la considerazione che i cittadini europei hanno delle istituzioni dell’Unione”. Un declino parte “di un fenomeno più generale che vede diminuire la fiducia in tutte le istituzioni pubbliche”. Quella “verso i governi e i parlamenti nazionali oggi si attesta appena al 35%”, ha sottolineato Draghi.

Un calo di fiducia che secondo alcuni potrebbe giocare a favore dei movimenti sovranisti in previsione delle elezioni europee, nonostante la stessa Ue sia, secondo Draghi, “la costruzione istituzionale che in molte aree ha permesso agli Stati membri di essere sovrani. È una sovranità condivisa, preferibile a una inesistente. È una sovranità che piace agli Europei”. Le interconnessioni “tecnologiche, finanziarie, commerciali sono così potenti che solo gli Stati più grandi sono indipendenti e sovrani al tempo stesso, e neppure interamente. Per altri Stati nazionali, fra cui i paesi europei, indipendenza e sovranità non coincidono”. Inoltre “la tensione tra i benefici dell’integrazione e i costi associati con la perdita di sovranità nazionale è per molti aspetti e specialmente nel caso dei paesi europei, solo apparente”.

In un mondo globalizzato, poi, “l’Unione europea diviene oggi ancora più rilevante”, ha ricordato Draghi alla platea dell’Università di Bologna. “In un mondo globalizzato tutti i paesi per essere sovrani devono cooperare. E ciò è ancor più necessario per i paesi appartenenti all’Unione europea”, ha spiegato. “La cooperazione, proteggendo gli Stati nazionali dalle pressioni esterne, rende più efficaci le sue politiche interne”. La globalizzazione infatti “aumenta la vulnerabilità dei singoli paesi in molte direzioni: li espone maggiormente ai movimenti finanziari internazionali, a possibili politiche commerciali aggressive da parte di altri Stati e, aumentando la concorrenza, rende più difficile il coordinamento tra paesi nello stabilire regole e standard necessari per il conseguimento al proprio interno degli obiettivi di carattere sociale. Il controllo sulle condizioni economiche interne ne risulta indebolito”, ha spiegato il presidente della Bce.

Porsi al di fuori dell’Ue, quindi, “può sì condurre a maggior indipendenza nelle politiche economiche, ma non necessariamente a una maggiore sovranità. Lo stesso argomento vale per l’appartenenza alla moneta unica”, ha detto il Presidente della Banca centrale europea. “La maggior parte dei paesi, da soli, non potrebbero beneficiare della fatturazione delle loro importazioni nella loro valuta nazionale, il che esaspererebbe gli effetti inflazionistici nel caso di svalutazioni”, ha spiegato Draghi. “Sarebbero inoltre più esposti agli spillover monetari dall’esterno che potrebbero condizionare l’autonomia della politica economica nazionale: primi tra tutti gli spillover della politica monetaria della Bce, come negli ultimi anni è peraltro accaduto alla Danimarca, alla Svezia, alla Svizzera e ai paesi dell’Europa centrale e orientale”.

A sostegno delle sue tesi Draghi parla delle tasse: “il fatto di disporre di poteri di regolamentazione a livello comunitario permette agli Stati membri di esercitare la propria sovranità nelle aree della tassazione, della protezione del consumatore e degli standard del lavoro”. L’Unione europea “dà agli Stati membri la capacità di impedire alle multinazionali di erodere la base imponibile sfruttando loopholes e beneficiando di sussidi”, ha spiegato Draghi. Inoltre, ha aggiunto, “l’Unione europea ha ben maggiori capacità di difendere i consumatori e assicurare loro un equo trattamento all’interno del mercato europeo”. E ciò si è visto, fra l’altro, “quando l’Unione europea ha voluto affermare i propri valori in tema di protezione della privacy, con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. Si è visto anche quando, grazie alle regole europee, le tariffe del roaming sono state drasticamente ridotte per i consumatori”, ha sottolineato Draghi.

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