22 Febbraio 2019

Vodafone, Open Fiber e dividendi: Tim e la strada per la normalità

Alessandro Pulcini

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L’obiettivo di essere una compagnia ‘normale’ che paga i dividendi, le operazioni Open Fiber e Vodafone, i suoi primi 100 giorni da Ad di Tim: sono questi gli argomenti affrontati da Luigi Gubitosi durante la presentazione dei conti e del piano Tim agli analisti. “In una società normale il ceo completa il proprio mandato, insieme al board, ed è capace di pagare dividendo. Quindi questo sarà il nostro obiettivo”, ha detto infatti Gubitosi. “Non sono certo che nell’arco del piano sia possibile raggiungere il livello investment grade, non stiamo quindi pensando di pagarli attualmente ma cercheremo di accelerare il deleverage e l’obiettivo finale è ricominciare a distribuire i dividendi”.

Per quanto riguarda le operazioni allo studio con Open Fiber e Vodafone, l’ad precisa che “non sono assolutamente prese in considerazione nel piano”. Nonostante questo sottolinea che “vorremmo creare qualcosa di molto forte, se possibile una vera combinazione di business con Open Fiber”. Con l’operatore controllato da Enel e Cdp tutte le opzioni sono aperte – con una citazione, Gubitosi ha indicato che “ci sono 50 sfumature di rete”. I tecnici di Tim e Open Fiber intanto sono al lavoro su 4 tavoli tematici: rete, regolatorio, commerciale e finanza. Ancora niente numeri, ma si esplorano tutte le opzioni, inclusa una completa combinazione societaria.

“Il mio stile – ha aggiunto – è muovermi dal basso verso l’alto, cercheremo di capire in che modo si muovono i numeri e da lì partiremo”. Ma Gubitosi non ne ha ancora dato disclosure. In ogni caso Tim “deve fare meno annunci e più execution”. Un esempio, secondo Gubitosi, “è l’accordo con Vodafone realizzato in soli cento giorni”. Cento giorni, quelli con Gubitosi come Ad, durante i quali è stata modificata l’organizzazione aziendale con l’arrivo di nuovi manager ed è stato avviato il tavolo per la potenziale partnership con Open Fiber. Inoltre, ricorda Gubitosi, è stata “ricevuta e accettata un’offerta per Persidera che speriamo di concludere a breve con una vendita”. “La riorganizzazione del business domestico è una priorità, in Brasile abbiamo possibilità di crescere ulteriormente e vogliamo rendere la società più efficiente”, ha aggiunto.

Le parole del leader di Tim arrivano durante una buona prestazione in Borsa, dove il titolo della compagnia sale del 2,12%, successivamente all’approvazione dei conti, chiusi in rosso, e del nuovo piano, che prevedono un’alleanza con Vodafone (+1,2% sulla Borsa di Londra) sul 5G. L’operazione – per ora solo un accordo non vincolante – porterà Vodafone e Tim ad avere la stessa partecipazione nel capitale di Inwit, adesso controllata da Tim al 60%. Il progetto ha messo le ali ad Inwit in Piazza Affari: il titolo sale dell’11,12%. Le due compagnie avranno pari diritti di governance, “senza dover lanciare un’offerta pubblica di acquisto sulle azioni” quotate in Borsa. Allo studio c’è la condivisione della componente attiva della rete 5G e 4G, l’ampliamento della collaborazione passando dagli attuali 10mila siti (circa il 45% del totale delle torri delle due società) a una copertura su base nazionale, fino all’aggregazione delle 22mila torri in Italia (11mila quelle di Vodafone).

Un rilancio per la compagnia di Gubitosi è quanto mai necessario, visti i conti. Il 2018 di Tim si è chiuso in rosso per 1,411 miliardi; pesa inoltre un’ulteriore svalutazione di 590 milioni dopo i 2 miliardi già rilevati a fine settembre. I ricavi sono stati pari a 19,1 miliardi, in tenuta (+0,1%) se non si dovesse fare i conti con la svalutazione del real brasiliano di circa il 20% rispetto all’esercizio 2017. L’ebitda è a 7,7 miliardi (-1%) e l’ebit falciato a 727 milioni (-77,9%) dopo le svalutazioni. La strategia per il 2019-2021, con un gioco di parole, è stata battezzata ‘TIMe to deliver and delever’ e punta a stabilizzare l’ebitda, rilanciare l’Italia e a ridurre il debito a 22 miliardi. Tradotto in numeri significa ricavi da servizi ed Ebitda in leggera riduzione nel 2019 che tornano a crescere dal 2020; un Equity Free Cash Flow cumulato previsto attorno a 3,5 miliardi di euro, da incrementare ulteriormente attraverso azioni non organiche.

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