25 Febbraio 2019

Tim, la guerra continua. Elliott: Vivendi vuole cacciare Gubitosi

Alessandro Pulcini

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Luigi Gubitosi, in soli 100 giorni, avrebbe fatto già meglio del suo predecessore Amos Genish. Nonostante questo, una vittoria di Vivendi in assemblea provocherebbe un nuovo terremoto al vertice di Tim, con la rimozione delle deleghe all’attuale Ceo e il ritorno a quello vecchio, preferito dai francesi. Le tesi sono dei loro acerrimi rivali, gli americani di Elliott: secondo quanto riferiscono ambienti vicini al fondo USA, per Elliott dal documento pubblicato ieri da Vivendi emerge “con grande chiarezza” l’intenzione di rimpiazzare Gubitosi con Genish, riportando in auge il piano DigiTim nonostante – a detta degli americani – l’attuale ceo abbia fatto in 100 giorni più di quanto Genish in un anno.

Nel documento di Vivendi, viene fatto notare, non si parla esplicitamente di avvicendamenti alla guida di Tim. Ma si tratterebbe solo di ‘tattica’, per non allontanare il voto dei grandi fondi di investimento, che non vedrebbero di buon occhio una nuova dose di instabilità al vertice. Proprio ora, tra l’altro, che Tim, secondo Elliott, ha imboccato la strada giusta, con azioni concrete ed un piano supportato da tutti i consiglieri indipendenti e sul quale si sono astenuti solo Genish e Arnaud de Puyfontaine.

Il documento è disseminato di attacchi all’attuale gestione da cui trapela “con evidenza” – riferisce chi è vicino a Elliott – l’intenzione di silurare Gubitosi. A pagina 5, con riferimento al profit warning, si parla di “inadeguatezza nell’ambito della gestione operativa e finanziaria”, a pagina 8 si sottolinea come l’annuncio della revisione dei target a “una settimana dall’emissione di un bond abbia allontanato gli investitori, che stanno perdendo fiducia in Tim”, a pagina 10 si evidenzia come “il piano strategico triennale presentato dal precedente organo amministrativo a marzo 2018 ha ottenuto un ampio sostegno da parte del mercato”. A pagina 36 le critiche a Gubitosi sono veicolate attraverso il commento di un analista secondo cui “l’opaca prospettiva per il 2019 suggerisce che è probabile che le cattive notizie continueranno dato che la società sembra allo sbando e alla deriva, in acque turbolente” mentre Gubitosi “sta facendo di tutto per mortificare le ambizioni del suo predecessore di migliorare l’EBITDA domestico”. A pagina 39 Vivendi evidenzia come la nomina di Gubitosi si avvenuta “senza rispettare le regole contenute nel piano di successione adottato dalla società”, quasi a ‘bollinarne’ l’illegittimità.

Nonostante gli atacchi però Vivendi ha finalmente capito che le proposte di Elliott per Tim sono “sensate” – anche se in quest’ultima tesi da parte degli americani sembra di poter leggere un velo d’ironia. Secondo quanto si afferma in ambienti vicini al fondo Usa, un altro passaggio del documento di Vivendi ha infatti colpito l’attenzione di Elliott. In questo passaggio il socio francese di Tim afferma che “sosterrà qualsiasi proposta che si riveli nel miglior interesse a lungo termine” di soci e stakeholder “inclusi modelli di business alternativi di rete fissa, iniziative di riduzione del debito, potenziale vendita di asset non strategici, semplificazione della struttura del capitale e distribuzione di dividendi”. Si tratta di iniziative, viene sottolineato dalle parti di Elliot, che ricalcano l’ossatura del progetto “Transforming Tim” contenente le proposte del fondo americano per rilanciare Tim e restituire valore alle sue azioni in Borsa.

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