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La guerra di Tim, la reazione di Elliott: con Vivendi si torna indietro

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La resa dei conti del 29 marzo è sempre più vicina, e Elliott e Vivendi si giocano le ultime carte, una dopo l’altra. L’ultima mano è del fondo americano, che per attaccare i rivali francesi usa i contenuti del sito internet www.time-for-tim.com. Nella presentazione consultabile o scaricabile dal sito si legge che i soci Tim si troveranno “di fronte una scelta tra la stabilità e il continuo recupero di valore per la società – ovviamente, la scelta di Elliott – o il ritorno della cattiva gestione di Vivendi con le sue promesse non mantenute, la distruzione di valore e il disprezzo per le regole di buona governance”.

Per capire meglio gli attacchi del fondo fiduciario, un resoconto sulle armi a disposizione dei contendenti:

  • Vivendi conta sul peso societario (primo azionista di Tim con il 24%) e da ultimo si è giocata la carta del collegio sindacale di Telecom, che ha criticato il presidente Fulvio Conti (nominato da Elliott), perché non avrebbe fornito le stesse informazioni a tutti i consiglieri, preferendo quelli di Elliott. Vivendi ha colto l’occasione al volo parlando di un ‘Cda ombra’ creato da Elliott, e chiedendo con forza il ritorno a un Consiglio di amministrazione più equilibrato. Inoltre, i francesi ritengono Elliott responsabile del crollo del 35% delle azioni della compagnia di Tlc.
  • Elliott ha il 9,50% delle azioni, ma ha conquistato la maggioranza nell’ultima assemblea: dalla sua ha anche Cassa Depositi e prestiti, che avrebbe deciso di salire al 10% delle quote in tempo per l’assemblea (ora è all’8,7%), una mossa che rivelerebbe secondo alcuni la spinta dello Stato italiano verso l’unione delle reti con Open Fiber. Oltre al possibile appoggio istituzionale, gli americani avrebbero dalla loro anche il 3,01% del Canada Pension Plan Fund.

Prima di Elliott, alle accuse di Vivendi ha risposto il presidente Fulvio Conti, in un’intervista a Repubblica: “sono il presidente di tutti” e “respingo con fierezza e cognizione di causa” le accuse, ha detto, spiegando come la rimozione del 13 novembre dell’ex Ad Amos Genish sia stata presa in maniera collegiale, nonostante per errore prima di quella assemblea fosse stato distribuito un ‘memo’ ai consiglieri di Elliott. Un ‘memo’, ha precisato Conti, “richiesto per istruire ai fini di legge il consiglio del 13”: la decisione del cda, quindi, “è maturata su fatti da me presentati a tutto il consiglio, e non su nuove informazioni scambiate in modo asimmetrico”.

Tornando agli attacchi sul sito ‘Time for Tim’, Elliott crede che “non sia possibile sostenere i candidati proposti da Vivendi, che non sono autenticamente indipendenti, e che un voto in loro favore semplicemente riconsegnerebbe il controllo a un Gruppo che si caratterizza per dimostrati conflitti di interessi, operazioni con parti correlate e una lunga storia di distruzione di valore per gli azionisti di Tim”. Una chiara intenzione di voto inviata della delibera sulla revoca dei consiglieri chiesta da Vivendi; sono stati diffusi anche i nomi: per i francesi bisogna mandare via, oltre a Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti De Ponti. A sostituirli Franco Bernabè, Rob van der Valk, Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola e Francesco Vatalaro.

Secondo Elliott “è il momento di dare a Tim e al suo cda stabilità e spazio di manovra per portare avanti la sua strategia, per arrivare a quella riorganizzazione di cui c’è gran bisogno e per arrivare in modo sostenibile alla creazione di valore per gli azionisti. È ora che Tim si lasci alle spalle la dannosa gestione del passato e ribadisca la sua decisione di guardare con fiducia al futuro. È ora che Tim diventi, come afferma il suo nuovo Amministratore Delegato, una società normale”.

Infatti secondo Elliott con Luigi Gubitosi “dopo anni di controllo sotto Vivendi si sta svoltando l’angolo e sotto un nuovo ceo, Tim sta riguadagnando la credibilità perduta”. Questo, sottolinea il fondo americano, nonostante Vivendi abbia “lanciato un’incessante serie di aggressivi attacchi nei confronti della società, del consiglio e degli altri stakeholder. Nel fare questo, Vivendi sta pregiudicando le possibilità che il nuovo management possa ricondurre la società sui binari della stabilità e della normalità”.

Gli americani ci vanno poi giù pesante anche con Vincent Bolloré. I francesi, ribadisce il fondo, si sono “rifiutati di intrattenere con Elliott un dialogo costruttivo, si è opposta lo scorso anno alla giustificata revoca delle deleghe all’ad Amos Genish e ha ripetutamente minacciato incessanti battaglie assembleari finché non sarebbe riuscita a riguadagnare il controllo della società. Tutto questo è coerente con il consolidato disprezzo per le più elementari regole di corporate governance che caratterizza Vivendi e il suo azionista di controllo Vincent Bolloré”. “Crediamo che Vivendi stia lavorando per portare benefici a Bolloré. Se Tim tornasse sotto il controllo di Vivendi diventerebbe solo un’altra pedina nel suo impero”.

“La scelta è semplice, è chiara” sul voto in assemblea, scrive Elliott e “nessuno vuole un secondo round con Vivendi”. Il fondo americano, presentando le ragioni per cui non bisogna appoggiare la richiesta di revoca e sostituzione dei consiglieri di Tim, passa sotto la lente i cinque candidati proposti dai francesi e solo Francesco Vatalaro si salva, su di lui niente da segnalare. Di Franco Bernabè Elliott ricorda la precedente elezione nel board sotto proposta di Vivendi, Gabriele Galateri di Genola è stato, ricorda Elliott, nel board di Mediobanca insieme a Bolloré; Robert Van Der Valk ha sostenuto Vivendi nella battaglia proxy del 2018 e infine Flavia Mazzarella era consigliere di Fondiaria Sai, “accusata di non aver esercitato le sue funzioni di controllo” mentre “Bolloré fu condannato per manipolazione di mercato”.

Per concludere Elliott punta il dito sulla mancanza di trasparenza “un tema comune per le società di Bolloré” e che in Italia si è tradotto “per anni in violazioni delle regole delle Authority italiane”, elencando il tema della Golden Power, della Legge Gasparri e le diverse indagini Consob. Dopo aver contestato le candidature proposte da Vivendi Elliott dedica un capitolo della sua presentazione all’etica, e in particolare passa in rassegna le vicende giudiziarie che hanno coinvolto Vincent Bolloré.

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