14 Marzo 2019

Venezuela, vicina la resa dei conti tra Presidenti

Fortune

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La luna di miele di Juan Guaidó con il popolo venezuelano sembra finita, travolta dagli ultimi eventi. Il Paese cercava di scavarsi una trincea di normalità quando é arrivata la prima notizia: Maduro cacciava l’Ambasciatore tedesco. Niente di particolarmente forte, era un rito già celebrato con americani, canadesi, colombiani. Un film già visto insomma. Salvo che questa volta era un colpo diretto al Paese più influente dell’Unione Europea. Certo, l’Ambasciatore tedesco non si era risparmiato. Aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco contro il regime in almeno due occasioni. Era andato all’aeroporto ad aspettare Guaidó mettendo a disposizione le sue macchine, protette dalla famigerata targa CD, per portare il Presidente Incaricato in città. Si era pure fatto ritrarre su Twitter a distribuire aiuti alimentari. Insomma si era dato da fare, ma non troppo di più del collega francese tanto per dire. Comunque il film seguiva la solita trama: Maduro lo proclama persona non grata, come si dice in gergo, Guaidó dice che Maduro non ha il potere di dichiarare niente, Berlino ne esce elegantemente e decide di richiamarlo per consultazioni a Berlino. Una formula diplomatica che si applica quando ci sono problemi tra i due Stati (tipo l’Ambasciatore francese in Italia).

Bene, Daniel Kriener si appresta a lasciare il Paese. Gli organizzano un cocktail di saluto lampo, mentre gli esperti iniziano a chiedersi se questo sia il primo passo perché l’Unione Europea decida, come gesto di solidarietà, di richiamare tutti gli Ambasciatori presenti il loco quando arriva il secondo colpo di scena: salta la luce in tutto il Venezuela. Buio, metropolitana ferma, torme di persone che tornano a casa a piedi, circolazione senza semafori in una città che anche quando funzionano si fa fatica a circolare in modo normale. Venerdì si resta al buio. L’Ambasciatore tedesco non riesce a partire perché cancellano tutti i voli. Sabato la luce torna a macchia di leopardo per qualche ora. Domenica lo stesso. Dall’aeroporto partono solo due voli. L’isolamento aereo tuttavia è solo la punta dell’iceberg del disagio del Paese. Si perché in un Paese fondato sul POS (ossia sul pagamento con carta di credito) il black out vuol dire che non si possono fare acquisti di alcun genere. I generatori a gasolio sono una rarità. La precaria catena del freddo è interrotta mettendo in pericolo la conservazione degli alimenti, gli ospedali sono nel caos e soprattutto manca l’acqua e le comunicazioni sono interrotte quasi del tutto, tanto che si vedono file di macchine accostate in punti particolari della città dove i cellulari hanno campo.

Il black out è stato causato da un guasto a una centrale idroelettrica. Questa centrale idroelettrica fornisce, a seconda delle versioni, tra il 60% e il 90% dell’energia del Paese. Apparentemente già sette turbine su otto non funzionavano bene (ma quindi come faceva a produrre?). Giovedì anche l’ottava non ce l´ha fatta. Maduro dice che sono stati gli americani, un attacco cibernetico, dice. L’ha chiamata la Guerra Elettrica Imperiale che sembra tipo il titolo di un film di Guerre Stellari. Cuba ha lanciato l’appello alla proscrizione di tutti i cubani a partire dai 18 anni. La Guerra Elettrica Imperiale è chiaramente il prodromo dell’invasione americana e i cubani sono pronti a mandare la loro gioventù a morire sul suolo venezuelano.

Inizia la danza delle fake news. Su Twitter circolano foto di una turbina totalmente divelta. Sembra un’esplosione. È un aggeggio enorme, chiaramente uscito dalla sua rete di rotazione, che ha sfasciato tutto. In un paio di giorni diventa chiaro che le foto si riferiscono all’impianto di Sayano Sushenskaya, in Russia. Foto di un incidente del 2009. Chi le ha messe in giro spacciandole per vere? Altre notizie agghiaccianti fanno il giro della rete. Tipo che la folla all’areoporto di Caracas si è messa a sparare (proprio sparare) alle hostess e ai piloti di passaggio e che quindi questi hanno proclamato uno sciopero generale impedendo ai voli di partire. La riprende pure El Pais questa notizia, noto quotidiano spagnolo. Anche questa notizia è falsa. Tante famiglie hanno regalato quello che avevano nel frigorifero per evitare che la mancanza di luce lo facesse sprecare. Bello, ma adesso? Dal lunedì mattina la luce torna, ma non l’acqua. Il voltaggio prodotto non è sufficiente a far funzionare ne l’acquedotto ne la metropolitana.

Maduro proclama un prolungamento delle vacanze di carnevale che si protrae tuttora. Da subito i barrios hanno la priorità per gli approvvigionamenti di luce e di acqua. A Petare, la favela dove vivono più di due milioni di persone fuori dal controllo della polizia e dove in molti posseggono un’arma il regime ci pensa due volte prima di render la loro vita peggiore di quella che già è. Poi arriva notizia dei primi colpevoli. Maduro fa tre nomi. Sono i responsabili di questo terribile disservizio: il giornalista Luiz Carlos Diaz, un funzionario della società elettrica statale Corpolec e ovviamente Juan Guaidó, il loro mandante. Il procuratore generale del Venezuela apre un’indagine per sabotaggio. La resa dei conti tra i due Presidenti si avvicina.

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