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Eni, dividendo in crescita. Descalzi: riduzione emissioni una priorità

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La coincidenza tra la presentazione del Piano strategico al 2022 di Eni con la ‘svolta verde’ e le manifestazioni sul clima di oggi è “una coincidenza non voluta” che però “indica che la nostra presentazione è stata battezzata bene con un movimento di giovani”. Lo ha detto l’amministratore delegato Claudio Descalzi presentando le inziative green, vecchie e nuove – come l’eliminazione delle emissioni nette dell’upstream entro il 2030 – di Eni, oltre a commentare i conti del 2018: il bilancio consolidato e il progetto di bilancio di esercizio per il 2018 chiudono rispettivamente con l’utile netto di 4.126 milioni e di 3.173 milioni, confermando i risultati preliminari adjusted. Eni inoltre distribuirà nel 2019 un dividendo di 0,86 euro per azione, in crescita del 3,6% rispetto al 2018. In crescita del 3,5% annuo la produzione fino al 2025.

I conti

L’utile netto reported si ridetermina in 4.126 milioni (4.226 milioni nel preconsuntivo) essenzialmente per il recepimento del risultato di alcune partecipate valutate ad equity pubblicato successivamente. Il Consiglio ha deliberato di proporre all’Assemblea la distribuzione del dividendo di 0,83 euro per azione, di cui 0,42 euro distribuiti in acconto nel settembre 2018. Il dividendo a saldo di 0,411 euro per azione sarà messo in pagamento a partire dal 22 maggio 2019 con stacco cedola il 20 maggio 2019. Il board ha convocato l’assemblea degli azionisti in sede ordinaria per il 14 maggio 2019.

Eni procederà con un riacquisto di azioni per 400 milioni nel 2019, rispolverando il progetto bloccato nel 2015, quando il Gruppo dovette tagliare il dividendo per far fronte al crollo delle quotazioni del greggio. Nell’upstream (le attività di esplorazione, perforazione ed estrazione) il Gruppo prevede un’esplorazione per 2,5 miliardi di barili di olio equivalente di nuove risorse al 2022 e un pareggio dei nuovi progetti con il Brent a 25 dollari per barile. La cassa generata a fine piano sarà di 22 miliardi. Per il quadriennio sono previsti poi investimenti di 33 miliardi, contro i 32 annunciati l’anno scorso, con un impiego di 8 miliardi nel 2019. Quanto al riacquisto di azioni, oltre ai 400 milioni annunciati per l’anno in corso è previsto un acquisto di titoli per ulteriori 400 milioni nel 2020-2022 in caso di Brent a 60/65 dollari al barile, che possono raddoppiare in caso di Brent sopra i 65 dollari al barile.

La svolta green

Parlando della svolta ‘ecologica’ di Eni, Descalzi ha detto che “abbiamo iniziato 5 anni fa parlando della fase green di Eni, che deve trasformarsi per esistere tra 10, 20 o 30 anni”. Dopo aver ricordato la cessione di gas in Africa per “dare energia elettrica a un continente in cui 650 milioni di persone non ce l’hanno”, Descalzi ha sottolineato che “abbiamo rinunciato a un piccolo profitto per creare un valore ed essere credibili”. L’energia verde crea valore anche in termini finanziari con un ritorno degli investimenti “a due cifre, tra il 10 e il 15%” . “L’upstream rende il 24/25% – ha concluso – ma ha un rischio minerario e geopolitico che il verde non ha”.

Degli 8 miliardi di investimenti previsti da Eni per il 2019 “la parte italiana è di 2,3/2,4 miliardi”. L’amministratore delegato ha spiegato che “è una quota stabile”, che “dipende da quello che riusciamo a fare in termini di permessi e di burocrazia” . Sono investimenti – spiega – concentrati su “upstream, raffineria e chimica verde e moltissimo su fonti rinnovabili ed economia circolare” . Descalzi ha citato il polo di Porto Marghera (Venezia) per la raffinazione verde e di Gela (Caltanissetta) in cui si ricava “olio combustibile e acqua per l’agricoltura” dai rifiuti organici.

Eni inoltre punta a raggiungere la “neutralità carbonica nel settore upstream entro il 2030”. Per Descalzi “abbiamo costruito una nuova Eni fondata sull’efficienza – sottolinea – l’integrazione e l’impiego di nuove tecnologie”. “Rafforzeremo e diversificheremo ulteriormente il nostro portafoglio – aggiunge – in bacini a basso costo ma ad alto potenziale, continueremo a perseguire ulteriori opportunità lungo la catena del valore, cresceremo nelle rinnovabili e nei biocarburanti, facendo di Eni una società più profittevole”.

“La decarbonizzazione – ha spiegato Descalzi – è strutturalmente presente in tutta la nostra strategia ed è parte preponderante delle nostre ambizioni per il futuro”. “Affrontare la doppia sfida da un lato di soddisfare i crescenti bisogni di energia e dall’altro di ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi – ha aggiunto – rappresenta una priorità strategia per il nostro Cda”. “Come primo passo – ha indicato – il nostro obiettivo è quello di eliminare le emissioni nette dell’upstream (le attività a monte della raffinazione, ndr) entro il 2030” .

Un obiettivo raggiungibile, secondo il Manager, “aumentando l’efficienza operativa, riducendo quindi al minimo le emissioni dirette di Co2 del business e compensando le emissioni residuali con vasti progetti di forestazione, facendo leva sulla nostra dimensione”. Eni intende procedere con “iniziative di forestazione diretta”, che consentiranno anche di “creare nuovi posti di lavoro” e con un “approccio circolare per massimizzare l’uso dei rifiuti come materie prime e allungare la vita dei siti industriali” . Il tutto facendo leva sull’apporto delle “nuove tecnologie”.

Eni prevede di raggiungere 5 gigawatt di potenza installata derivante da fonti organiche rinnovabili al 2025. Per l’anno in corso l’obiettivo è di 0,2 Gw, per salire a 0,5 Gw nel 2020 e raggiungere quota 1 Gw nel 2021. Il risultato previsto per l’anno successivo, a fine piano, è di 1,6 Gw, con investimenti complessivi previsti per 1,4 miliardi di euro. Degli 1,6 Gw installati a fine piano l’Italia avrà un peso del 17%, l’Asia del 20%, l’Africa del 43% e il resto del mondo il 20%. Complessivamente il fotovoltaico peserà per l’83%, l’eolico per il 15% e il restante 2% tramite l’accumulazione dell’energia prodotta (energy storage).

L’upstream, ossia tutto quello che nel processo produttivo sta a monte della raffinazione è un elemento in cui Eni “continuerà a crescere in modo organico”, ha detto l’Ad, spiegando che ciò avverrà “grazie alla grande quantità di nuovi permessi in bacini ad alto potenziale”. “Puntiamo a realizzare 2,5 miliardi di barili di nuove risorse perforando 140 pozzi esplorativi nei quattro anni”, ha aggiunto. Nella sola esplorazione, indicata come ” driver fondamentale di crescita” Eni prevede di spendere nel 2019-2022 “circa 3,5 miliardi di euro” e si è posta come obiettivo di “scoprire 2,5 miliardi di barili di nuove risorse a un costo unitario inferiore a 2 dollari, perforando circa 40 pozzi all’anno in un’estensione totale di oltre 460 mila chilometri quadrati” .

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