18 Marzo 2019

Flat tax, scontro Lega-M5s sulla stima del Tesoro

Fortune

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Sulla flat tax sono stati fatti “numeri strampalati, 50-60 miliardi di euro, non siamo al Superenalotto. Per la prima fase bastano tra i 12 e i 15 miliardi di euro per un abbattimento fiscale a tante persone”. La dichiarazione del Vicepremier Matteo Salvini di stamattina riassume abbastanza bene la diatriba – con tanto di scontro interno al governo – sulla flat tax. Al centro del contendere le stime del Tesoro, di cui vale la pena riassumere la storia, visto che fanno da base agli attacchi piovuti sulla Lega sia da parte dell’opposizione che dagli alleati di governo dei 5 stelle.

Dalla discussione, comunque, cerca di tenersi lontano il Ministro dell’economia: non c’è “nessuna stima fatta su una riforma che né io né il Mef abbiamo mai ricevuto”, non c’è “nessuna stima del Mef sulle riforme in discussione”, ha detto Giovanni Tria, aggiungendo che “proposte specifiche non sono arrivate all’analisi del Mef. La flat tax è allo studio da luglio su varie possibili ipotesi, quindi non c’è nulla di nuovo”.

L’ipotesi di simulazione del Tesoro

Un’ipotesi di simulazione datata 8 febbraio 2019 fatta al ministero dell’Economia, e rispuntata in ambienti parlamentari, riteneva di 59,3 miliardi il costo della misura proposta dalla Lega, ovvero una flat tax a due aliquote sul reddito familiare.

“La Flat Tax Fase II ha un’incidenza di circa 12 miliardi e si riferisce ad un intervento di riduzione dell’imposta per tutte le famiglie fino a 50mila euro di reddito. In particolare la novità è data dall’introduzione del reddito familiare che attraverso un sistema di deduzioni garantisce la progressività dell’imposta. Lo studio messo a punto è di circa 15 giorni fa”, hanno precisato dal partito di Salvini. Secondo la simulazione effettuata dal tesoro invece ‘la tassa piatta’ riguarderebbe circa 16,4 milioni di famiglie con un vantaggio medio familiare di circa 3600 euro. Due le aliquote previste nella simulazione: il 15% fino a 80mila euro di reddito e del 20% per i redditi eccedenti tale soglia. Del costo totale della misura, il peso della clausola di salvaguardia, secondo il documento, sarebbe di 4,4 miliardi. Nell’ipotesi di simulazione si fa riferimento ad una flat tax che prevede una deduzione di 3mila euro per ciascun componente del nucleo familiare con reddito fino a 35mila euro mentre per i redditi superiori ai 50mila euro all’anno, secondo la simulazione, non sarebbe prevista alcuna deduzione.

Lo scontro politico

Secondo Salvini, “l’ultima cosa da fare è aumentare le tasse, anche se lo chiede l’Europa. Sulle clausole di salvaguardia una riflessione va fatta, noi non abbiamo nessuna intenzione di aumentare l’Iva. Stiamo facendo tutti i conti, siamo convinti che se abbassi le tasse, dal secondo anno lo Stato incassa di più”.

Il primo attacco di giornata al leader della Lega è arrivato dal nuovo segretario del Pd: “la Flat tax é una bufala senza spazi fiscali per sostenerla, l’hanno subito fatto capire a Salvini”. Secondo Nicola Zingaretti, a Circo Massimo su Radio Capital, “serve la progressività delle imposte, non l’illusione che se i ricchi hanno più soldi spendono di più”.

Dopo Zingaretti, sono arrivate le dichiarazioni degli alleati di governo: “la flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere”, ha detto la ministra per il Sud Barbara Lezzi a Radio 24. “Vogliamo rivedere le aliquote fiscali ma il principio costituzionale deve rimanere fermo – aggiunge – La progressività, a mio avviso, non può essere aggirata. Per la Lega non si tratta di 60 miliardi, per il Mef invece sì, e non credo che il Mef si sbagli”.

Va ancora oltre la sottosegretaria al Mef Laura Castelli: sulla flat tax “credo che non si debba continuare a sparare alto con cose irraggiungibili, anche fossero 15 miliardi di riforma dell’Irpef oggi sono insostenibili perciò è necessario riordinare quello che già esiste”. Sul tema fiscale, il Movimento 5 Stelle – prosegue Castelli rispondendo ai giornalisti che in Consob le chiedono se una flat tax sia fattibile – “ha sempre sostenuto una riforma Irpef che riduce il numero degli scaglioni da 5 a 3 e facendolo vogliamo introdurre un coefficiente familiare che oggi viene anche più supportato dal reddito di cittadinanza”. Nel fare questo, ha aggiunto la sottosegretaria al Mef, “è chiaro che da una parte bisogna tener conto delle risorse che si spendono e dall’altra dell’impatto”.

La difesa della Lega

Dalla Lega ha risposto Armando Siri: “io non so se esiste questo studio del Mef, ma se esiste io non l’ho mai visto. Stiamo parlando di un progetto molto diverso dalla fase 2 della Flat Tax che invece abbiamo in mente noi, ovvero il voler applicare fino a 50 mila euro di reddito il 15% di aliquota fissa con le deduzioni che sono inversamente proporzionali al reddito”, ha detto il sottosegretario leghista alle infrastrutture a Radio1. Alla domanda “questa ipotesi di simulazione, datata 8 febbraio, è molto distante da quella che ha indicato nella fase 2?” Siri ha risposto: “quella simulazione prende le mosse dalla flat tax così com’è stata immaginata a regime, ma il nostro è un percorso di legislatura. Quanto costerà? Intorno ai 12 miliardi. Poi naturalmente ci confronteremo con i tecnici del Mef per limare gli scostamenti che ci possono essere, ma nell’ordine di qualche centinaia di milioni su un miliardo, in meno o in più. Ma non certamente sulle cifre di cui ho sentito parlare in questi giorni”.

L’ipotesi di una flat tax per le famiglie, rilanciata in questi giorni, è stata un cavallo di battaglia della campagna elettorale della Lega alle politiche dello scorso anno ed è prevista dal contratto di governo. Il cammino della tassa piatta che si basa sul principio ‘pagare meno per pagare tutti’ è però reso accidentato dagli alti costi del provvedimento. La legge di bilancio di quest’anno prevede così un primo step: l’estensione della flat tax forfait al 15% per i lavoratori autonomi con ricavi fino a 65 mila euro. Dal 2020 forfait del 20% sulla quota eccedente fino a 100.000 euro. La misura attuale, secondo la relazione tecnica alle Legge di Bilancio, costerà il primo anno solo 330 milioni, con un impatto sui soli versamenti Iva ma, dopo un rimbalzo di 1,9 miliardi di costo nel 2020, si attesterà su un impegno per lo Stato pari a 1,4 miliardi. La Flat Tax al 20% tra i 65 e i 100 mila euro per imprenditori e negozianti impegnerà 109 milioni nel 2020, 1,1 miliardi nel 2021 e 856 milioni nel 2022.

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