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Tim, Conti spera nell’assemblea. Ma è ancora scontro

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di Sara Bonifazio – Il presidente Fulvio Conti prova a rendere “più normale” (come chiedeva l’ad Luigi Gubitosi) Tim ma le baruffe tra i soci, Elliott e Vivendi, non si placano. Alla finestra intanto c’è sempre il Governo che su questa partita, con l’obiettivo di dare una spinta all’infrastruttura digitale, ha puntato tanto, mettendo in campo il suo ‘braccio armato’, la Cdp che ha speso 1 miliardo 54 milioni 290 mila e 802 euro per la quota del 9,8% che ha ora in portafoglio, accumulando una minusvalenza teorica di circa 247,6 milioni di euro. E sarebbe plausibile che, a valle dell’assemblea di venerdì, possa chiedere di avere una sua rappresentanza in cda, con il duplice effetto di fare da ‘cuscinetto’ fra i due soci litigiosi.

“Elliott è colpevole di aver diffuso informazioni privilegiate – accusa un portavoce dei francesi dopo che la Corte suprema ha respinto il ricorso di Paul Singer e confermato la multa da 16 milioni per insider trading sul gruppo autostradale Aprr del 2005- Una società con tale disprezzo dei principi base della legge e della governance non è adatta a controllare Tim”. Accusa che il fondo respinge: “l’operazione Aprr è stata lecita”. Ad oggi l’auspicio del presidente, che l’assemblea del 29 marzo “possa costituire lo spartiacque per una nuova fase della vita del Consiglio, dove si riaffermino collegialità e rispetto, nonché fiducia e supporto al management, nel superiore interesse della nostra Tim” sembra vano.

Sul fronte governance prima dell’assemblea non sembra ci saranno sorprese, Conti non si dimetterà e il board gli ha riconfermato la fiducia. Franco Bassanini, presidente di Open Fiber che secondo i rumors poteva rappresentare un compromesso agli occhi dei francesi non sembra essere un’opzione. “Io faccio il presidente di Open Fiber e sono pienamente impegnato nella realizzazione del piano industriale di questa società, che peraltro considero strategico per la crescita e la competitività del paese. Questa è l’unica cosa che posso dire” ha risposto.

La situazione sembra per ora congelata, non così per il piano di Gubitosi che, per quanto riguarda l’integrazione delle torri di Vodafone con Inwit procede e potrebbe realizzarsi prima del previsto, comunque entro l’anno. Il percorso sarà “impegnativo” ricorda un rappresentante di Tim intervenendo all’assemblea della controllata, e alla fine Inwit “cesserà di essere soggetta al controllo solitario di Tim” che oggi ne controlla il 60% ma che in base al memorandum, annunciato il 21 febbraio, prevede “uguale partecipazione nel capitale e pari diritti di governance senza dover lanciare un’opa”.

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