fbpx

Quanto è difficile riciclare la plastica: l’esempio tedesco

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

di Katherine Dunn – Jillian York era convinta di sapere come riciclare. Dopotutto, prima di vivere a San Francisco, aveva trascorso la sua infanzia nel New Hampshire riciclando diligentemente. Ma quando si è trasferita a Berlino nel 2013, si è trovata di fronte a una domanda inaspettata, di cui non conosceva la risposta: dove vanno le bottiglie di vetro?

Occuparsi di carta e plastica era abbastanza semplice: bastava usare gli onnipresenti contenitori colorati dei quartieri tedeschi. Ma non c’era un bidone per le bottiglie. “Si stavano ammucchiando in casa mia”, dice York, che lavora come attivista per la libertà di parola. “Alcuni amici tedeschi sono entrati ​​e hanno detto: ‘hai un problema'”.

La soluzione: portare le bottiglie in un negozio di alimentari nelle vicinanze scambiandole con un piccolo sconto, o lasciare che qualcun altro le ritirarasse e intascasse il denaro. In entrambi i casi i soldi hanno un ruolo fondamentale, un concetto chiave del programma di riciclaggio della Germania, famoso a livello mondiale. A quel punto, York ha comprato il suo cestino per la raccolta differenziata, ha imparato come dividere correttamente gli imballaggi e ha iniziato a portare a casa le bottiglie di plastica quando non trovava cestini per il riciclaggio per strada. La sua assimilazione era completa. “Sono diventata una di loro”, dice.

I tedeschi, come si intuisce a questo punto, prendono il riciclaggio estremamente sul serio. Il paese è in genere il primo al mondo per i tassi di raccolta. L’Austria arriva seconda.

Ironicamente, le bottiglie di vetro di York sono l’ultima delle preoccupazioni della Germania: sono tra gli oggetti più facili da riciclare o riutilizzare. L’imballaggio di plastica spesso utilizzato per contenerle, tuttavia, è un’altra questione.

Il mondo è giustamente diventato ossessionato dalla plastica e dal suo impatto sull’ambiente. Ma mentre le nuove regolamentazioni legate alla plastica fanno passi avanti – l’Unione Europea ha votato per vietare 10 tipi di plastica monouso entro il 2021 – c’è ancora una domanda che blocca anche il miglior riciclatore del mondo: perché così tanti oggetti di plastica riciclati finiscono comunque nell’immondizia?

Il tallone d’Achille

Il riciclaggio moderno, come sappiamo, è decollato con il movimento ambientalista degli anni ’70. Negli anni ’90, la Germania stava introducendo la sua principale legge sugli imballaggi. Avanti veloce ai giorni nostri, e la Germania ricicla quasi il 68% dei rifiuti domestici, secondo i dati del 2017 di Eurostat, l’agenzia di statistica europea. Un confronto impari con i tassi di riciclaggio del 44% per il Regno Unito e del 26% per gli Stati Uniti.

Alcuni esperti attribuiscono il successo della Germania al sistema di deposito per le bottiglie di vetro, altri all’ubiquità del sistema di smistamento. Esistono quote obbligatorie per la quantità di prodotti che devono essere riciclati e i produttori di imballaggi devono pagare per il programma ‘Green dot system’, che copre la raccolta e lo smistamento.

Altri attribuiscono il successo semplicemente agli stessi tedeschi.

“Per me, ce l’hanno nel sangue”, dice Christina Dornack, esperta di gestione dei rifiuti e economia circolare presso la Technische Universität di Dresden. “I tedeschi sono sempre pronti a seguire le regole”, dice.

Ma anche loro lottano con il tallone d’Achille dei rifiuti, il materiale per il quale è stato progettato il divieto di plastica monouso. La Germania raccoglie praticamente tutti i suoi imballaggi in plastica, con lo scopo, poi, di riciclarli. Ma i tassi di riciclaggio effettivi per quegli stessi imballaggi sono di poco superiori al 48%. “Questa è la vera sfida”, afferma Dornack.

Design ed economia

Il problema è che esistono diversi tipi di rifiuti di plastica difficili da riciclare. Di solito finiscono con la spazzatura in discarica, nonostante gli sforzi di riciclo ben intenzionati, secondo l’iniziativa New Plastics Economy della Ellen MacArthur Foundation.

I primi a creare problemi sono i piccoli pezzi di plastica che possono facilmente infilarsi in qualsiasi fessura (ad esempio un pacchetto di salsa). Poi c’è della plastica che ha semplicemente troppo cibo ancora attaccato (un contenitore del fast food). E ancora gli imballaggi fatti di materiali che dovrebbero essere separati prima che possano essere riciclati (come le confezioni di patatine). Infine, ci sono prodotti realizzati con materie plastiche ‘non comuni’: non è che non possano essere riciclati, è solo che non ce ne sono abbastanza per rendere il processo economicamente sostenibile. Inoltre, contaminano tutta l’altra plastica (come i blister di pillole).

Ciò significa che una volta che un comune istituisce un programma per separare e raccogliere i rifiuti, il riciclo delle plastiche si divide in due problemi: il design e l’economia. E la soluzione precedente, inviare tutti quei rifiuti in Cina, non è più un’opzione.

Un sacco di imballaggi sono “praticamente progettati in modo da non poter essere riciclati”, afferma Rob Opsomer, che guida la New Plastics Economy. Ciò potrebbe essere in parte risolto dall’impegno delle aziende nella progettazione di plastica facile da riciclare: più semplice, più sottile, con meno strati di materiali diversi.

Il problema economico, nel frattempo, è duplice: il sistema di riciclaggio stesso deve essere pagato (negli Stati Uniti, molti comuni semplicemente non possono permetterselo); inoltre, e questo è l’enigma affrontato dalla Germania, ogni comune potrebbe produrre più materiale riciclato di quanto le aziende ne vogliano acquistare. Le industrie sono spesso poco attratte dalla plastica riciclata, perché la percepiscono come di qualità inferiore, afferma Dornack. Preferiscono usare la plastica vergine, che è economica, pulita e resistente.

La Germania sta, quindi, cercando di affrontare tutto questo. La soluzione? Più regole, naturalmente.

Una nuova legge sugli imballaggi entrata in vigore il primo gennaio aumenta gli obiettivi di riciclaggio e spinge a ridurre gli sprechi. Entro il 2022, l’obiettivo di riciclaggio per la plastica in generale salirà al 90%, rispetto all’attuale obiettivo del 60%. La nuova legislazione esorta le aziende a utilizzare più materiali riciclabili nei loro prodotti e a progettare un packaging migliore. Mosse che in realtà vanno di pari passo con i divieti di plastica monouso, dicono gli esperti. Una minore quantità di plastica usa e getta significa un sistema di riciclaggio più forte. Le due cose, in effetti, si rafforzano a vicenda.

Il riciclatore tedesco medio si arrabbierebbe molto, se sapesse che gran parte del suo impegno nel sistema di raccolta e smistamento è stato invano, dice York. “Meglio non dirlo troppo in giro”, dice. “Le persone qui si infurierebbero”.

Leggi anche